Governo Macron: portafoglio a destra, cuore écolo

Francia. L'equilibrismo di Macron, l'economia in mano alla destra, la «conquista» della star dell'ecologia, Nicolas Hulot e molti riferimenti alla «solidarietà». Rabbia a Lr, freddezza Ps. Per Mélenchon, Hulot è un «crepacuore» in un governo «di destra»

Il portafoglio a destra e il cuore (ecologico, solidale) a sinistra. L’Eliseo ha presentato ieri il nuovo governo, che sotto la guida di Edouard Philippe (Les Républicains) ha il compito di confermare la vittoria di Macron alle legislative dell’11 e 18 giugno: un equilibrio tra economia, controllata dalla destra, ed ecologia, con la nomina del mediatico Nicolas Hulot. Parità: 11 uomini, 11 donne. Dieci su 22 vengono dalla società civile, tra i «politici», 2 Lr, 4 Ps, 2 radicali di sinistra, 3 MoDem. Età media 54 anni (da 69 a 33 anni). Il portavoce del governo è Christophe Castaner, un pilastro di En Marche.

Gérard Collomb, sindaco di Lione, 69 anni, socialista di destra schierato con Macron fin dalla prima ora, è agli Interni, ministro di stato, il più importante dopo il premier. Numero due del governo è Nicolas Hulot, star dell’ecologia, alla testa di un ministero battezzato «transizione ecologica e solidale»: Hulot è una grossa conquista, era stato corteggiato a destra e a sinistra nel passato, ha consigliato in modo informale vari presidenti (da Chirac a Hollande), nel marzo scorso aveva presentato ai candidati un Appello sull’emergenza sociale, firmato dalle principali associazioni umanitarie. Lavorerà con la responsabile dei Trasporti, Elisabeth Borne, grande specialista del settore pubblico (viene dalla Ratp, metro e bus parigini). Il centrista François Bayrou (MoDem), uomo politico di lunghissimo corso, ottiene la Giustizia, potrà così realizzare in tempi brevissimi il suo progetto di «moralizzazione» della vita pubblica. L’europeista Sylvie Goulard (già consigliera politica di Romano Prodi alla Commissione Ue), anche lei del MoDem, è nominata agli Eserciti, al posto di Jean-Yves Le Drian, pezzo grosso socialista e punto di riferimento dei militari, che va all’Europa e agli Esteri. Al MoDem, premiato per l’intesa con Macron della prima ora, vanno anche gli Affari europei, con Marielle de Sarnez.

Il “polo” economico di Bercy sarà nella mani dei transfughi della destra Lr: l’ambizioso Bruno Le Maire è ministro dell’Economia e delle Finanze, ai Conti pubblici (bilancio, ma anche amministrazione) va Gérald Darmanin (è stato portavoce di Sarkozy). La mano della destra sull’economia è attenuata dalla nomina al Lavoro di Muriel Penicault, che era stata nel gabinetto di Martine Aubry (sinistra Ps) e poi ha lavorato nel privato (come direttrice della risorse umane di Danone). La «solidarietà» compare non solo nel titolo del ministero di Hulot, ma anche in quello della Sanità (Agnès Buzyn, medico) e nel dicastero affidato a un fedele di En Marche, Richard Ferrand, alla Coesione dei territori. All’Educazione nazionale c’è Jean-Michel Blanquer, uomo vicino a Alain Juppé, che viene dall’Essec (scuola di comercio). Alla cultura è stato scelto un nome molto noto dell’editoria, Françoise Nyssen, che nel ’91 ha fondato la casa editrice Actes Sud. Allo Sport, Laura Flessel, campionessa olimpica di scherma.

L’europeismo è confermato, tra Sylvie Goulard e Marielle de Sarnez, europarlamentari. Alexis Corbière, di France Insoumise, parla di «una forma di chiarimento»: «Continuità totale con le politiche seguite finora», l’economia sotto il controllo della destra, la difesa della Ue così com’è, i socialisti presenti «d’accordo con questo orientamento». Per Jean-Luc Mélenchon «sono tra di loro»: un primo ministro «nuclearista», la nomina di Hulot «un crepacuore», e Blanquer all’Educazione nazionale, «che viene dall’Essec, grande scuola di economia e commercio, vorrà gestire la scuola pubblica come una scuola di commercio» (e per di più «è legato alla chiesa cattolica»).

Le reazioni più rabbiose sono venute ieri da Lr, che si vede tirare il tappeto sotto i piedi a poche settimane dalle legislative, con le nomine di Le Maire e Darmanin, espulsi dal partito. Il Ps sottolinea la linea «di austerità» che viene fuori dalle scelte dei ministri a Bercy, dove la destra «tiene i cordoni della borsa». Attendismo sindacale, «aspetto di vedere», afferma Jean-Claude Mailly (Force ouvrière), favorevolmente colpito dalla presenza di Muriel Penicault al Lavoro. Gli ecologisti guardano con favore alla presenza di Nicolas Hulot, numero tre del governo, un posto protocollare particolarmente significativo per mandare un segnale di attenzione alle questioni ambientali.

Ci sono contraddizioni palesi, a cominciare dal nucleare: il primo ministro Edouard Philippe ha lavorato come lobbista da Areva, gigante del settore, Nicolas Hulot vuole far uscire la Francia da questa energia. Così come c’è la tensione tra il «polo di Bercy», che ha un orientamento liberista e l’insistenza sulle «solidarietà».

Formato il governo, En Marche ha presentato ieri nel tardo pomeriggio la composizione delle liste per le legislative, con l’obiettivo di completare l’affondo contro i partiti di governo tradizionali, Lr e Ps, disarcionati, per ottenere la maggioranza all’Assemblea.

ANNA MARIA MERLO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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EsteriEuropaFrancia
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