Da Trump a Biden, l’imperialismo cambia solo colore

C’è una foto in cui Joe Biden cammina sicuro, lesto, spedito sul tappeto rosso stesogli dall’Europa. Accanto, in atteggiamento attentamente ossequioso ha la Presidente della Commissione Europea Ursula von...
Joe Biden

C’è una foto in cui Joe Biden cammina sicuro, lesto, spedito sul tappeto rosso stesogli dall’Europa. Accanto, in atteggiamento attentamente ossequioso ha la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio del Vecchio Continente, Charles Michel. Quella foto dice più di mille parole: il nuovo sovrano, ma democratico, statunitense è arrivato per dire che l’America non è più quella di Donald Trump, che i rapporti diplomatici ed economici tra USA e UE possono serenamente riprendere, dimenticando dazi e controdazi. Uniti contro la nuova sfida che Biden mette bene in evidenza: una doppia sfida rappresentata da Russia e Cina.

Quella foto, dove von der Leyen, Biden e Michel cammino fianco a fianco è emblematica perché le schiene un po’ curve, gli occhi che cercano il consenso del nuovo uomo politicamente più potente del mondo (almeno per tradizione risulta essere così) rendono plasticamente l’atteggiamento predisponente di un’Europa pronta ad accondiscendere le proposte del nuovo corso democratico che, a ben vedere, si distingue molto poco – almeno nelle relazioni internazionali – dalla ventata sovranista del quadriennio trumpiano.

L’arrivo di Biden ha rimescolato le carte delle cancellerie degli Stati: non si tratta soltanto di forme, di protocollo istituzionale da rispettare. La cortesia che si sono riservati i capi di governo dei paesi tanto dell’Unione Europea quanto di altre parti del mondo è l’avamposto per stabilre nuovi parternariati commerciali, intese di tutto punto che fronteggino il post-pandemia con una cassetta degli attrezzi pronta a ridimensionare i danni del Covid-19, a ributtare addosso ai più poveri i costi dell’emergenza sanitaria facendoli pagare in forma di merci che trasvolano e navigano in ogni parte del globo. Aerei, carri armati, fregate, armi di ogni tipo compresi.

Uno dei punti più discussi, ovviamente tra molti altri di eguale importanza per impatto economico e geo-strategia imperialista (la nuova guerra fredda inaugurata con la benedizione della massima unità della NATO), è stato quello concernente la vendita degli aerei, della fine della guerra tra Boeing e Airbus. I veti sulle esportazioni (e le importazioni conseguenti) sono caduti: gli staff amministrativi tanto della Casa Bianca quanto di Bruxelles hanno preparato un terreno favorevole al dialogo. La diplomazia paga, è vero, soprattutto se mira a proteggere, dietro al paravento formale e istituzionale dell’interesse fintamente generale e comune, grandi profitti privati che, democratici o repubblicani vi siano al comando, sono la rotta che l’America deve seguire. Senza alcuna deviazione. Senza alcun tentennamento.

Sotto questa lente critica di ingradimento, che come si può vedere non è scindibile dai rapporti esteri della Repubblica Stellata, le linee guida dell’amministrazione Biden differiscono microscopicamente dal comportamento del corso trumpista. La politica americana è autarchica nell’essere espansiva, globale, deterministica nei confronti degli altri popoli. Prescinde dagli interessi di ogni area e mira a fare dell’Europa una stampella cui appoggiarsi sul lato più direttamente esposto verso Russia e Medio Oriente.

Si potrebbe persino dire che, nonostante la soluzione di continuità geografica rappresentata dagli oceani, l’asse che gli USA stanno ristabilendo guarda non strabicamente ai due lati del grande paese: coast to coast. Ad ovest verso la Cina e ad est verso la “base Europa” che viene riconquistata con il riavvicinamento economico, con la rimodulazione della NATO agli standard moderni di una ridefinizione complessiva delle priorità cui l’Alleanza è chiamata a rispondere tenendo ben puntanti i suoi missili laddove occorre: ossia contro una Russia che disprezza la democrazia formale e i diritti più elementari di ogni cittadino, di ogni persona, per obbedire al suo nuovo carattere oligarchico.

Come gli Stati Uniti non possono non mostrare il baratto che, ormai storicamente, propongono tra concessione delle libertà democratiche e subordinazione economico-imperialista, così Putin non può sfuggire alla concatenazione dicotomica tra imposizione del proprio mandato e logoramento dei fondamentali di una moderna democrazia, anche non di stampo meramente liberale.

Il mondo assiste al riposizionamento in campo delle grandi potenze. Lo scacchiere è più articolato rispetto al bipolarismo delle due superpotenze nel secondo dopoguerra, trascinatosi fino al 1989. La triangolazione tra USA, Cina e Russia scardina i vecchi schemi cui eravamo abituati: la novità è rappresentata dalla impetuosa avanzata di Pechino tanto nell’alta finanza e negli scambi borsistici sempre più occupati da transazioni con l’ombra del dragone dietro, quanto nella guerra parallela delle tecnologie: dal mondo reale a quello virtuale. Tutto si compenetra e la guerra dei servizi segreti, il modernissimo spionaggio da film e serie tv è all’ordine del giorno.

Tanto è vero che una delle proposte che Biden intende mettere in campo, unitamente all’Europa, è proprio la creazione di un Consiglio del Commercio e della Tecnologia. Non c’è sviluppo dei mercati, espansione globale senza il controllo della rete, contro le infiltrazioni piratesche sia in tempo di elezioni sia in tempo di governo delle nazioni nel regime neocapitalista che sta muovendo i suoi primi passi ancora dentro il biennio pandemico.

Distratti un po’ dalle cifre della variante Delta del Covid-19 che avanza in Gran Bretagna, un po’ dalle partite dell’Euro 2020, forse ci siamo lasciati sfuggire il “dettaglio” degli incontri bilaterali tra USA e Francia, USA e Germania, USA e Turchia, eccetera, eccetera. Le strette di mano non si possono ancora dare, le gomitate sì. Ma ora si preferiscono i pugni che si toccano o la mano sul cuore. Cortesie per gli ospiti, che in realtà sono i veri padroni di casa…

MARCO SFERINI

16 giugno 2021

foto: screenshot tv

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