Con un tempismo perfetto e assai sospetto, la convocazione a palazzo Chigi il 30 maggio è arrivata il giorno prima dell’incontro fra Landini, Sbarra e Bombardieri per decidere se e come proseguire la «mobilitazione».

La chiamata di Giorgia Meloni ha provocato il giubilo della Cisl e ha chiuso la porta a qualsiasi decisione prima dell’incontro con il governo, lodato anche ieri: «Positiva la decisione del Consiglio dei ministri di stanziare importanti risorse per fronteggiare l’emergenza alluvionale in Emilia Romagna: un primo intervento di assoluto valore».

E così l’incontro fra i tre segretari generali – tutti e tre a Berlino per il congresso della confederazione europea dei sindacati (Ces) – di ieri sera si è tramutato in un «arrivederci» a giugno per valutare le proposte del governo. Sarà quello il momento in cui Cgil e Uil dovranno decidere se accettare la linea attendista di Sbarra o lanciare quello sciopero finora tabù pur di mantenere l’unità confederale.

La giornata però era cominciata con prese di posizione molto innovative e battagliere da parte di Landini e Bombardieri che lasciano presagire una volontà di andare avanti anche da soli di Cgil e Uil.

I due segretari sono intervenuti nella prima giornata del congresso – Sbarra lo farà oggi – che vedrà la riconferma dell’attuale segretaria confermerà la segretaria generale uscente Esther Lynch, donna irlandese piuttosto moderata che fa parte della segreteria della Ces fin dal 2015.

Davanti ai 600 delegati provenienti da 41 paesi, il segretario generale della Cgil ha lanciato l’idea di «una mobilitazione di tutto il mondo del lavoro europeo». Nei quattro minuti concessi per ogni intervento, Landini ha sottolineato «l’eccezionalità del momento, tra la coda della pandemia e una guerra in corso»: «siamo difronte – aggiunge Landini – a una crisi di sistema e la risposta non può essere il ritorno alle politiche di austerità».

Da questo assunto bisogna ripartire, «rilanciando con forza l’idea della costruzione di un’Europa sociale fondata sulla giustizia sociale, sui diritti del lavoro e su nuovi investimenti. Tutto il sindacato europeo deve mettere in campo un’azione unitaria capace di indicare questa strada».

Ma bisogna farlo insieme. «Noi come Cgil – sottolinea Landini – crediamo molto nell’unità di tutto il mondo del lavoro che quando è unito ottiene dei risultati importanti: dalle direttive sul salario minimo e sulla contrattazione a quelle sul telelavoro, lo smart working, i lavoratori delle piattaforme e i rider».

Per Landini «oggi è necessario far sentire con ancora più forza la nostra voce. Sono in corso molte mobilitazioni. Insieme a Cisl e Uil veniamo da un mese di manifestazioni. E cosi in Francia, in Belgio, nel Regno Unito. E ci sono paesi, come la Germania e la Spagna, dove il sindacato ha ottenuto dei risultati importanti. Bisogna continuare».

In conclusione arriva la richiesta, rivolta a tutto il congresso, di formalizzare un calendario di mobilitazioni a carattere nazionale a partire già dal mese di giugno «dentro una piattaforma unitaria della Ces» per arrivare poi a settembre a organizzare «una grande manifestazione di tutto il sindacato europeo. Sarebbe il giusto modo per festeggiare i cinquant’anni della Confederazione europea dei sindacati».

Da parte sua, il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri ha lanciato una proposta molto innovativa: «Dovremo cominciare a discutere di un contratto europeo di lavoro», ha detto Bombardieri. «Se guardiamo al sindacato europeo del domani, non possiamo tollerare che le grandi multinazionali producano grandi profitti e paghino i lavoratori in modo diverso seppur a distanza di poche centinaia di chilometri tra loro.

Questo non è più possibile: c’è un problema di omogeneità di trattamento economico e di diritti. Dunque – ha proseguito il leader della Uil – dovremo cominciare a discutere di un contratto europeo di lavoro e, quindi, della possibilità di cedere una parte delle prerogative sindacali nazionali al sindacato europeo», utilizzando un argomento visto come fumo negli occhi dai sindacati del nord europa, Germania in primis.

«La Ces sarà in grado di giocare un forte ruolo contrattuale? Di svolgere azioni e non campagne nei confronti delle multinazionali? – si è chiesto infatti Bombardieri – Dobbiamo essere capaci di dare queste risposte nella consapevolezza che l’organizzazione sindacale non è nostra, ma degli iscritti», ha concluso Bombardieri.

Le possibilità che le proposte di Landini e Bombardieri siano accolte nel documento politico finale della Ces sono poche però. Anche a Berlino comanda ancora la moderazione sindacale.

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

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