Vivere nell’incomprensibile

Grazie ad una compagna che mi ha segnalato la presenza di un comunista in tv, alcune sere fa ho abbruttito me stesso (e ce ne vuole…) guardando la trasmissione...

Grazie ad una compagna che mi ha segnalato la presenza di un comunista in tv, alcune sere fa ho abbruttito me stesso (e ce ne vuole…) guardando la trasmissione di Massimo Giletti “Non è l’arena”.
Mi sono reso conto che vivo nel mondo dell’incomprensibile e che io stesso mi sento “incomprensibile” come essere vivente.
Questo perché, se tutto ciò che è stato detto nella trasmissione su differenti temi trattati è “il comprensibile”, cioè ciò che gli italiani vogliono genericamente sentirsi dire per rimanere nel mondo del comprensibile stesso, evitando di scardinare antiche certezze, il che li renderebbe smarriti in cielo e in terra, allora, se tutto ciò è “il comprensibile”, io sono su un altro pianeta davvero.
Sono appunto un nell'”incomprensibile”.
Ho ascoltato giornalisti e commentatori parlare della figura di Claretta Petacci senza tenere conto della storicità della medesima nel contesto storico del fascismo e della guerra mondiale.
Come stava cercando di dire Paolo Ferrero, Claretta Petacci scrisse molte lettere a Mussolini in cui sono evidenti le sollecitazioni a non tergiversare sui membri del Gran Consiglio del Fascismo che fecero cadere il duce il 25 luglio. E fra questi proprio sul marito di Edda, Galeazzo Ciano, già ministro degli esteri e firmatario in prima persona del “Patto d’acciaio” con il Terzo Reich.
Dunque, Claretta Petacci, storicamente parlando, stando quindi ai fatti, era una sostenitrice del fascismo e lo è stata passando da un adolescenziale infatuazione per la figura del condottiero italico fino ad un amore certamente sincero per Mussolini ma che non può divenire alibi per riabilitarne la figura.
La battuta di Gene Gnocchi sul celeberrimo suino postato dalla Meloni più e più volte ha prestato il fianco ad interpretazioni che la satira non dovrebbe sollecitare. Ma rimane una battuta sulla politica di oggi.
E’ grave semmai che anche una battuta infelice possa essere oggetto di minacce di percosse da parte di energumeni che si rifanno in questo alla peggiore tradizione del fascismo di prima annata.
E’ grave che uno studio televisivo applauda quando si mettono sullo stesso piano nazifascismo e stalinismo: lo dico da critico senza appello verso lo stalinismo, da comunista che trova il suo senso d’esserlo anche nell’essere antistalinista.
E’ grave che non si conoscano aspetti della storia che avrebbero altrimenti, se noti, impedito a certe polemiche e a certi applausi di manifestarsi e replicarsi.
Poi, dopo questi siparietti, ho ascoltato Silvio Berlusconi. E ancora mi sono reso conto che vivo nell'”incomprensibilità”.
Credergli significa dare adito alle favole di essere potenzialmente realtà. Ma ciascuno si illude un po’ come vuole.
Per fortuna sono poi dovuto uscire con la mia cagnolona, ma al mio rientro, con televisore ancora acceso, ascolto il dibattito sulle “baby gang” e poi quello sulla riapertura delle case chiuse.
Secondo la Lega bisognerebbe abrogare la Legge della senatrice Lina Merlin e riaprire i bordelli.
Ma, sia chiaro! Solo con donne consenzienti, libere di esercitare la “professione” e non strette sotto alcun giogo. Ma dovrebbero pagare le tasse. Sarebbe un lavoro.
Sarà che ho ascoltato tante volte “Bocca di Rosa”, ma io pensavo che una donna non “dovesse” farlo, ma volesse farlo solo per passione. Non penso che guarderò più La 7 la domenica sera.
Vorrei sentirmi ancora terrestre ed invece mi sento un marxiano. Pardon… un marziano.
Ve l’ho detto che sono un “incomprensibile” che vive nell’ mondo dell'”incomprensibilità”.
Non cercate di capirmi. Compatitemi.

(m.s.)

23 gennaio 2018

foto tratta da Pixabay

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