I ministri dell’Università, Annamaria Bernini e quello all’istruzione (e merito), Giuseppe Valditara, hanno diffuso ieri via social gli auguri per la Giornata Internazionale degli Studenti. Per studentesse e studenti italiani, però non c’era niente da festeggiare e ieri hanno protestato in tutta Italia. La gran parte delle organizzazioni studentesche ha aderito allo sciopero indetto da Cgil e Uil, altre sigle hanno costruito cortei autonomi. Le rivendicazioni però erano le stesse: diritto allo studio, pace, lavoro.

Nella capitale, nelle stesse ore, sfilavano 3 cortei: a piazza Vittorio alcuni liceali con studenti palestinesi, poi le sigle Organizzazione Studentesca per l’Alternativa (Osa) e Fronte della Gioventù Comunista da Piramide al ministero dell’Istruzione e infine il corteo più numeroso (lanciato da Udu, Link e Rete della Conoscenza) che invece, dopo un flash mob per il cessate il fuoco a Gaza sotto il Mim, si è unito ai lavoratori della scuola nella piazza dei sindacati.

«La convergenza è reale, non di facciata – spiega Paolo Notarnicola della Rete degli Studenti Medi – abbiamo cominciato un percorso con la Flc Cgil e con i docenti per mobilitarci nei prossimi mesi». Conferma la sua collega, Tullia Nargiso durante un apprezzatissimo intervento dal palco, «nella giornata dello studente abbiamo scelto di partire insieme ai lavoratori per ribadire che il merito senza welfare studentesco si chiama privilegio». Aggiungendo poi che «essere qui è stato importante, ma non dobbiamo abbassare la guardia, non dobbiamo cedere di un millimetro nella costruzione di questa opposizione: dal governo non ci faranno sconti, basta ambiguità».

Durante il comizio di chiusura è stato lo stesso segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a sottolineare la presenza delle associazioni studentesche. «È importante che oggi ci siano insieme a noi gli studenti e che questa manifestazione sia congiunta perché il diritto allo studio deve essere garantito a tutti, non solo ai figli dei ricchi – ha detto Landini – la giusta battaglia che gli studenti stanno facendo non è solo la difesa di un diritto ma un elemento di fondo per combattere le disuguaglianze».

È l’accesso all’istruzione la questione cardine. Lo ricorda Virginia Mancarella, di Link Coordinamento Universitario: «Siamo in piazza perché vogliamo investimenti reali sull’abitare studentesco e contro la riforma Bianchi del percorso 60 CFU che rende l’insegnamento un privilegio». Mentre per Bianca Chiesa, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti, «a poco più di un anno dall’insediamento del ministro Valditara, le reali intenzioni di questo governo sono emerse ben chiare con riforme che stanno rendendo la scuola un luogo sempre più escludente, fatto di repressione e subordinato alle logiche delle aziende e dei privati».

In totale sono stati decine di migliaia gli studenti che hanno manifestato contro il governo, in oltre 44 città. Solo a Torino si è registrato uno scontro tra manifestanti e forze dell’ordine quando il corteo ha deviato il percorso. Mentre a Bologna si è registrata indignazione bipartisan perché alcuni manifestanti hanno bruciato le foto della segretaria del Pd Schlein, della presidente del Consiglio Meloni, del sindaco Lepore e del premier israeliano Netanyahu.

A Milano più di mille studenti hanno sfilato in corteo dietro lo striscione «Cambiare la scuola per cambiare il sistema: Students’ Strike», per poi confluire in un’assemblea aperta tra i collettivi e le realtà studentesche. Mentre in Toscana i manifestanti hanno esposto una bandiera palestinese dalla cima della Torre di Pisa, poi rimossa dalle forze dell’ordine.

Iniziative anche al Sud: da Palermo, Catania e Caltanissetta fino a Potenza, Matera, Taranto, Lecce, Napoli, Cagliari, Sassari, solo per citarne alcune. Anche a Cosenza, corteo «a sostegno degli studenti palestinesi». Come ha spiegato una studentessa, «non potevamo far finta di nulla, questo a dimostrazione che noi ragazzi siamo informati e crediamo di dover esprimere il nostro dissenso quando chi ci governa fa scelte scellerate».

«Manifestazioni studentesche così capillari non si vedevano da tempo – ha detto Camilla Piredda dell’Udu – il governo è stato bocciato, questa legge di Bilancio è uno schiaffo agli studenti e ai giovani».

LUCIANA CIMINO

da il manifesto.it

foto tratta dalla pagina Facebook nazionale della CGIL