Il prato verde di Pontida e la terra “scura”

“Lega Calabria”, “Lega Puglia”… i giornali fanno a gara nel pubblicare i vessilli e gli striscioni di un movimento – partito che è nazionale, che nei sondaggi sfonda il...

“Lega Calabria”, “Lega Puglia”… i giornali fanno a gara nel pubblicare i vessilli e gli striscioni di un movimento – partito che è nazionale, che nei sondaggi sfonda il 30%, supera i Cinquestelle e mette una vasta ipoteca sul governo attuale, ben oltre quella avanzata all’inizio del mandato di Conte.
Dal prato di Pontida la linea dura è confermata. Del resto, lo diceva già qualcuno a suo tempo: “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi!”.
Tutti in marcia, dunque, i vecchi e i nuovi leghisti nel confermare piena fiducia a Salvini, alla sua politica di rigidità, di rigore e di intransigenza all’ennesima potenza.
Protezionismo, italianità, rivendicazione del diritto di respingimento di esseri umani che dalla disperazione cercano almeno quella che Ivan Della Mea avrebbe chiamato la “disperanza”, un misto tra terrore del passato e auspicio positivo del futuro.
Invece l’Italia di Pontida non è quella dei liberi comuni che si battono contro l’oppressione del tiranno germanico, seppure “sacro” e “romano”, ma è un Paese che sta perdendo la sua fisionomia di democrazia repubblicana per scendere ad un livello infimo di esaltazione della “tolleranza” a discapito della “solidarietà”.
Mette qualche zeppa di contrasto a questo fenomeno dilagante di sovranismo e di cattivismo il Presidente della Camera Roberto Fico e, non per niente, ne scoppia una lite con i vertici del suo movimento: da una parte i grillini di governo e dall’altra quelli istituzional-neutri, che devono rappresentare lo Stato e che quindi magari, anche per propria origine politica, possiedono una certa qual dimensione umana da mostrare non solo in ossequio al protocollo, ma rispondendo al grido di dolore della tanta infelicità che aumenta in Italia.
Le parole di Fico sono quasi insperate. Sono una boccata di ossigeno in questa afa claustrofobica che impedisce di ragionare, che fa sragionare milioni di persone, che in questi pochi mesi di governo si è diffusa dilagando in un sentire comune popolare, diventando fenomeno culturale, creando quella egemonia politica che la sinistra non riesce più a formulare e a plasmare secondo i valori della Costituzione, secondo i princìpi dell’uguaglianza.
La sfida del ministro dell’Interno è allargare i confini del suo movimento, l’ispirazione di un nuovo vento di destra oltre le Alpi: già essere riuscito a coinvolgere l’intero Paese in un progetto che fino a poco tempo fa si richiamava solo al “Nord” è, indubbiamente, un grande successo.
Farne un punto di fulcro per un asse che abbracci l’avanzamento delle destre sovraniste in mezza Europa, in vista proprio delle elezioni del prossimo anno, sarebbe il culmine di un capolavoro che nessun commentatore politico o analista avrebbe potuto nemmeno lontanamente prevedere in queste dimensioni.
La destra, dunque, ha trovato un viatico per attualizzare proposte di contrapposizione antisociale mostrandole come unico baluardo di difesa della persona contro l’imbarbarimento di una società multietnica che, invece di rappresentare una opportunità per lo sviluppo anche economico di molti paesi europei, è lo spettro di una fobia crescente, irrefrenabile e incontenibile.
Così, almeno, pare.
Il prato di Pontida sarà sempre più verde ma sotto sotto la terra è scura… dire “nera” sarebbe fuori luogo.

MARCO SFERINI

1° luglio 2018

foto tratta da Pixabay

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