La firma del contratto della cooperazione come buon auspicio per lo sciopero di oggi contro Federdistribuzione, inedito alla vigilia di pasqua.

Il settore della grande distribuzione organizzata e le grandi catene dell’abbigliamento nell’ultimo decennio è stato la cartina di tornasole della deregulation e della precarietà imperante. Le cassiere e le commesse sono le categoria che hanno subito maggiormente il boom del part time involontario e allo stesso tempo condizioni salariali e lavorative assolutamente penalizzanti tramite l’uso smodato degli straordinari, quasi sempre non riconosciuti, e imposizione del lavoro nei giorni festivi.

Dal lato delle imprese, la rappresentanza si è sbriciolata con la nascita di varie sigle che hanno moltiplicato i contratti puntando sul dumping per risparmiare sul costo del lavoro.

La nascita di Federdistribuzione – associazione a cui oggi aderiscono grandi multinazionali, come Zara e Ikea, e le catene della Gdo Esselunga, Carrefour, Lidl e Panorama per un totale di oltre 240 mila dipendenti – nel 2005 e che dal 2011 ha lasciato Confcommercio ne è il simbolo il cui strumento principale è il contratto della Distribuzione Moderna: «l’inizio di una nuova e sfidante fase», scrisse Federdistribuzione nel 2013.

Per arrivare alla firma del contratto servirono cinque anni: arrivò il 19 dicembre 2018, oltre 45 mesi – quasi quattro anni – dopo quella di Confcommercio (che ha rinnovato nuovamente il contratto una settimana fa con soddisfazione dei sindacati). «Il ritardo si tradusse in una perdita secca per le lavoratrici ed i lavoratori dell’ordine di svariate migliaia di euro nell’arco di vigenza contrattuale rispetto ai loro colleghi che, pur svolgendo le stesse mansioni ed operando nel medesimo ambito settoriale, si videro corrispondere trattamenti economici più significativi».

L’infinita trattativa per il rinnovo di questo contratto si è interrotta giovedì con la proclamazione dello sciopero di oggi da parte dei sindacati confederali Filcams Cgil, Uiltucs, Fisascat Cisl con presidi in tutta Italia.

«Le lavoratrici e i lavoratori attendono il rinnovo dal 2019 e ricevono salari fermi all’ormai lontano 2016 – spiega Fabrizio Russo, segretario generale Filcams Cgil – con salari anacronistici e datati. Irresponsabile è l’ulteriore sottrazione di diritti a lavoratrici e lavoratori che vivono da tempo in esasperanti condizioni di disagio. Non c’è alcuna considerazione delle loro vite e sofferenze».

Nonostante i soli tre giorni di preannuncio, i sindacati si attendono una grande adesione per oggi: il numero dei presidi in quasi tutti i capoluoghi conferma come le lavoratrici siano convinte della protesta.

Proprio ieri è arrivato un altro segnale importante. Se Federdistribuzione ha tentato di addossare la colpa della rottura delle trattative ai sindacati, le coop hanno invece trovato l’accordo. L’intesa sul nuovo contratto nazionale della Distribuzione Cooperativa atteso da più di 4 anni dagli oltre 60mila lavoratrici e lavoratori dipendenti è stato sottoscritto da Ancc-Coop, Confcooperative consumo e utenza, Agci Agrital settore consumo con i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, con vigenza fino al 31 marzo 2027.

La trattativa era stata riavviata negli ultimi mesi dopo la grande mobilitazione dello sciopero del 22 dicembre. Sulla parte economica l’intesa prevede un aumento a regime di 240 euro al 4° livello per una massa salariale complessiva di 7.190 euro nell’arco della vigenza. La prima tranche di 70 euro sarà erogata ad aprile assieme a 200 euro dell’ulteriore Una Tantum, a regime nel 2025, per complessivi 350 euro. Incrementata anche l’indennità annua della clausola elastica del part-time, che passa da 120 annui a 155 euro.

Sulla parte normativa, oltre alle facilitazioni alle neo mamme per primo anno di vita del figlio e l’aumento dei permessi per paternità, va sottolineata la regolamentazione del franchising che impegna le cooperative a vincolare i franchisee ad applicare i contratti nazionali sottoscritti dai confederali e a vigilare sul rispetto delle norme di legge. È stata inoltre migliorata la normativa dedicata alle piccole cooperative portando a 20 ore il part time minimo e aggiungendo 12 ore di permesso retribuito.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

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