Prima, durante e dopo la verità in Palestina…

In questi giorni di lutto e sofferenza, soprattutto di una parte in lotta da 73 anni (il popolo palestinese), torna d’attualità un dibattito che ha calcato le scene negli...
Giornalisti a Gaza

In questi giorni di lutto e sofferenza, soprattutto di una parte in lotta da 73 anni (il popolo palestinese), torna d’attualità un dibattito che ha calcato le scene negli ultimi anni; ovvero il dibattito a proposito del concetto di “post-verità”.

Infatti, andandosi a spulciare i commenti e i titoli della stragrande maggioranza degli organi di informazione (nostrani e internazionali), sembrerebbe quasi esservi stata negli ultimi giorni una feroce aggressione nei confronti di una indifesa democrazia da parte di un intero popolo sciovinista, islamista e antisemita. La sedicente democrazia è Israele, i fanatici fondamentalisti un intero popolo, quello palestinese. Ma stanno proprio così le cose? Cerchiamo di fare un tentative di riflessione, prendendola un po’ larga.

Per trovare, capire e comprendere a fondo una qualsiasi Verità, sia essa filosofica, storica o di altro genere, molte cose servono e sono necessarie (senso critico, conoscenze…) ma una è certamente imprescindibile: un aperto, democratico e libero spazio di dibattito; senza di esso, abbiamo soltanto “narrazioni” e non effettive e comprovate realtà. Solo tramite, citando Condorcet, un dibattito “libero e ragionato” si può sciogliere le contraddizioni che di volta in volta si affrontano. Ma, ripetiamolo, il problema sta proprio qui: questo spazio di dibattito non c’è e non c’è per una serie di motivi che interessano la nostra società da almeno 30 anni.

L’Italia, è cosa nota, non ha mai avuto una stabile tradizione liberale; la Destra, in Italia, è sempre stata o fascista o, piuttosto che liberal-democratica, liberal-affaristica; sulla stessa traccia, si possono così descrivere i principali organi di informazione italiani, per lo più controllati dalla grande borghesia (Mediaset e “il Giornale” sono della famiglia Berlusconi, “La Repubblica” e “La Stampa” della famiglia Agnelli…).

Finquando c’è stata una vera Sinistra di classe e di opposizione (“di lotta e di governo”), anche nel mondo dell’informazione c’è stata una reale opposizione (“L’Unità”, “il manifesto”, i vari giornali della sinistra extraparlamentare…) alle (spesso) strumentali prese di posizione dei principali media italiani. Oggi tutto questo non c’è più. Non solo.

L’ottundimento culturale, iniziato negli anni ’80 dalla televisione commerciale e dalla volgare moda dei talk show, negli ultimi anni ha ricevuto la spinta propulsiva finale: internet. Esso, da utopia di partecipazione democratica, si è trasformato, grazie ai social network e al sistema degli algoritmi, nel (non)luogo dove si manipolano le informazioni (“fake news”) e si ricrea un nuovo senso comune, ovviamente subalterno alla “narrazione” conservatrice, se non direttamente neofascista.

Le parole si svuotano del loro significato, i fatti reali (e quindi “eretici”) diventano opinioni personalistiche, le giuste “narrazioni” dei dogmi intoccabili; appunto, la post-verità, si diceva.

Quindi? Quindi, in presenza di questo continuo e nocivo chiacchiericcio, di questo mantra mediatico che si autoalimenta di menzogne, ci tocca apprendere che “i palestinesi vogliono terrorizzare tutta Gerusalemme, contestare a fondo l’ebraicità della città in cui l’ebraismo è nato” (ilGiornale.it , 11 maggio 2021) o che “i terroristi palestinesi continuano a sparare missili contro lo Stato Ebraico, che si difende con i raid aerei” (Libero.it, 14 maggio 2021); e si potrebbe continuare a lungo.

Non una parola sull’occupazione militare dei territori palestinesi. Non un accenno allo stato di apartheid, di segregazione razziale in cui sono tenuti i palestinesi da 73 anni. Niente di niente.

Con un lavaggio del cervello simile, ci chiediamo ancora perché la gente voti a destra?

GIUSEPPE SCAVO

19 maggio 2021

foto: screenshot

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Giuseppe Scavo

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