La precipitazione elettorale rischia di far arretrare pesantemente quel livello di maturazione di un campo largo e progressista che a partire dal governo e della maggioranza giallorossa era diventato un punto acquisito delle forze che dal Pd al M5s oltre a Leu ne erano state protagoniste

Insieme di forze che ad oggi sembrano destinate a scelte che considero sbagliate e su cui bisogna anche in queste ore esercitare il massimo di pressione per cambiare un esito che appare già scritto: consegnare il paese alle destre, cancellare la sinistra e gli ecologisti da un ruolo politico rilevante, riconsegnare il M5s ad una funzione identitaria che ne cancelli l ‘evoluzione e l’utilità esercitata in questi anni a partire dalla positiva introduzione del reddito di cittadinanza e sul versante economico e ambientale dell’ecobonus.

Il Pd innanzi tutto ha una responsabilità da cui non può sottrarsi: rimuovere veti che capovolgono le proposte di questi mesi e riaprire un confronto con il M5s per ricercare almeno un intesa tecnico-elettorale per contrastare le destre.

Intesa tanto più necessaria perché il precipitare elettorale con il Rosatellum e la vergognosa norma che garantisce solo partiti e partitini presenti in parlamento dalla deroga delle firme rischia di escludere dall’elettorato passivo e attivo proprio quella sinistra diffusa, quei pacifisti ed ecologisti senza appartenenza partitica di svolgere un ruolo attivo nella campagna elettorale fino al 25 settembre.

Perché è proprio nei collegi uninominali dove più evidente sarà la contesa corpo a corpo con la destra che bisogna trovare candidati unitari e credibili che siano più trasversali possibile al mondo democratico e progressista

Se questo come ad oggi sembra non avviene è dovuto ad una ragione tutta politica: il Pd e l’alleanza che sta costruendo sceglie ancora una volta il moderatismo politico come nel 2013 con Monti, fa propria nei fatti l’agenda Draghi per il prossimo autunno nei contenuti e soprattutto nel metodo. Governi di larghe intese non come eccezione ma come forma di lungo periodo per gestire la guerra e le disastrose conseguenze sociali ed ambientali connesse.

Allora bisogna essere chiari: in queste elezioni non può funzionare il richiamo al voto utile perché la fine dell’alleanza giallorossa voluta da Renzi come forma di governo è oggi una scelta anche elettorale che prefigura quello che potrebbe accadere dopo il 25 settembre.

All’orizzonte se non si ripristina quell’alleanza c’è un nuovo governo, questa volta stabile e duraturo con gran parte delle forze di centrodestra come unica alternativa al governo della Meloni. Un ricatto sbagliato e inaccettabile.

Senza questo campo largo c’è la necessità che soggetti diversi come il M5s di Conte, l’Unione Popolare di De Magistris, ecologisti, pacifisti e personalità di rilievo come Michele Santoro che hanno avviato un lavoro collettivo a cui sto dando anche il mio contributo diano vita a una lista elettorale innovativa, partecipata, capace di raccogliere un consenso popolare diffuso e di prefigurare gli embrioni di quel partito dei non rappresentati che altrimenti rischia di ingrossare le file dell’astensionismo.

Non è facile ma la disponibilità data da De Magistris, la lettera aperta a Conte di qualche settimana fa (addirittura prima della crisi di governo) fatta da Michele Santoro indicano che qualcosa si può ancora tentare, come giustamente sottolineava la Capugruppo di LeU al senato Loredana de Petris in una recente intervista al Fatto Quotidiano. Il tempo sta scadendo, cerchiamo di consumarlo nel modo più utile per il Paese.

PAOLO CENTO

da il manifesto.it

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