La sinistra in Italia: punti di discussione

In vista di una necessaria apertura di confronto all’interno di ciò che rimane della sinistra italiana, mi permetto di portare all’attenzione di tutte/i quelli che mi paiono i punti...

In vista di una necessaria apertura di confronto all’interno di ciò che rimane della sinistra italiana, mi permetto di portare all’attenzione di tutte/i quelli che mi paiono i punti prioritari da affrontare per tentare di avviare un vero e proprio processo di ricostruzione. Un processo di vera e propria “ricostruzione” ben oltre alla “rifondazione” o al semplice assemblaggio dell’esistente. Andando per ordine: sotto il titolo “Ricostruzione”.

Aggiornare la “teoria delle fratture”
Si fa presto a seguire le mode e adesso l’effetto Greta sembra prevalere nelle disperse membra di quella che fu la sinistra, mentre i Verdi spingono per dire che “l’ambiente non è né di destra, né di sinistra”. Val pena ricordare che assumere le contraddizioni come “single issue” è sempre corporativo e che è necessario rielaborare una “teoria delle fratture” che intrecci cleavages cosiddetti “materialisti” e cleavages già definiti “post – materialisti”.

Dalla teoria poi deve sorgere un progetto politico posto a livello di sistema e – in conseguenza – un insieme di adeguate lotte sociali dalle quali i soggetti intermedi prendano consenso, forza, possibilità d’incidenza sulla politica e sulla società. Diversamente si agirà a compartimenti stagni con l’idea che una porzione di realtà debba prevalere sull’altra mentre in questo modo emerge quella che è stata definita “antipolitica”.

Affrontare la fragilità del sistema
Si è molto discusso in questi mesi di similitudine tra lo stato attuale e il fascismo. Fermo restando che qualsiasi analisi nel merito debba partire dal quadro internazionale, da questo punto di vista può risultare ancora valido un parallelo con l’analisi gramsciana. Nella sua analisi del fascismo Gramsci era partito dall’esempio del bonapartismo, pur sottolineando le differenze tra tale forma di Stato d’eccezione e il fascismo. La comparazione con l’oggi, stando dentro al quadro della riflessione proposta da Gramsci, può partire dalla constatazione delle difficoltà che, per varie ragioni di carattere interno e internazionale, stanno attraversando le classi economiche tradizionalmente dominanti e ormai incapaci di esercitare egemonia.

A questo punto, pur di conservare il potere socio – economico, è avvenuta un’operazione trasformista.  L’idea è quella di una cessione provvisoria e parziale di potere verso – appunto – l’ipotesi (non ancora concretizzata) di un “Lord Protettore” che, nel caso di Renzi, Grillo, Salvini (fatta salva ovviamente la diversità dettata dai modi d’interpretazione della politica spettacolo e della “democrazia recitativa”) proviene dalla piccola borghesia.  In sostanza un tentativo di saldatura nell’intento di salvaguardare una continuità di comando per interessi storicamente prevalenti tra grande capitale e piccola borghesia corporativa e/o assistenzialista. Insomma: un nuovo blocco sociale reazionario.

Il tema dello sfruttamento
In un quadro di precarietà, disuguaglianze, salari al livello della sopravvivenza, percentuale di disoccupazione eternamente a due cifre: nel Paese delle mance (80 euro, reddito di cittadinanza) il tema dello sfruttamento, del disprezzo verso il lavoro è ancora una volta all’ordine del giorno e sembra mancare da questo punto di vista una reazione adeguata sia nella società e nei movimenti, sia sul piano della proposta politica. Il tema dell’allargamento e della continuità nei meccanismi di sfruttamento rappresenta, inoltre, il terreno più importante al fine di superare l’odio razziale e favorire processi positivi di integrazione. Vale ancora il vecchio motto della solidarietà internazionalista.

La forma dell’agire politico
Il punto su cui porre l’attenzione è la comune necessità di sviluppare una “profondità di pensiero politico”. Salirebbe alla mente la definizione di “pensiero lungo”. Quella del “pensiero lungo” rappresenta forse la definizione più valida per ciò che si deve intendere oggi l’esigenza riguardante l’ampiezza della riflessione sui grandi temi richiamando il rapporto tra cultura e politica e adeguando così la forma dell’agire politico si potrà sviluppare anche sulla base delle ineludibili  esigenze della modernità e dell’uso delle tecnologie equilibrando in questo modo le forme di militanza e d’intervento diretto sulle scelte da compiere sviluppate all’interno di un soggetto politico strutturato nell’evoluzione necessaria della forma – partito.

FRANCO ASTENGO

13 giugno 2019

foto tratta da Pixabay

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