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Lo stiletto

“Beautiful” si fa superare dalla telenovela della legge elettorale

Effettivamente un certo bisogno di andare in analisi lo avrebbero deputati e senatori che si rincorrono nel balletto delle segreterie dei grandi partiti che, a loro volta, cercano il metodo migliore non per adattare la democrazia alla Repubblica, al Paese, al Popolo, ma al modo più congeniale per ottenere, con ovvia presunzione democratica, la rappresentanza elettorale per il proprio schieramento.
Devo essermi perso qualche puntata per la via, perché stamane sento parlare di “Rosatellum”. Io ero rimasto all’ “Italicum 2.0″…
Insomma, “Beautiful” si fa superare dalla spasmodica ricerca della legge elettorale che al meglio droghi la democrazia e la pieghi non al dettato costituzionale dell’eguaglianza del voto per tutti i cittadini, ma dell’eguaglianza del voto in virtù del voto che esprimi: se voti per un partito grande il partito grande avrà un grande privilegio, quindi un premio di maggioranza…; se voti per un partito piccolo, proporzionalmente, sia detto per giustizia! e vivaddio anche per carità della Santa Patria!, il partito piccolo avrà quel che si merita: resterà democraticamente fuori dal Parlamento.
Magari avrà anche una milionata di consensi… quasi il 5%, ma non bastano per essere democratici.
Del resto, per essere democratici bisogno spostarsi a destra: a cominciare dalla considerazione del rapporto tra economia e lavoro, tra capitale e lavoro…

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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