Migranti espulsi in Messico, Biden resuscita Trump

Stati uniti. Riattivato (e ampliato) il programma «Remain in Mexico». Protestano attivisti e ong. Il nuovo piano limita anche l’accesso all’assistenza legale al confine

L’amministrazione Biden ripristinerà il programma di migrazione dal Messico dell’era Trump noto come «Remain in Mexico», che prevede di rimandare in Messico i migranti in attesa delle udienze del tribunale per l’immigrazione.

Il programma non riguarda più solo i messicani: nella nuova formulazione sarà potenzialmente aperto a tutte le nazionalità dell’emisfero occidentale, rappresentando un cambiamento ancora più aspro rispetto al programma trumpiano.

Il programma era stato sospeso all’inizio del mandato di Biden e formalmente chiuso mesi dopo, ma ad agosto un giudice federale del Texas ha stabilito che nello svolgere il programma l’amministrazione Biden aveva violato la legge federale. Ne aveva quindi richiesto il ripristino.

Dopo l’annuncio del ripristino il governo ha specificato che si tratterebbe solo di una re-implementazione, riferendosi al programma con i termini adottati nell’ordine del tribunale, che non lo chiama «Remain in Mexico», ma molto più formalmente «Protocollo di protezione dei migranti».

Che non ci sia nulla di protettivo in quel protocollo è evidente. Gli attivisti e i sostenitori dei diritti dei migranti hanno condannato l’annuncio insieme ad alcuni politici democratici.

Uno tra quelli che si esposto di più è stato il senatore del New Jersey Bob Menendez, che si è detto «profondamente preoccupato» dal fatto che l’amministrazione Biden stia «attuando un’espansione di una politica disumana e attuando l’ordine del tribunale prima che siano messe in atto garanzie cruciali per i diritti dei migranti. Questa amministrazione sta aggiungendo nuove nazioni che dovranno sottostare a questa politica, applicando il Remain in Mexico a tutto il confine e limitando l’accesso all’assistenza legale a sole 24 ore prima che individui singoli, così come intere famiglie, vengano rimandate in Messico; l’amministrazione sta andando ben oltre la buona fede dell’attuazione di un ordine del tribunale».

I piani governativi prevedono di avviare il programma inizialmente in un solo punto di passaggio tra Usa e Messico, per poi estenderlo rapidamente a «tutti i porti chiave attraverso il confine sud-occidentale», hanno detto i funzionari, aggiungendo che i migranti torneranno negli Stati uniti per le udienze in tribunale attraverso quattro porti: San Diego, El Paso, Laredo e Brownsville.

Con il rilancio di «Remain in Mexico», le controverse politiche di confine dell’era Trump rimesse in atto salgono a due: rimane in vigore l’ordine trumpiano per ragioni sanitarie noto come «Titolo 42», che consente l’espulsione per direttissima dei migranti incontrati al confine con il Messico.

«Titolo 42» è un ordine che si basa su problemi di salute pubblica e avrà la precedenza sui protocolli di protezione dei migranti. Significa che gli Stati uniti continueranno a espellere i migranti in base all’ordine sanitario e solo i casi di chi non rientra nelle categorie di coloro che potrebbero rappresentare una minaccia per la salute pubblica verranno valutati individualmente, attendendo in Messico il giorno dell’udienza del tribunale.

L’amministrazione Biden dice la sua: starebbe continuando a presentare ricorso contro l’ordinanza del tribunale su «Remain in Mexico» e prevede di chiudere nuovamente il programma appena sarà possibile. E lo fa sottolineando i problemi che comporta un protocollo di questo tipo che non può prescindere da un continuo dialogo con il Messico: gestire un programma, dice la Casa bianca, richiede un livello significativo di cooperazione.

MARINA CATUCCI

da il manifesto.it

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