Nuovo patto di stabilità Ue: tagli a scuola, sanità e casa

Incombe il nuovo «Patto di stabilità». Girano valutazioni preoccupanti che i partiti, ormai broker di voti alla ricerca di profitti elettorali, fingono di ignorare simulando che tutto è normale nella loro "competizione". Un rapporto dei sindacati europei (Ces) è uno di quelli che rompe l'incantesimo neoliberale che accomuna destra e sinistri, populisti di ogni confessione capitalista: arrivano tagli a investimenti sucasa, sanità e scuola

Quale il futuro attende l’economia europea, e la società, quando entrerà in vigore il nuovo patto capestro di «stabilità e crescita» che tutti i governi dovranno osservare? Quello Meloni in Italia, e in fondo nessun altro tra quelli europei, lo dice. Perché non conviene. La politica vive nell’istante dell’annuncio. Poi ci sono le elezioni europee.

E i partiti, che ormai sono broker dei consensi da riscuotere in cabina elettorale, non hanno interesse a parlare dell’austerità che si sono impegnati ad amministrare. Come sempre ha fatto il blocco neoliberale, di destra e di sinistra, a partire dalla crisi del 2008. Allo stesso scopo si stanno candidando quelli che chiederanno di mettere una «X» sul loro nome sulla scheda tra due mesi.

Scenari, rapporti e prospettive girano da mesi oltre confine. E sono a dir poco preoccupanti. L’ultima previsione è arrivata ieri da uno studio della New Economics Foundation condotto per la Confederazione europea dei Sindacati (Ces). Con il nuovo patto di «stabilità» la maggior parte degli Stati membri dell’Unione Europea non sarà in grado di raggiungere i propri obiettivi di investimento in scuole, ospedali e alloggi a causa dell’applicazione delle nuove regole.

18 Stati membri tra cui Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia potrebbero non effettuare gli investimenti necessari per colmare tale divario. Per l’Italia in particolare la proiezione dello studio è che una bassa proiezione di spesa (lo 0,4% del Pil, pari a 8,1 miliardi euro) con il nuovo Patto nel 2027 ci sarebbe un taglio della spesa pari allo 0,2% del Pil e pari a 3,6 miliardi.

Tenendo conto delle esigenze di investimenti «green», solo tre Stati membri rimarrebbero con la capacità fiscale per raggiungere gli obiettivi di investimento dell’Ue. E anche se il Fondo per la ripresa e la resilienza (Pnrr) dell’Ue fosse prorogato, solo cinque paesi sarebbero in grado di raggiungere i loro obiettivi di investimenti sociali e verdi.

Oggi gli investimenti nelle cosiddette «infrastrutture sociali» nell’intero continente sono già oggi 192 miliardi di euro all’anno inferiori rispetto a quelli che sarebbero necessari per soddisfare le esigenze dei cittadini. Ogni anno sarebbe necessario aumentare gli investimenti di 120 miliardi di euro nella sanità, 57 miliardi di euro in alloggi a prezzi accessibili e 15 miliardi di euro nell’istruzione.

Occorrerebbe invertire una tendenza. Nessuno però ci ha pensato quando si è trattato di rispondere all’ingiunzione del Verbo ordoliberale. Oggi è bandita un’idea adulta del deficit e del debito nelle politiche economiche. Si infantilizzano i cittadini, facendoli sentire in colpa per il fatto che i loro governi – che poi magari nemmeno hanno votato – non gestiscono l’ecoinomia come si dovrebbe fare con quella domestica: conti con il bilancino, avanzi primari, investimenti ridottissimi per non fallire. Una famiglia non è un’economia moderna, tanto meno continentale. La differenza sfugge nella soffocante Fortezza Europa.

ROBERTO CICCARELLI

da il manifesto.it

Foto di cottonbro studio

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Economia e societàFinanza e capitali

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