«La città di Marsiglia è molto antica. Fondata da navigatori greci venuti dall’Asia Minore, il mito la fa risalire alla storia d’amore tra un marinaio emigrato e una principessa nativa». Anche Papa Francesco non resiste alla tentazione di citare la leggenda delle origini di Massalia, nata dall’accoglienza offerta da Gyptis – figlia del re dei Segobrigi Nannus – a Protis, la «guida» della flotta proveniente da Focea.

Lo fa in apertura del suo discorso al Palais du Pharo in occasione della giornata conclusiva degli Incontri Mediterranei, le cui precedenti edizioni si sono svolte a Bari e a Firenze. Ma se l’inizio dell’intervento del pontefice – pronunciato davanti a novecento persone e in presenza del vice-presidente della Commissione Europea Schinas (responsabile dei lavori per un nuovo patto sulla migrazione e l’asilo), del presidente della Repubblica francese Macron e del ministro dell’Interno Darmanin – è ricco di riferimenti al cosmopolitismo della città foceana e agli innumerevoli paesaggi del Mediterraneo tracciati da Braudel, a prendere il sopravvento è poi un messaggio manifestamente politico diretto a coloro che «pur stando bene alzano la voce» mentre è degli ultimi che ci si dovrebbe occupare, dei volti e delle storie di ciascuno, non dei numeri.

Facendo riferimento alla porta spalancata sul mare che è Marsiglia, «capitale dell’integrazione dei popoli» Francesco parla dei vari porti mediterranei che vengono invece chiusi al grido di «invasione» ed «emergenza». «Chi rischia la vita in mare non invade, cerca accoglienza, cerca vita» – dice con fermezza Bergoglio -, aggiungendo che il fenomeno migratorio «non è un’urgenza momentanea, sempre buona per far divampare propagande allarmiste ma un processo che va governato con sapiente lungimiranza: con una responsabilità europea».

Pur ammettendo le difficoltà nell’accogliere, il papa ribadisce la necessità di proteggere, promuovere e integrare i migranti per prevenire un «naufragio di civiltà». Un concetto risuonato anche venerdì durante la meditazione condotta dal Santo Padre di fronte alla stele dedicata a coloro che hanno perso la vita in mare nel santuario di Notre-dame de la Garde, dove ad accompagnarlo c’erano, fra gli altri, i rappresentanti delle Ong che effettuano i salvataggi.

Nel ricordare un altro simbolo di Marsiglia, il faro dell’omonimo palazzo dove questa settimana si sono riuniti settanta vescovi e centinaia di giovani delle cinque rive del Mediterraneo – Nord-Africa, Vicino Oriente, Mar Nero-Egeo, Balcani ed Europa latina – Francesco si rivolge infine agli studenti, in particolare ai 5mila stranieri dei campus marsigliesi, auspicando che l’Università e la scuola rompano le barriere e siano laboratori di dialogo per un futuro di pace scevro di pregiudizi.

Il messaggio del pontefice è stato ricevuto con calore ed entusiasmo anche allo stadio Vélodrome, dove si è svolta l’ultima tappa del pellegrinaggio e dove si svolge attualmente il campionato mondiale di rugby.

Bergoglio è arrivato verso le quattro del pomeriggio nel «tempio» della squadra locale di calcio, l’amatissima Olympique Marseille, per celebrare la messa dopo un tragitto lungo l’affollata e festosa Avenue du Prado. D’altro canto sono trascorsi cinque secoli dall’ultima volta che un papa è passato da queste parti, un’occasione storica per cittadini e turisti.

Come spiegato dal cardinale Aveline, la scelta dello stadio non è stata casuale, in quanto – come dirà al pontefice lo stesso arcivescovo di Marsiglia alla fine della funzione religiosa – «venendo qui è come si fosse recato a casa di ciascun marsigliese». Ed a officiare il «battesimo» del papa-tifoso sono proprio i supporter dell’Olympique, in particolare il gruppo dei South Winners presieduto da Rachid Zeroual, che lo omaggiano dalla Curva Sud con un’effigie gigante.

Nell’omelia di Francesco c’è ancora posto per un appello alle coscienze che contrapponga all’insensibilità nei confronti dello scarto della vita umana un sussulto davanti al prossimo. Nel congedarsi da uno stadio che lo acclama in italiano, il pontefice non dimentica di rivolgere un pensiero a tutti i lavoratori della città, partendo dalla storia di Jacques Loew, il primo prete operaio che prestò servizio al porto di Marsiglia.

Nessuno applaude quando il Bergoglio saluta il presidente Macron, la premier Borne e Payan, il giovane sindaco socialista che pure è stato uno dei principali fautori della visita papale. Da domani, sarà soprattutto lui, a dover raccogliere l’impegno per la «cura» del migrante richiesta da Francesco. In questi giorni decine di minori non accompagnati accampati nel centro di Marsiglia reclamano il diritto a un alloggio e all’istruzione. Lampedusa è lontana ma non troppo.

VALENTINA PORCHEDDU

da il manifesto.it

foto: screenshot tv