Con Ultima generazione. Disobbedienza civile e resistenza climatica (pp. 144, euro 15), da oggi in libreria per Tlon, la casa editrice apre una finestra ai protagonisti del movimento ambientalista riuscendo a superare le etichette per restituirne il lato umano. Come far accedere un lettore alle motivazioni che spingono Carlotta a lasciare tutto per dedicarsi alla crisi climatica? O Giulio per prendere parte alla resistenza civile a sessant’anni?

Nel libro l’attivista diventa anche autore e in nove capitoli, in cui sono gli stessi protagonisti a raccontarsi, si riesce ad andare oltre le polemiche sui metodi con cui vengono generalmente definiti i partecipanti per connettersi con le storie personali di ognuno.

Una prefazione di Francesco D’Isa apre il libro, «a scrivere queste righe non è un attivista di Ultima Generazione, ma una persona che ha deciso di ascoltare le loro voci» si legge, e una postfazione di Ginevra Bompiani lo chiude. Le uniche nove pagine scritte da altri, anche l’introduzione infatti è degli attivisti, infine la sostanziosa appendice che contiene il manifesto del movimento.

Il testo è accompagnato da un ritratto di ogni autore-attivista in apertura del capitolo, una scelta che riesce a dare non solo metaforicamente, ma anche figurativamente, un volto agli osannati ambientalisti. «Persone comuni» si definiscono Pedro, Delfina, Giulio, Beatrice, Azaria, Miriam, Carlotta, Michele, Tommaso.

Il microfono nelle loro mani dà loro la possibilità di spiegare il significato della nonviolenza, le scelte di vita che hanno intrapreso e i loro sogni: un sostrato di umanità che generalmente passa inosservato di fronte alle narrazioni monolitiche su «quelli che bloccano il traffico».

Molti sono stati risvegliati verso la causa ambientale da film come Antropocene – L’epoca umana (2018), è accaduto a Pedro e Delfina, che erano nella stessa sala nel 2019, o libri come Deep Adaptation di Jem Bendell e Rupert Read. Michele, tra i fondatori del gruppo e che come altri è passato prima per Extinction Rebellion, sottolinea il modello organizzativo «high input, low democracy» che caratterizza il movimento.

Ultima generazione quindi parte da questa consapevolezza per proporre un nuovo modello: «il nostro concetto di potere non è sottrattivo ma distributivo: ogni persona acquisisce sempre più potere in una visione di responsabilizzazione collettiva».

FEDERICA ROSSI

da il manifesto.it

foto: