Salvini contestato dal sindaco in Polonia: «Sei amico di Putin»

A pochi chilometri dal confine con l’Ucraina. La visita lampo del leader della Lega si rivela un boomerang. Il primo cittadino di Przemysl gli regala una maglietta con il volto del presidente russo: «Indossala e vieni con me alla frontiera»
Il sindaco di Przemysl ricorda a Salvini la sua vicinanza politica a Putin

L’atmosfera che accoglie Matteo Salvini a Przemysl è gelida, e non certo per le basse temperature. Il leader della Lega è arrivato in Polonia per «portare aiuto e pace», come cerca di spiegare al drappello di giornalisti che trova ad accoglierlo, ma le cose non vanno come forse sperava.

La cittadina si trova a pochi chilometri dal valico di confine con l’Ucraina, come molte altre è impegnata ad accogliere i profughi che scappano dalla guerra scatenata da Vladimir Putin e non sembra proprio avere voglia di ascoltare discorsi, tanto più da parte di chi non ha mai nascosto le sue simpatie per il presidente russo. Bakun Wojciech è il sindaco di Przemysl e fa parte di una formazione populista di destra, ma ha anche una buona memoria come dimostra quando, di fronte alla stazione, tra il via vai di chi è fuggito dalla guerra e di chi parte per combattere, estrae dalla giacca una maglietta bianca con il faccione di Putin e la scritta in cirillico che, spiega, significa «Russian Army». «È un regalo per il senatore Matteo Salvini» dice lasciando interdetto il leader leghista. Che prova anche, inutilmente, a ripetere che lui si trova lì, in Polonia, «per fermare la guerra, salvare donne e bambini».

Mentre Salvini si allontana contestato anche da qualche attivista, Wojciech, spiega il suo gesto. «Vedete?», chiede mostrando un vecchio articolo di giornale on line polacco con una foto del leghista. «In questa foto Salvini indossa esattamente questa maglietta. È un articolo del 2017. Salvini è a Mosca e indossa questa maglietta. Dice di sostenere Putin e l’invasione della Crimea. Ecco, io gli ho dato una maglietta che raffigura quasi la stessa cosa, molto simile, è un regalo da parte mia per la sua amicizia con Putin».

Un regalo che, nelle intenzioni del sindaco, avrebbe dovuto avere una conseguenza precisa: «Gli ho chiesto di indossarla e poi venire con me al confine e condannare Putin, con quella maglietta addosso. Perché Putin è suo amico».

Poco importanoda queste parti le motivazioni che hanno spinto Salvini. «Dice che è qui per aiutare. Ora tutti vogliono aiutare. Non è giusto», spiega Wojciech. «Poteva farlo qualche anno fa, poteva parlare con Putin, e dirgli di non iniziare tutto questo. Perché questa situazione non è iniziata due settimane fa ma nel 2014 quando Putin ha attaccato per la prima volta l’Ucraina, e dopo otto anni nessuno dice niente su quella guerra, che sta continuando».

«Nel 2017 Matteo Salvini è stato a Mosca e ha dichiarato il suo sostegno a Putin e a quanto questi ha fatto in Crimea, una guerra che oggi si è allargata e a cui ora Salvini dice di no e che vuole fermare – prosegue il sindaco – . Credo che i politici dovrebbero sapere prima come vanno le cose e non buttare acqua sul fuoco dopo. La guerra in Crimea c’è stata perché quella gente ha Putin e perché quella stessa gente ha Salvini che sostiene Putin».

E gli italiani? «Lavoriamo con molte organizzazioni italiane, con aziende italiane che forniscono aiuti, con i reparti della protezione civile italiani arrivati qui quattro giorni fa. Rispettiamo molto gli italiani e siamo loro molto grati per tutto l’aiuto e il sostegno che ci danno, ma Salvini no, Salvini è un’altra cosa. Lui penso che sia qui per propaganda, solo per propaganda».
Quella di Salvini è stata una visita lampo, finita a pochi metri dalla macchina parcheggiata a due passi dalla stazione. Dentro non ci è entrato e sul binario 5, quello degli arrivi da Leopoli non si è visto. A chi lo ha contestato Salvini ha risposto che «La guerra è oltre il passato, la guerra va condannata, Putin l’hanno incontrato tutti: Prodi, Obama, Clinton, Berlusconi, tutti. Nel 2022 dobbiamo fermare la guerra. Il mio obiettivo è fermare la guerra. Se qui c’è qualcuno che preferisce la polemica e la guerra, quello non sono io».

RITA PLANTERA

da il manifesto.it

foto: screenshot tv

categorie
CronachePolitica e società

altri articoli