Decreto sicurezza, fronda 5S all’attacco: «Votiamo contro»

Polvere di stelle. Nugnes, Mantero e Fattori si oppongono anche a un’eventuale fiducia: «Il problema è Salvini». Il leghista: «Adesso basta polemiche»

A dare un’immagine che bene illustra il malessere vissuto in questi giorni da molti grillini ci pensa nel pomeriggio la senatrice Paola Nugnes: «Stiamo diventando come il Pd», si sfoga con i giornalisti la dissidente napoletana. Per chi ha creduto nel Movimento non ci potrebbe forse essere insulto peggiore che il paragone con il partito del più volte contestato ex premier. Eppure è così che la senatrice vede le cose: «Per anni abbiamo criticato il Pd, li vedevamo in aula che si piegavano ai diktat di Matteo Renzi che annullava il senso del parlamento e oggi noi facciamo lo stesso».

Il riferimento è al decreto sicurezza e alle pressioni esercitate dai vertici del movimento perché passi senza troppi problemi. Provvedimento che invece divide i grillini fin dal giorno in cui stato varato dal consiglio dei ministri («è nato male», insiste Nugnes) e adesso che sta per raggiungere i suoi primi traguardi – il voto della Commissione Affari costituzionali e poi dell’aula di palazzo Madama – i nodi stanno venendo al pettine con la piccola ma agguerrita pattuglia di dissidenti che minaccia di mettersi di traverso. Se il testo non cambierà la stessa Nugnes insieme ai colleghi Elena Fattori e Matteo Mantero hanno già dichiarato che voteranno contro e, nel caso, di non votare la fiducia se, come sembra sempre più probabile, il governo dovesse metterla. A questi tre potrebbe aggiungersi poi il senatore Gregorio De Falco, un altro che non mai risparmiato critiche anche dure al decreto, e due senatori non ancora usciti allo scoperto ma che sarebbero in Commissioni Affari costituzionali, dove Lega e M5S possono contare su una maggioranza risicata di appena un voto. Se alla fine i due grillini dovessero portare fino in fondo il loro dissenso, per il decreto, e di conseguenza per la tenuta del governo, le cose potrebbero davvero mettersi male.

Ipotesi che, al momento, sembra però quasi fantascientifica, al punto che proprio Nugnes in serata ammette che una volta in aula il decreto potrebbe avere «tutti i voti» necessari per essere licenziato. La tensione tra i parlamentari cinque stelle resta comunque alta. «Il problema è sicuramente Salvini, perché a noi non sarebbe mai venuto in mente di fare un decreto del genere», spiegava ieri la senatrice Fattori, convinta che non è certo attraverso le misure previste dal decreto che si dà maggiore sicurezza ai cittadini: «Avremmo dovuto fare ben altre cose per le città e le periferie degradate».

Ieri in soccorso di Luigi Di Maio, che due giorni ha minacciato sanzioni contro i ribelli, è intervenuto anche Giuseppe Conte: «E’ legittimo presentare osservazioni critiche – ha detto il premier – ma poi c’è un momento in cui bisogna tirare le fila di queste posizioni critiche e concentrarsi sull’obiettivo che spetta al parlamento, ovvero la conversione del decreto legge».

Lo stesso concetto lo esprime anche Matteo Salvini, anche se i toni usati dal ministro leghista sono decisamente meno diplomatici e non nascondono il fastidio per le resistenze mostrate dagli alleati: «Il decreto sta viaggiando spedito al Senato, basta polemiche», manda a dire dal Qatar il vicepremier.

In realtà tanto spedito il decreto non marcia, Ieri i lavori non sono potuti proseguire per la mancanza dei pareri della commissione Bilancio sulla copertura economica di alcune misure quando ci sono ancora circa 70 emendamento da esaminare. Problemi tecnici e non politici che per la senatrice Loredana De Petris tradiscono però il modo di lavorare della maggioranza giallo verde: «Sono dei pasticcioni», dice l’esponente di Liberi e Uguali. «Ogni loro provvedimento presenta dei problemi tecnici, fanno errori su errori su tutto. E fosse solo quello: gli emendamenti più brutti e sostanziali al decreto sono quelli presentati dalla Lega e i cinque stelle non li contrastano minimamente votando tutto senza praticamente discutere».

CARLO LANIA

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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Politica e società
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