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Lo stiletto

Covid all’arancia

Arancioni fuori, neri dentro. I tratti dei “forconi” da un lato, le presenze neofasciste dall’altro. Movimenti popolari: una ventina, dicono. Uniti, federati dietro lo striscione “Politici ladroni a casa!“. Vecchie e nuove forme di ribellismo di destra si compenetrano, si impalmano vicendevolmente.

Provano a dare l’impressione di essere popolari; anzi, “popolani“. Lo gridano in piazza Duomo a Milano e a Roma: “Non abbiamo nemmeno i soldi per un palco, ma noi domani saremo a Roma e ci rimarremo“. Il marcio su Roma pretende di sfidare il Covid-19 cui nega la forza distruttrice di un virus: non esiste! E’ un complotto. Poche mascherine in piazza. Quelle da mettere sul viso per proteggere gli altri e proteggersi quindi vicendevolmente dai contagi. Intanto l’epidemia non esiste. E’ una invenzione, un trucco delle classi dominanti.

La pandemia viene utilizzata ogni quattro anni per terrorizzare la popolazione“. Teorie del complotto. Mancano i terrapiattisti e il circo è al completo.

Il virus non è quello che ci dicono essere. E’ tutta colpa delle antenne del 5G. Che non ci piacciono, su cui è aperto il dibattito scientifico ma che, indubbiamente, sono più affidabili e salutari di un becero populismo neosquadrista che ha come parole d’ordine l’assalto alle istituzioni e la delega popolare per tutto: per eleggere il governo direttamente, così come un Parlamento di soli 200 rappresentanti, la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica.

Dicono: “Sono tutti abusivi” perché non eletti dal popolo. Il popolo è facile da evocare, da galvanizzare dandogli un po’ di identità pronunciandone a casaccio il nome collettivo. Toni imperativi, assembramenti di massa in tempi di Coronavirus, tricolori e bandierine arancioni sventolate. Magliette nere con sopra scritto in caratteri aurei: “Marcia su Roma“. Così, senza troppi infingimenti. Neri, perfino troppo riconoscibili.

Non sono soltanto istrionicamente folkloristici: al solito, sfruttano il malcontento popolare per esacerbare gli animi, per destabilizzare la democrazia fragile di una Italia stressata dal Covid-19, in cui la povertà aumenta esponenzialmente e dove le tensioni sociali prenderanno presto la scena della cronaca sociale se non si arriverà a vere riforme che appaghino i bisogni tanto dei moderni sfruttati quanto di quel sottoproletariato che si fa irretire da chi non dice in piazza nemmeno una parola sul conflitto di classe tra padroni e lavoratori.

Va bene esorcizzare il fenomeno, ridendone un po’. Ma nulla va sottovalutato. La vigilanza repubblicana e democratica deve essere alta: a soffiar sul fuoco si fa presto e col caldo estivo gli incendi, si sa, si sviluppano sempre maggiormente… Ma non sono mai naturali. E nemmeno costituzionali…

(m.s.)

foto: screenshot

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