Il virus lo fate passare voi individualisti, voi egoisti

Dall’inizio dell’epidemia sto mettendo in pratica ogni misura indicata dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità per proteggere ovviamente me stesso dal contagio e per proteggere anche...

Dall’inizio dell’epidemia sto mettendo in pratica ogni misura indicata dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità per proteggere ovviamente me stesso dal contagio e per proteggere anche i miei cari. Ho rinunciato, quindi, alla mia quotidianità come tutti coloro che hanno dovuto farlo e ho provato anche un senso di colpa per non poter fare altro se non starmene in casa a scrivere, come in questo momento, a leggere, guardare qualche film o riposare.

Avrei voluto poter fare altro, essere utile in qualche modo: mantenendo tutte le cautele possibili, certo, ma non essere condannato ad una inattività in quello che io chiamo “il fortino“. Infatti, non percepisco lo stare in casa come una condanna ai domiciliari o come una restrizione: provato a trasformarla, almeno nella produzione di immagini per me stesso, come ad una situazione in cui si sta all’interno di un contesto sicuro, dove il virus non può penetrare se, quando usciamo per fare un po’ di spesa o far fare i bisogni a Bia, adottiamo sempre tutte le misure sanitarie necessarie.

Ogni volta che esco, il che vuol dire una ventina di minuti su 24 ore, scaglionate in due tempi, per portare la mia sorellina pelosa a fare pìpì e pupù, lo faccio con una serie di ritualità persino ossessive, evitando di toccare maniglie, disinfettando l’ascensore, toccandone i pulsanti solo con l’estremità di una chiave e aprendo le maniglie con facendo leva con la stessa chiave. Funziona. Sarà pure una ossessione, un eccesso di prudenza, ma perché non adottarla?

Poi, per strada, devo dire che non incontro quasi mai anima viva, soprattutto dopo le undici della sera. Capita, invece, al pomeriggio di dover fare zig zag per evitare sui marciapiede di incrociarsi vis a vis con altri cittadini. Allo svoltare dell’angolo allargo sempre la direzione del passo per scrutare di non sbattere addosso ad una persona che non si premunisce ossessivamente (ma credo correttamente) come me.

Poi magari accadrà che il più imprudente resti sano e il più prudente e scrupoloso si becchi il virus. Tutto può succedere davanti ad un patogeno sconosciuto che si comporta aerevolmente, che resta sospeso per qualche minuto o ora nell’aria, che cade al suolo comunque.

Mi sono accorto col passare dei giorni, che tutto questo l’ho messo inconsciamente in pratica anche grazie alla mia ipocondria, ma soprattutto riflettendo sulle conseguenze di comportamenti più rilassati, meno prudenziali. Anche a me piacerebbe fare un bel giro in moto. Non posso. Mi piacerebbe andare in libreria, starci un’ora a guardare i testi più diversi, sfogliarli e poi trovare quello che mi accalappia, che mi incuriosisce al punto da acquistarlo. Non posso. Posso chiedere che i libri mi vengano portati a casa, aiutare così i librai a vendere qualcosa. Ma, mi domando, così come nel caso di chi utilizza tanto i riders, è prudente far rischiare al libraio e ai giovani riders un contagio per una voglia mia di lettura o una voglia mia di pizza?

Libri in casa ne ho molti, basta rispolverarne alcuni dagli scaffali e le pizze le ho surgelate. Ed il problema per librerie, ristoranti e riders non posso essere io, io cittadino che mi pongo questo scrupolo ed evito di ordinare: il problema deve essere la copertura economica straordinaria che il governo dovrà fornire a tutte queste categorie di lavoratori che devono essere tutelati. Senza massima o minima tutela. Devono essere tutelati, stop.

Così dovevano essere sospese tutte le attività industriali per almeno venti giorni. Tutte. E se gli altiforni devono andare comunque avanti, basta una squadra di lavoratori che sia messa in sicurezza sotto tutti i punti di vista: di rischi propri del lavoro quotidiano a quelli della salute che si sono aggiunti oggi.

La produzione andava bloccata dieci, quindici giorni fa. A rischiare grosso sono già troppe persone che avranno anche fatto il “giuramento di Ippocrate“, ma che non possono essere mandate allo sbaraglio. Soprattutto se tutto intorno a loro c’è menefreghismo, superficialità e inosservanza delle regole fondamentali per evitare il contatto sociale.

Quando si parla di “contatto sociale” sarebbe bene che il governo spiegasse che il concetto comprende anche il contatto a due e non esclusivamente dalle tre persone in su.

I fidanzatini milanesi che si davano la mano, intervistati da Gaia Tortora su La7, e che, sorridendo, si sono allontanati dicendo che “le coppie non si separano“, hanno dato davvero uno schiaffo a tutti quei lavoratori della sanità e a tutto il personale paramedico che lavora quattordici ore al giorno per far vivere il numero maggiore di persone in uno stato di criticità avanzata, di iperinfiammazione che conduce alla letalità.

Esistono poi veri e propri casi, si spera unici, di cattiveria molesta: entrare in un supermercato con la mascherina, stare nel reparto frutta, togliersi un attimo la mascherina e farsi un video per Instagram mentre si sputa sugli alimenti. Vera e propria cretineria. A questa non c’è gran rimedio, nessun richiamo al buon senso può valere per chi è costituzionalmente idiota: in questi casi sono solo le misure penali che devono essere applicate severamente.

Il confine tra responsabilità individuale e tutela collettiva della salute pubblica dipende esclusivamente dalla prima e non è una conseguenza della seconda: soltanto la garanzia del fatto che ognuno di noi faccia quanto deve per evitare che l’epidemia si espanda, che contagi non solo chi ci è caro ma chiunque altro, è il primo mattone su cui può poggiare lo sforzo titanico di quanto resta di un sistema sanitario pur efficiente.

Non è il momento ora di polemizzare, ma qualcuno voglia dar ragione a noi comunisti davanti all’oggettività che riguarda due questioni fondamentali per la formazione civica e sociale e per la protezione di tutti i cittadini da qualunque pericolo per la loro salute: la riformulazione del Titolo V della Costituzione è stata un grave errore e così lo sono state tutte quelle politiche che hanno smantellato lo stato-sociale in Italia, per prime quelle che hanno regalato grandi vantaggi al privato e depredato il pubblico sostenendo che le privatizzazioni erano espansione delle risorse e non solo accumulazioni di profitti.

Come era ovvio che fosse, visto che si tratta di dati economici verificabili, i profitti sono volati alle stelle per una sanità privata, a tutto discapito del sistema sanitario nazionale pubblico, e ora questo comparto deve mettersi al servizio del bene comune. Lo prevede la Costituzione stessa in due articoli:

Articolo 42, comma terzo: “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale.

Articolo 43: “A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ed enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.“.

Oggi tutti i partiti e le forze politiche che hanno promosso le peggiori politiche di privatizzazione dei settori essenziali per il bene comune concordano nell’affermare, davanti alla eccezionalità del momento, che sarebbe stato meglio rinforzare il servizio sanitario della Repubblica. Ma per farlo avrebbero dovuto trent’anni fa non vantarsi di fare politiche di sinistra mentre facevano gli interessi dei grandi speculatori della e sulla sanità e sulla salute di tutti i cittadini.

Ma questi conti, se il popolo italiano uscirà più consapevole dall’epidemia in corso, saranno regolati con un ritorno pieno alla democrazia, quindi tramite le lotte sociali e la loro rappresentanza in Parlamento: magari da una nuova presenza di comuniste e comunisti che si battano in questo senso.

Al momento, continuiamo ad osservare tutte le norme sanitarie che il Ministero della Salute ci indica: sono, insieme al “fortino” casalingo, l’unica possibilità che abbiamo per tenere lontano dal nostro e dai corpi di tutte e tutti il virus. Perché annunci di sperimentazioni di vaccini e cure ve ne sono molti, ma al momento nessuno di noi è immune dal contagio. Questo soprattutto a causa dell’irresponsabilità del singolo nei confronti della collettività.

In fondo, se ci pensate bene, si tratta sempre e soltanto di egoismo: l’individualismo privatistico in economia sta al comportamento individuale e sprezzante all’epoca del Covid-19, così come il privilegiare un ritorno al pubblico nei settori strategici della società sta alla protezione sociale nei confronti del virus.

Stiamo a casa, nei nostri piccoli castelli. Senza isolarci troppo. Esistono mille mezzi di comunicazione moderna per mantenere un livello di interazione quanto meno sufficiente. Non siamo soli. Siamo solo separati. E non per sempre. E poi si sono sempre, per chi li ha, i nostri amici animali a farci compagnia: loro sono gli unici che possiamo abbracciare e baciare. Loro non ci possono contagiare e noi non rischiamo di contagiare loro.

Non abbandonateli mai. Nemmeno in questo momento. Se volete loro davvero bene, fate come fareste per una persona cara: continuate ad amarli e date e prendete tutto quell’affetto che reciprocamente ci si riesce a scambiare con una empatia unica che, forse, un giorno anche gli esseri umani riusciranno a percepire e trasmettersi.

MARCO SFERINI

19 marzo 2020

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