La notizia arriva al Lido durante la Mostra del cinema, proprio dove nel 1961 un esordiente sbarcò per presentare il suo film: Tiro al piccione. Sbeffeggiato da tutti, a destra e a sinistra. Il regista era Giuliano Montaldo che scherzando diceva «il piccione ero io, impallinato da tutti». Ieri, a 93 anni, Giuliano se n’è andato dopo una carriera segnata dal grande amore per il cinema e ancor più per Vera Pescarolo, sempre al suo fianco per oltre sessanta anni. Nonostante gli inizi furono artisticamente critici perché, quando Giuliano era assistente alla regia, arrotondava come interprete.

Almeno sino a quando Vera non gli disse davanti a tutti la fatidica frase «come attore sei proprio un cane». Per questo lui raccontava che, molti anni dopo, quando vinse un David di Donatello come interprete di Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, fu tentato di togliersi quel sassolino, ma non lo fece perché vedendola commossa aveva capito che quella frase ostentata era dovuta al fatto che lei lo voleva regista.

Vera, sorella tra l’altro del produttore Leo che aveva fatto esordire Montaldo, aveva vinto, come sempre. Perché quella di Giuliano regista è stata una presenza davvero importante, segnata da grandi successi, decretati, spesso alternativamente, dalla critica o dal pubblico, al punto che anche Hollywood lo aveva corteggiato. Montaldo però ha preferito puntare sull’impegno civile come per L’Agnese va a morire, piuttosto che per Sacco e Vanzetti, forse il suo film più conosciuto, anche perché quella vicenda, oscurata durante il fascismo, era relativamente poco nota.

E il film è stato fondamentale per riaprire il caso giudiziario e fare scagionare dal governatore del Massachusetts i due anarchici italiani giustiziati all’epoca. Anche Giordano Bruno compare tra i suoi progetti critici, di nuovo con Volonté protagonista, versatile, fumantino, imprevedibile al punto che una notte l’attore irruppe nella camera d’albergo di Vera e Giuliano dicendo «domani io muoio sul rogo e voi state a dormire?»L’ultimo film diretto da Giuliano Montaldo è stato “L’industriale” e le coincidenze si sprecano perché il racconto era scritto da Andrea Purgatori, recentemente scomparso, e protagonista Pierfrancesco Favino

Dopodiché si mise a letto con loro e si addormentò. Con altri attori il rapporto è stato più complicato. Epiche le baruffe con John Cassavetes, protagonista de Gli intoccabili, il quale voleva sempre discutere ogni scelta del regista, salvo poi fare pace dopo un chiarimento definitivo sui ruoli. Per tacere delle bizzarrie ingestibili di Klaus Kinski sul set di A ogni costo. Ma la carriera di Montaldo è andata anche oltre il cinema.

La sua presenza in tv ha lasciato il segno. Il kolossal Marco Polo è stato un’immensa avventura produttiva, tra Italia, Cina e Mongolia, otto episodi ognuno di un’ora, visto poi in 46 paesi. Anni dopo è stata la volta di I demoni di San Pietroburgo ambientato mentre Dostoevskjj sta scrivendo Il giocatore. Montaldo poi è stato anche fugacemente responsabile di Raicinema, contribuendo all’epoca a realizzare Pane e tulipani di Silvio Soldini e I cento passi di Marco Tullio Giordana. Ma lui non voleva mettersi medagliette «dire di sì è facile, sono i no che sono dolorosi».

L’ultimo film diretto da Giuliano Montaldo è stato L’industriale e le coincidenze si sprecano perché il racconto era scritto da Andrea Purgatori, recentemente scomparso, e protagonista Pierfrancesco Favino che durante la Mostra in corso è stato una presenza importante con le interpretazioni di ben due film in concorso. E proprio qui a Venezia, nel 2019, Montaldo era venuto per presentare la copia restaurata di quel Tiro al piccione che lo aveva visto impallinato oltre sessanta anni fa.

Ma in questa occasione lo spirito era completamente diverso, pronto alla battuta di spirito e alla presa in giro di se stesso, con infiniti gesti d’affetto rivolti alla sua Vera, sempre presente. Perché si è trattato davvero di Un grande amore, come recita il titolo dell’autobiografia pubblicata un paio d’anni fa da La nave di Teseo. Vero scrigno che racchiude aneddoti come gioielli di una vita dedicata al cinema dal genovese, partigiano, regista e attore, cane, poi riscattato.

ANTONELLO CATACCHIO

da il manifesto.it

foto tratta da Wikipedia