L’avversione sovranista per i diritti

Già la settimana scorsa il governo ungherese guidato da Viktor Orbán aveva precisato in patria la sua posizione sulle condizioni alle quali accettare il bilancio Ue del periodo 2021-2027...
Viktor Orbán

Già la settimana scorsa il governo ungherese guidato da Viktor Orbán aveva precisato in patria la sua posizione sulle condizioni alle quali accettare il bilancio Ue del periodo 2021-2027 e il Recovery Fund.

La prima è che i paesi più ricchi dell’Ue non ottengano sovvenzioni maggiori di quelle destinate agli stati membri meno abbienti, la seconda è che venga sospesa la procedura europea in atto contro l’Ungheria per violazioni dello Stato di diritto. In generale il primo ministro danubiano intende ottenere che in futuro l’erogazione dei fondi dell’Ue non sia subordinata politicamente ed ideologicamente a questioni riguardanti lo Stato di diritto. Orbán chiede anche che organizzazioni di natura politica che vede «mascherate da Ong» non ricevano finanziamenti europei.

È nota l’ostilità del leader di Budapest e dei suoi collaboratori e sostenitori verso le Ong, specie quelle in qualche modo riconducibili al magnate americano di origine ungherese George Soros. Su questi temi la Polonia è sulla stessa lunghezza d’onda del governo ungherese. Nei confronti sia di Varsavia che di Budapest sono stati messi in moto i meccanismi legati all’applicazione dell’Articolo 7 del trattato dell’Ue previsto per i paesi accusati di aver infranto pesantemente i valori di democrazia auspicati dall’Unione. Solidali l’una nei confronti dell’altra a maggior ragione in questo frangente, l’Ungheria e la Polonia chiedono non solo di cambiare il criterio di erogazione dei fondi ma anche di sottoporre a revisione l’Articolo 7 che può portare alla privazione del diritto di voto nelle istituzioni europee.

Per il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, fissare come condizione il rispetto dello Stato di diritto per ottenere i finanziamenti dell’Ue è una cosa «arbitraria» ed è «una minaccia per la certezza del diritto». Orbán aggiunge anche che l’Ungheria non intende accettare debiti comuni senza che prima venga fermata la procedura, da lui definita inutile che minaccia nella fattispecie il paese da lui governato e la Polonia. Intanto la stampa ungherese commenta l’andamento dei negoziati in sede comunitaria; per il Népszava, quotidiano di centro-sinistra, la situazione è incerta e incerta la possibilità che a breve si arrivi ad una convergenza di vedute, il giornale Magyar Hírlap, inizialmente liberale per poi spostarsi sempre più a destra, riporta la dichiarazione in cui Orbán ritiene che ci siano buone probabilità per arrivare ad un accordo sul bilancio Ue.

Sul Recovery Fund è noto che soprattutto l’Ungheria e la Repubblica Ceca si sono sentite penalizzate da un meccanismo che Orbán aveva definito «assurdo e perverso», in quanto obbligherebbe i paesi membri più poveri a pagare per i più ricchi. Una frase che esprimerebbe una richiesta di maggior equità all’interno dell’Ue e che si inserisce comunque nei rapporti difficili fra Budapest e Bruxelles, fra i vertici dell’Ue e i paesi del Gruppo di Visegrád.

MASSIMO CONGIU

da il manifesto.it

foto: screenshot YouTube

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