Ricordiamo Togliatti, votando “NO” al referendum

56 anni fa, il 21 agosto 1964, veniva improvvisamente a mancare a seguito di un ictus il Segretario generale del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti. In quel momento “Il...
Palmiro Togliatti

56 anni fa, il 21 agosto 1964, veniva improvvisamente a mancare a seguito di un ictus il Segretario generale del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti. In quel momento “Il Migliore” si trovava a Jalta, nell’ex Unione Sovietica, luogo presso il quale soggiornavano durante il periodo estivo molti compagni dell’Internazionale Comunista. Nei giorni successivi si tenne a Roma il suo funerale con più di un milione di partecipanti che invasero la Capitale da ogni parte d’Italia. E’ doveroso rendere vivo il suo ricordo ed onorarne la memoria, per trasmettere i suoi preziosi insegnamenti alle nuove generazioni e all’intera cittadinanza.

Nell’attuale fase storica assistiamo al diffondersi in larghi strati della popolazione di un diffuso sentimento di astio nei confronti dei partiti, del parlamento e più in generale delle assemblee e degli organi rappresentativi. Tutto ciò è dovuto anche alla continua propaganda di rifiuto e delegittimazione della politica e delle istituzioni democratiche, foraggiata da forze populiste e media conniventi, per indurre molti cittadini all’astensionismo elettorale, al disinteresse per la dimensione collettiva, al risentimento contro amministratori ed eletti. I mezzi primari di questa campagna si basano spesso su slogan da bar, frasi ad effetto e notizie infondate diffuse sul web che mirano a squalificare i rappresentanti del popolo e turlupinare le masse per gettare chiunque nella sfiducia, nel disimpegno e nell’avversione per l’intera classe politica.

Celebrando il ricordo di Palmiro Togliatti, statista padre costituente della nostra Repubblica, è utile rileggere alcuni suoi interventi, anche in vista del prossimo referendum costituzionale confermativo del 20 e 21 settembre 2020. Le parole del Segretario del PCI spiccano per la loro assoluta attualità ed entrano nel vivo della nostra concezione della democrazia e del parlamento, affinché tutti coloro che si sentono eredi e testimoni di quella grande storia politica e culturale si mobilitino attivamente per votare “NO” nella consultazione referendaria.

Le frasi di seguito riportate sono tratte da un discorso pronunciato da Palmiro Togliatti alla Camera dei Deputati l’8 dicembre del 1952 nel corso del dibattito su quella che poi sarebbe passata alla storia come “Legge Truffa”:

Il Parlamento specchio del Paese. La Costituzione sancisce che l’Italia è una Repubblica democratica, e dal concetto che fa risiedere nel popolo la sovranità deriva il carattere rappresentativo di tutto il nostro ordinamento, al centro del quale stanno le grandi Assemblee legislative, la Camera e il Senato della Repubblica, a cui tutti i poteri sono coordinati e da cui tutti i poteri derivano. Questo è il nostro ordinamento, questo e non altro. È evidente che in siffatto ordinamento l’elemento che si può considerare prevalente, e che certamente è essenziale, è la rappresentatività. È un elemento essenziale per ciò che si riferisce ai rapporti tra i cittadini e le assemblee supreme dello Stato. (…)

Non è stato trovato ancora un modo di avere la perfetta proporzionalità della rappresentanza. Rimane sempre un certo scarto tra la realtà del paese e la rappresentanza nella Camera, a seconda che si adotti un determinato sistema di conteggio dei voti e dei rappresentanti in rapporto ai voti, oppure un altro sistema. Ma questo non ha niente a che fare con l’abbandono del principio. Quello che interessa è il principio. Il principio per cui noi siamo rappresentanti di tutto il paese nella misura in cui la Camera è specchio della nazione. Dello specchio, veramente, si può dire che ogni parte, anche piccolissima, di esso, è eguale al tutto, perché egualmente rispecchia il tutto che gli sta di fronte.

Qualora il principio venga abbandonato, è distrutta la base dell’ordinamento dello Stato che la nostra Costituzione afferma e sancisce. Quali sono, ora, le conseguenze che debbono derivare da questa nozione dell’ordinamento costituzionale rappresentativo? Prima conseguenza è l’uguaglianza del voto, che la nostra Costituzione solennemente stabilisce, e l’uguaglianza del voto non può ridursi al fatto che tutte le schede siano eguali, messe nell’urna con lo stesso gesto della mano. Non si tratta di questo. L’uguaglianza deve essere nell’effetto che ha il voto per la composizione dell’assemblea come specchio della nazione. Se non vi è questa uguaglianza, cioè l’uguaglianza negli effetti, non vi è più sistema rappresentativo, vi è un’altra cosa, si ritorna addietro. Di qui deriva, poi, la funzione politica del Parlamento.

Soltanto quando il Parlamento sia organizzato come specchio della nazione, in modo oggettivamente rappresentativo, esso può diventare e diventa quel centro di elaborazione della vita e dell’indirizzo politico della nazione, che esclude o dovrebbe escludere le sopraffazioni, gli scontri violenti, gli urti sanguinosi, le rivoluzioni. (…) La nostra Costituzione è una delle poche che introduce nel quadro costituzionale il partito politico e gli attribuisce determinati diritti in rapporto con determinati doveri. Al partito politico è attribuito il diritto di partecipare a determinare la politica nazionale con metodo democratico.

È evidente che il metodo democratico esclude l’anatema contro un partito, qualunque esso sia, a meno che non sia il ricostituito partito fascista, e che è la sola esplicita eccezione. Tutti i partiti politici hanno dunque questo diritto, e hanno la facoltà di esercitarlo in modo eguale. Essi debbono partecipare in modo eguale a determinare la politica nazionale.

Le seguenti parole sono invece trascritte nei verbali dell’Assemblea Costituente, riunione plenaria del 23 settembre 1947, in merito alla discussione sulla proporzione tra elettori e seggi parlamentari:

Togliatti Palmiro, comunista, dichiara che il suo gruppo voterà per la cifra più bassa per due motivi. In primo luogo perché una cifra troppo alta distacca troppo l’eletto dall’elettore; in secondo luogo perché l’eletto, distaccandosi dall’elettore, acquista la figura soltanto di rappresentante di un partito e non più di rappresentante di una massa vivente, che egli in qualche modo deve conoscere e con la quale deve avere rapporti personali e diretti“.

Togliatti quando parlava di “cifra più bassa” non si riferiva al numero dei parlamentari ma a quello dei cittadini necessari per eleggerne uno. L’Assemblea Costituente decise quindi che il numero dei parlamentari variasse in proporzione con il variare del numero degli abitanti, eleggendo un deputato ogni 80.000 abitanti e un senatore ogni 200.000. Poi nel 1963 con una modifica costituzionale quel numero variabile fu trasformato nel numero fisso di 630 deputati e 315 senatori, considerando tra l’altro che l’Italia di allora aveva 51 milioni di abitanti, al di sotto quindi degli attuali 60 milioni.

Come dimostrano questi significativi interventi di Palmiro Togliatti, esemplare uomo di partito e delle Istituzioni, i comunisti d’Italia in tutta la loro storia non sono mai stati anti-parlamentaristi, né hanno mai prestato il fianco all’antipolitica o al qualunquismo, battendosi sempre per la difesa della centralità del parlamento, delle istituzioni rappresentative e della democrazia.

Per questi motivi, nel ricordo di Togliatti e nel solco della tradizione del PCI e delle altre forze politiche e culturali della sinistra popolare e di classe, occorre oggi impegnarsi per sostenere convintamente il “No” al prossimo referendum, per bocciare questa pessima, ingiusta e scriteriata contro-riforma che riduce la democrazia e la rappresentanza dei territori con il taglio populistico e demagogico del numero dei parlamentari.

MIRKO DE BERARDINIS
Segretario cittadino Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Teramo

Teramo, 21 agosto 2020

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