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Politica e società

Salario minimo: accordo in Ue, rissa politica in Italia

Salario minimo è dirittura d’arrivo in Europa, ancora molto lontano in Italia. A poco più di un anno e mezzo dalla proposta della Commissione, già approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio in prima lettura, il provvedimento dovrebbe essere approvato nella notte di lunedì al termine dell’ultimo round di negoziati (il cosiddetto “trilogo”) tra Commissione, Parlamento e Consiglio Ue.

A Bruxelles sono certi che l’impatto della direttiva non sarà «negativo per la creazione dei posti di lavoro e per l’occupazione», come ha già avvertito il commissario Ue al Lavoro Nicolas Schmit, ricordando che dopo l’introduzione in Germania l’occupazione è anzi aumentata e che nell’Ue non saranno comunque previsti massimi e minimi salariali. La direttiva punterà invece a istituire un quadro per fissare salari minimi «adeguati ed equi».

L’Italia è tra i sei Paesi dell’Ue – Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia – a non avere già una regolamentazione in materia. L’idea è di rispettare le diverse tradizioni di welfare dei Ventisette, arrivando però a garantire «un tenore di vita dignitoso», a ridurre le disuguaglianze e a mettere un freno ai contratti precari e pirata. Si mira poi a «rafforzare il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva». La copertura della contrattazione collettiva in particolare dovrebbe venir fissata in una soglia compresa tra il 70% e l’80%.

La direttiva europea sul salario minimo «non definirà ciò che deve fare l’Italia ma definirà il quadro dentro il quale l’Italia si potrà muovere e spingerà di più verso interventi che salvaguardino i livelli di salario più bassi e verso una disciplina organica». Lo dice il ministro del Lavoro Andrea Orlando interpellato all’uscita da Palazzo Chigi. «Se è un assist a chi vorrebbe il salario minimo in Italia? È un assist per i lavoratori», risponde Orlando.

Il segretario Cgil Maurizio Landini ha invitato a non ascoltare l’Europa «solo quando ci dice di tagliare le pensioni o cancellare l’articolo 18 o tagliare la spesa sociale.

Se finalmente tutta l’Europa si rende conto che salari bassi e lavoratori precari senza diritti mettono in discussione tenuta social, bisogna ascoltarla». «Abbiamo un problema drammatico di lavoro povero», la denuncia del segretario del Partito democratico Enrico Letta: «Noi siamo a favore del salario minimo, nella logica della direttiva Ue. Il salario minimo serve a togliere il più possibile dal tavolo le fattispecie di lavoro povero». Mentre per la leader di FdI Giorgia Meloni è «un’arma di distrazione di massa», quando andrebbe tagliato il cuneo fiscale.

L’Usb intanto lancia la sua proposta: 10 euro l’ora da prevedere come minimi salariali nei contratti nazionali. «I minimi tabellari costituiscono la formula più semplice per evitare contenziosi e interpretazioni equivoche con i datori di lavoro. Dall’approvazione della legge le parti avrebbero un tempo, da sei mesi a un anno, per adeguare i contratti alle nuove condizioni.

La legge avrebbe pertanto un effetto immediato di impulso alla contrattazione nel segno del rialzo dei salari, e non solo di quelli minimi, giacché gli altri livelli andrebbero adeguati in proporzione. La legge dovrebbe prevedere un meccanismo di adeguamento annuale o biennale in base all’andamento del costo della vita, con un riferimento a indici dei prezzi in cui siano considerati tutti i beni essenziali che influiscono sulla vita di un lavoratore», prosegue l’Usb.

NINA VALOTI

da il manifesto.it

foto: screenshot

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