Ig Metall festeggia l’accordo «storico» tutto flessibilità

Metalmeccanici tedeschi. Firmato contratto-pilota in Baden-Württemberg. Si potranno fare 28 ore per 2 anni ma straordinario "comandato". Salario, la richiesta era di un aumento del 6 per cento: alla fine è del 4,3. Critica la Linke

Via libera alla settimana lavorativa di 28 ore su base volontaria e aumento del 4,3 per cento in busta paga fino al 2020. Sono i cardini dell’accordo-pilota firmato ieri a Stoccarda dal sindacato unitario dei metalmeccanici, dopo tredici ore di negoziato e nove giorni di scioperi «a singhiozzo».

Sulla carta si tratta di «un’intesa storica» da applicare prima a 900 mila tute blu nel Baden-Württemberg e poi all’intera Germania. Nella realtà, il contratto collettivo chiuso da Ig Metall è tutt’altro che una rivoluzione: il salario non crescerà del 6 per cento come promesso, e la flessibilità “strappata” a Südwestmetall (la confindustria sveva) prevede il lavoro a chiamata fino a 40 ore alla settimana. Non esattamente la vittoria sindacale esibita dalla propaganda a Berlino. E non ciò che si aspettava la Sinistra, almeno secondo la Linke.

Comunque a Stoccarda Ig Metall celebra l’accordo che permetterà di assistere parenti o bambini con l’auto-riduzione dell’orario lavorativo. Varrà da 6 mesi fino a due anni, poi il dipendente dovrà tornare al regime delle 35 ore. La compensazione al taglio di stipendio avverrà con un «bonus di tempo» (8 giorni di ferie a partire dal 2019) anziché con l’integrazione in euro chiesta dal sindacato. Si aggiunge all’una tantum di circa 100 euro, elargita a partire da aprile ma riferita al trimestre precedente.

Se funzionerà in Svevia il modello costruito ieri verrà applicato ai 3,9 milioni di iscritti Ig Metall in tutta la Repubblica federale. Una prospettiva contemporanea quanto contundente al tavolo politico per il nuovo governo, dove la Spd di Martin Schulz tratta la transizione dal lavoro a tempo ai contratti indeterminati.

Stride, soprattutto, con quanto concordato ieri dagli industriali di Stoccarda, pronti a ricordare alla coalizione social-democristiana «il rischio di danni per la crescita dell’economia in caso di approvazione della misura». Pizzino tecnico, di più facile lettura dell’«accordo complesso» firmato ieri dal capo-negoziatore di Ig Metall, Roman Zitzelsberger.

«Una pietra miliare verso il mondo del lavoro moderno, in cui ciascuno potrà scegliere da sé», secondo il presidente del sindacato Jörg Hofmann. Che combacia come un calco con «la chiave di volta dell’impiego flessibile del Ventunesimo secolo» rivendicata da Rainer Dulger, presidente di Gesamtmetall, la federazione nazionale degli imprenditori.

Mentre a Berlino rimbalza puntuale la nota di Barclays, che dettaglia l’aumento salariale per i metalmeccanici tedeschi a più 2,2 da marzo 2019, e stima la crescita della produttività tedesca mezzo punto sotto l’obiettivo Bce.

Nell’attesa, ci si accontenta del «supplemento collettivo» stabilito nell’accordo: 27,5 per cento dello stipendio mensile da gennaio a marzo oltre al forfait di circa 400 euro all’inizio della prossima estate. Compensazioni pesate nel compromesso distinto, e distante, dalle rivendicazioni iniziali di Ig Metall.

In ogni caso, secondo Hofmann «siamo di fronte al capovolgimento dell’orario: d’ora in poi la flessibilità non sarà più un privilegio del datore».

Non la pensa così la Linke che ieri pomeriggio ha espresso ufficialmente l’insoddisfazione per l’accordo siglato in Baden-Württemberg: «L’economia sta esplodendo. E il settore metalmeccanico, in particolare, continua a registrare il pieno di ordini. Eppure l’aumento di paga per i lavoratori resta ben al di sotto del 6 per cento richiesto», è la sintesi del co-segretario Bernd Riexinger. Convinto che «l’attenuazione delle 35 ore è stata pagata un prezzo elevato: la flessibilità non dovrebbe continuare a essere unilaterale da parte dei dipendenti».

Più tempo in cambio di meno denaro in più. Un modello che fa scuola nella “locomotiva” dell’economia europea. Proprio, e ancora, il lavoro on demand è stato al centro della contrattazione dei ferrovieri di Deutsche Bahn appena chiusa con 6 giorni di ferie aggiuntivi e la riduzione dell’orario. Ma anche in questo caso l’aumento di salario si è limitato ad appena il 2,6 per cento.

SEBASTIANO CANETTA

da il manifesto.it

foto tratta da Wikimedia Commons

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