Nuovo sistema previdenziale? C’è molto da preoccuparsi

314 miliardi di euro. A tanto ammontano le entrate dell’INPS, di cui ben 211 miliardi versati da noi lavoratori con i nostri contributi che, rinunciando oggi a una parte...

314 miliardi di euro.
A tanto ammontano le entrate dell’INPS, di cui ben 211 miliardi versati da noi lavoratori con i nostri contributi che, rinunciando oggi a una parte del nostro salario, li accantoniamo per avere una pensione decente domani.
Quando si parla di pensioni si tengano sempre presente questi due elementi:
–  a quanto ammonta la posta in gioco in termini economici
– chi è che paga i conti dell’INPS.
Oggi inizia il confronto tra il Governo e CGIL CISL e UIL per “parlare di nuovo sistema previdenziale”.
E c’è da essere molto, molto preoccupati.  Nessuno di noi ha dimenticato che, contro la riforma Fornero, il massimo che si è messo in campo da parte  di chi oggi siede al tavolo  è stato un ridicolo sciopero di ben 3 ore .
Oggi sono gli stessi  soggetti che, senza nessuna mobilitazione, lotta o sciopero, cercano di illudere milioni di lavoratori e lavoratrici che siederanno a quel tavolo per  riprendersi i diritti che non hanno difeso poco più di 3 anni fa.
Dobbiamo quindi essere preoccupati proprio perché, come tutti sappiamo, Europa e Fondo Monetario Internazionale vogliono “mettere sul mercato” quei 211 miliardi di contributi per trasferirli alle assicurazioni private ed usarli per finanziare le borse che ogni sera sentiamo essere sempre più in crisi.
L’attacco alle pensioni non è assolutamente finito.
A quel tavolo concertativo al contrario,  non essendo in discussione né la parità di bilancio in Costituzione, né il taglio alla spesa pubblica, si prepara una nuova stagione di lacrime e sangue, visto che la flessibilità accordata quest’anno dalla BCE è avvenuta con l’impegno di un taglio drastico alla spesa dello Stato per il 2017.
Il centro della discussione non sarà quindi “come riprenderci il maltolto dalla Fornero”, ma quali altri spostamenti di risorse economiche fare dalle casse dell’INPS a quelle della finanza mondiale attraverso il pagamento del debito pubblico alle Banche.
Non dobbiamo mai dimenticare che quei soldi sono nostri, tolti dal salario e quindi, per  ogni taglio alle pensioni, è come se il lavoratore dipendente pagasse una seconda volta le tasse allo Stato….. e siamo già gli unici a pagarle la prima volta.
Quindi ….che fare?
Semplicemente, prepariamoci allo Sciopero generale, creando le condizioni per una crescita impetuosa di lotte e mobilitazione.
Per chiedere cosa?

  • Innanzitutto il ritorno alla possibilità del pensionamento a 60 anni di età anagrafica o pensione anticipata con 40 anni di contributi;
  • Pensioni minime  di 800 euro;
  • Abolizione della ricongiunzione onerosa tra le casse INPS e INPDAP;
  • riconoscimento della contribuzione figurativa per gli LSU, con i relativi costi a carico degli enti nei quali hanno lavorato;
  • Parità di condizione per la liquidazione e trattamento di fine rapporto  del pubblico e del privato.

 Sono solo alcuni punti della piattaforma sullo stato sociale elaborata da USB ed  approvata nell’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate del 3 aprile scorso.
Non sono obiettivi irrealizzabili.
Occorre fare chiarezza nelle spese dell’INPS,  facendo controinformazione, denunciando come i soldi dei lavoratori servano per pagare  molte voci che con le pensioni del lavoro dipendente non c’entrano nulla.
Come,  ad esempio, il risanamento dei fondi speciali, come ad esempio quello dei dirigenti che, una volta fallito, è stato preso in carico dall’INPS, che oggi ne paga l’enorme deficit, continuando peraltro a pagare le pensioni d’oro dei super manager.
Oppure pagando, con le risorse derivanti dai contributi pensionistici, milioni di euro per varie voci di assistenza che dovrebbe pagare lo Stato attraverso la fiscalità generale.
E non dimentichiamo  il furto attuato da Tremonti che, in un sol colpo,  ha espropriato agli enti beni immobili per miliardi di euro,  comprati con i soldi dei contributi previdenziali e passati direttamente nelle casse del Governo.
Cambiare la riforma Fornero non è quindi solo un atto di giustizia sociale, ma anche un investimento economico.
È l’unico modo concreto ed immediato per avviare una spirale virtuosa per l’occupazione.
Con una campagna di pensionamenti attuata attraverso le nostre proposte si può avviare una stagione di assunzioni nella pubblica amministrazione, svecchiando e rendendo più efficiente il sistema dei servizi.
Nel privato, utilizzando le risorse destinate al Jobs Act ed alle miriadi di sgravi fiscali, oggi regalati alle aziende, si può  attuare il turnover sostituendo chi va in pensione.
E se ancora manca qualche soldo…. uno stato civile e democratico dovrebbe scegliere di indirizzare almeno l’1% della propria ricchezza per il lavoro e a una pensione decente.
Siamo certi che di tutto questo non si parlerà tra Governo e CGIL, CISL, UIL.
Cercheranno di nascondere, con qualche contentino a poche migliaia di lavoratori e lavoratrici, una  nuova truffa ai restanti milioni,  rapinandoli ancora una volta di danaro e diritti.
Questa volta non rimaniamo passivi.
Organizziamo da subito le assemblee nei posti di lavoro. Prepariamo la mobilitazione.   Costruiamo in ogni posto di lavoro lo Sciopero Generale.

USB c’è.  Ed ora al Lavoro ed alla Lotta.

UNIONE SINDACALE DI BASE

da www.usb.it

foto tratta da Pixabay

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Economia e società



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