Siate vegani, non teste di avocado

Bisogna cercare di non cadere mai nella banalizzazione dei concetti. Per cui affermare (come ho potuto ascoltare in radio) che “in un mondo fatto solo di vegani il Coronavirus...

Bisogna cercare di non cadere mai nella banalizzazione dei concetti. Per cui affermare (come ho potuto ascoltare in radio) che “in un mondo fatto solo di vegani il Coronavirus non sarebbe esistito” è una sciocchezza. In primis perché ipotizza l’impossibile: una società dove persino i vegetariani come il sottoscritto sono spariti e si è passati al livello successivo (o eccessivo, a seconda dei punti di vista) del veganesimo; in secundis perché non esiste alcuna evidenza scientifica in merito al collegamento tra consumo di carne e Covid-19.

Altra cosa è affermare, come mi permetto di fare, che ridurre il consumo di carne da parte di chi è abituato a consumarla insieme agli altri alimenti, non fa male alla salute, evita l’introduzione nel nostro fisico di tossine che sono contenute negli animali macellati e spesso nutriti non certo “biologicamente” o nei candidi prati e pascoli montanari… ma in strutture che sono veri e propri lager di indicibile sofferenza, crudeltà e orrore. Tutto in nome della massificazione della produzione, tutto in nome sempre e solo del profitto.

Per chi non è vegetariano, almeno non ancora, diradare il consumo di carne è salutare ed etico al contempo. Eliminare qualunque tipo di carne (quindi anche tutto il comparto ittico della filiera alimentare) è ancora meglio. Io parto dalla mia esperienza e penso che si debba procedere per gradi, prendendo coscienza lentamente di un percorso che è possibile e che deve essere libero per essere consapevole e pienamente sentito come espressione più che volontaria: diciamo come una parte di noi stessi. Non deve essere “sopportabile“, ma semplicemente “naturale” nel suo divenire caratteristica che ci abita e ci permea.

Ve lo dice uno che per 46 anni è stato onnivoro anche se molto poco carnivoro: molto poco da bistecca. Vi assicuro che non manca niente. Non si vive in “astinenza di sapori e di gusti“. Anzi, se ne apprezzano altri che non si percepivano da tempo.

Quindi, in sostanza, questa epidemia può aiutarci a scoprire il vegetarianesimo oppure il ridotto consumo di carne. Una consapevolezza ulteriore che migliore la vita nostra, degli esseri viventi tutti e del pianeta è possibile. Iniziando da quel granello di esistenza che siamo noi stessi.

(m.s.)

Foto di Juraj Varga da Pixabay

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