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Lavoratori GKN sulla torre di San Niccolò: “Tante parole, nessun fatto”

Non vogliono fare la fine della rana bollita poco a poco. Gli operai del Collettivo di Fabbrica ex Gkn lo avevano già detto in passato e ora lo ripetono, dall’alto della torre di San Niccolò dove si sono arrampicati venerdì notte.

Non hanno alcuna intenzione di scendere. E, fra i tanti, si aspettano di vedere arrivare sotto il monumento il sindaco Nardella e il presidente toscano Giani. Per chiedere loro conto di una situazione che ha dell’incredibile: dall’ottobre scorso non hanno né stipendi né ammortizzatori sociali, e quando è stata concessa pur irritualmente la cig in deroga hanno continuato a non vedere un euro. Con la ciliegina avvelenata di una reindustrializzazione del “loro” stabilimento sempre ferma, nonostante alcune manifestazioni di interesse.

Compreso il progetto operaio di una riconversione con un piano teso alla produzione di pannelli fotovoltaici di ultima generazione, e anche di mezzi elettrici per la mobilità sostenibile.

“L’esasperazione che ci ha fatto salire qua sopra deriva da questa situazione grottesca – tira le somme il decano dei delegati sindacali Matteo Moretti – nelle settimane scorse abbiamo fatto dei presidi all’Inps, dove ci era stato garantito che i primi due mesi di flussi relativi alla cassa integrazione, novembre e dicembre 2022, dovevano arrivare entro questa settimana. Ovviamente non sono arrivati”.

Di qui la richiesta di sbloccare la cig, e in parallelo di aprire subito “un tavolo regionale che metta a sedere tutti i soggetti che sono interessati al rilancio dello stabilimento”.

Fra i primi ad arrivare in San Niccolò per dare solidarietà agli operai, i consiglieri comunali Antonella Bundu e Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune, che ricordano: “A quasi due anni dall’inizio della lotta, questa vertenza ha raccolto e ottenuto moltissimo. Ha ricevuto solidarietà e ha restituito convergenza. Si sono creati legami di solidarietà veri e profondi. Le proprietà e le istituzioni invece non hanno ancora saputo garantire il pagamento dei salari. Nei tribunali si continua a dare ragione a chi chiede di vedere riconosciuta la propria dignità, ma nei fatti i soldi dovuti non arrivano”.

A tirare le somme gli operai: “L’intero sistema preferisce passare per impotente, per nascondere la propria complicità. Noi invece continuiamo a organizzare forme di lotta, a proporre piani industriali, a chiedere il rispetto di diritti basilari come quello alla busta paga o al pagamento dello stipendio o della cassa integrazione. Sappiamo che anche in questa vicenda non esiste un solo metodo di lotta o un atto risolutivo. E’ una gara di resistenza”.

Sotto la torre continuano ad arrivare tanti fiorentini per sostenere la lotta dei lavoratori. Su uno striscione c’è scritto “Scusa Firenze, quella lotta è di tutti e per tutti”.

“Lo Stato ha deciso di concedere questa cassa integrazione e contravvenire a quello che il tribunale di Firenze aveva detto – non dimentica di ricordare Moretti – cioè che i lavoratori dovevano essere retribuiti in solido da parte della proprietà, quindi ci sarà una parte di soldi che dovrà pagarci il datore di lavoro, e l’altra attraverso la cassa integrazione. La prima rivendicazione è questa. Ma chiediamo anche di indagare, lo chiediamo da tanto, su tutto quello che è stato l’affare Borgomeo tra fondo finanziario e proprietà, e sull’azione che sta facendo il liquidatore”.

RICCARDO CHIARI

da il manifesto.it

foto: screenshot You Tube

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