Anche dalla Sicilia può rinascere la sinistra di alternativa

“Primarie lampo”, “questione Alfano”, “nuovo centrosinistra”, “sbarrare la strada alle destre”. Se qualcuno ancora non l’avesse notato, sotto il sole siciliano regna una gran confusione nell’area che va dal...

“Primarie lampo”, “questione Alfano”, “nuovo centrosinistra”, “sbarrare la strada alle destre”. Se qualcuno ancora non l’avesse notato, sotto il sole siciliano regna una gran confusione nell’area che va dal PD fino all’MDP. Sigle, alcune conosciute, altre mezze sconosciute o in procinto di essere acquisite dall’elettorato tra pochi mesi: perché il tempo stringe e i candidati differenti da quelli delle destre propriamente dette (eh sì, esistono anche destre impropriamente dette…) sono troppi e, soprattutto, di certi sembra esservene soltanto uno: Claudio Fava.
La riproposizione dello schema di maggioranza nazionale su scala regionale, quindi l’asse Renzi – Alfano, ha impedito alla sinistra moderata di Pisapia e D’Alema di poter proporre un’alleanza per limitare i danni, per un nuovo “voto utile” che si proponga anzitutto come argine alle destre.
Una ossessione, un mantra che oscura quelle che dovrebbero invece essere le ragioni anche di un progressismo riformista (non riformatore) tendente alla ricostruzione di un insperabile centrosinistra dai nuovi confini politici, forse anche programmatici.
Lo ripete D’Alema mentre Bersani rassicura: con Pisapia ancora nessuna rottura, anzi tra pochi giorni si riavvierà il dialogo tra Articolo 1 e Campo progressista.
Correre ai ripari è il primum vivere: deinde filosofare, quindi per i programmi c’è tempo. Ciò che conta è rimanere a galla. Loro non sono abituati a traversate nel deserto come noi comunisti: stare fuori dal Parlamento, che per loro è tutto, sarebbe la fine delle esperienze politiche fuori dal renzismo, estranee a corrente alternata al modello democratico di partito della nazione, sempre più spostato a destra (di qui il dilemma su quale oggi veramente sia il settore di destra della geopolitica italiana), sempre meno inquadrabile anche nella categoria multicolore del “centrosinistra”.
Crocetta chiede le primarie al PD, Renzi sembra avergliele negate prima ancora di aprire un micro-dibattito in merito visti i tempi stretti e allora tutto rimane appeso al filo della candidatura, giudicata perdente, di Fabrizio Micari.
Ma in mezzo e intorno a tutte queste schermaglie al contempo di grande e poco conto, resta il dilemma su cosa fare dalle nostri parti, in quella sinistra di alternativa che deve raggiungere una convergenza su un nome condiviso prima di tutto sulla base di una alternativa tanto alle destre  propriamente dette (come è ovvio e naturale che sia) quanto poi anche alle destre impropriamente dette (come è giusto che debba essere per affrontare una rinascita della sinistra vera, di alternativa): va operata dunque una rottura netta con il “crocettismo”, con tutti i modelli che ripropongono sia lo schema nazionale di maggioranza sia schemi di improvvisati centrosinistrismi volti ad allontanarci dal ritorno alle origini, all’essere di sinistra in quanto comunisti e al proporre, quindi una cesura netta con politiche che non hanno dato alla Sicilia (così pure all’Italia) alcun modernismo in termini di socialità, di avanzamento dei diritti di ogni tipo.
Anche nella formazione delle liste, su un piano meramente organizzativo e tecnico-politico, occorre rompere con il passato: i tatticismi sopra descritti, i giri di valzer per cercare il galleggiamento di singole forze politiche sono estremizzazioni di una politica impraticabile per i comunisti. Dobbiamo rompere anche con queste metodologie e aggregare quasi assemblearmente dal basso, gestendo i processi di inclusione ma su un terreno di coordinazione che, ad oggi, è il miglior viatico per mostrare che non vogliamo e non possiamo fare dell’egemonia “coprente” altre sensibilità e disposizioni ideologico-programmatiche ma che vogliamo, invece, mettere in campo un altro tipo di egemonia: quella che si crea insieme, mettendoci a disposizione linearmente, senza che nessuno salga gradini, ma stando tutti alla stessa altezza politica.
Soltanto così, con questo egualitarismo politico si può ridare fiato, senso e speranza alla sinistra di alternativa, alla sinistra antiliberista per arrivare progressivamente a sviluppare un nuovo, necessario anticapitalismo.
Partendo anche dalla Sicilia.

MARCO SFERINI

2 settembre 2017

foto tratta da Pixabay

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