Riaperture caos, dal 18 maggio ogni regione farà come vuole

Fuori Fase. Il governo presenta le «linee guida» ma i «governatori» già annunciano: «Riapriremo tutto». E tutti gli esercenti protestano. Via libera a barbieri, bar e ristoranti che però contestano le distanze. Serie A forse dal 13 giugno

Il regionalismo delle riaperture sarà anche logico perché differenzia i territori rispetto a quanto il Covid-19 li ha colpiti. Rischia però di creare un caos totale nelle regole applicate. Per ovviare al problema il governo ha preparato delle «linee guida» che ieri sera sono state inviate alle Regioni così «le categorie potranno prenderne atto», come da annuncio del ministro Francesco Boccia.
Ma le stesse «categorie» hanno contestato le anticipazioni e hanno chiesto alle Regioni di modificare i regolamenti a partire dalle fatidiche distanze. E dunque ogni Regione si appresta a fare un po’ come gli pare.

Liguria e Sardegna non hanno neanche aspettato le «linee guida» con i sedicenti «governatori» Toti e Solinas che si sono affrettati ad annunciare: «Noi apriamo tutto subito».

I documenti tecnici riguardanti negozi, bar, ristoranti, spiagge, estetisti e parrucchieri fissano paletti molto stringenti. Questi ultimi, ad esempio, potranno essere aperti anche domenica e lunedì, dovranno allestire degli spazi all’aperto per far attendere i clienti e distanziare le postazioni di due metri. Non sarà possibile neanche leggere una rivista e lo shampoo sarà obbligatorio, così come mascherine, guanti e visiere per i lavoratori e mascherine per i clienti.

Nelle spiagge invece il distanziamento di lettini e ombrelloni sarà di 5 metri con gravi problemi per le strette spiagge della Liguria e delle coste frastagliate della penisola.

Tutte norme che – come quelle per bar e ristoranti che prevedono 4 metri quadri a cliente – hanno già suscitato le reazioni di molti esercenti: «Noi a queste condizioni non possiamo riaprire, andremmo in perdita». Boccia ribadisce però che proprio quelle regole sono l’unica alternativa al lockdown. «Dobbiamo abituarci all’idea che nella seconda fase il rischio» di nuovi contagi si sposterà nei luoghi di lavoro. E noi dobbiamo evitarlo con tutte le forze».

Più chiarezza e univocità – ma neanche tanta – c’è sulla mobilità inter-regionale, invocata in special modo dalle regioni turistiche. Se ne riparlerà forse il primo giugno: «La valutazione sarà fatta a partire dal 18 maggio ed entro la fine del mese, ci consentirà di fare valutazioni definitive», ha spiegato nel question time alla Camera sempre Boccia.

Altro cambiamento certo in arrivo da lunedì è l’addio all’autocertificazione, poiché con le riaperture di buona parte delle attività non sarà più necessario giustificare gli spostamenti.

Non è invece ancora chiaro se potremo incontrare non solo più i congiunti ma anche gli amici. Il governo dovrebbe stabilirlo in un nuovo Dpcm entro domenica. Ma si potrà sempre con obbligo di mascherina e distanziamento. Restano ovviamente vietati gli assembramenti e le riunioni, nei locali pubblici ma anche nelle case private. Niente feste o grigliate sebbene non sembra verrà stabilito un numero di riferimento delle persone con cui ci si potrà incontrare: il governo fa appello alla responsabilità dei cittadini e soprattutto dei ragazzi.

Sulla questione scottante della serie A si registrano segnali contrastanti. Il ministro Spadafora ha annunciato alla Camera che la Federcalcio «ha accolto le osservazioni del Comitato tecnico scientifico (Cts) del riadattando il proprio protocollo e quindi consentendo senza altre difficoltà di poter riprendere entro il 18 maggio gli allenamenti». Il presidente Gravina ha quindi dovuto imporre alla serie A due modifiche sostanziali al protocollo proposto: in caso di positività di un giocatore tutta la squadra dovrà essere messa in quarantena per 14 giorni (bloccando quindi le partite da giocare) e che la responsabilità del protocollo stesso sarà del medico sociale della squadra. Due condizioni che le società considerano capestro e che anche qualche deputato del M5s contesta.

Tanto comunque è bastato per far lanciare la data del 13 giugno come possibile ripartenza del campionato. Mancano 12 giornate (più molti recuperi) e secondo la Uefa bisogna finire entro il 2 agosto: una vera corsa contro il tempo e contro il virus.

La linea di Spadafora è di considerare la serie A come tutti gli altri sport e di evitare privilegi per i calciatori. In questo senso gli allenamenti di squadra sono autorizzati anche per basket e volley che però hanno già certificato la fine dei campionati (solo l’Armani Milano potrebbe riprendere l’Eurolega). In quest’ottica Spadafora ha poi annunciato «la riapertura di tutte le attività di palestre, impianti e circoli sportivi i entro il 25 maggio al massimo – ha detto Spadafora – . Abbiamo già inviato al comitato tecnico scientifico le linee guida per la riapertura di questi centri e se avremo una risposta positiva è prevedibile anticipare il via».

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

Foto di congerdesign da Pixabay

categorie
Politica e società



info Covid19

antispecismo



sul tuo computer…

altri articoli