Con le sardine, ma…

“Scusa Marco, ma nessun cappello e nessuna bandiera deve essere posta su questo movimento spontaneo…“, mi scrive un amico su Facebook. Mi permetto una risposta un poco lunga ma...

Scusa Marco, ma nessun cappello e nessuna bandiera deve essere posta su questo movimento spontaneo…“, mi scrive un amico su Facebook.

Mi permetto una risposta un poco lunga ma (s)ragionata:

Proprio questo è il pregiudizio che si mantiene verso i partiti: che abbiano sempre un secondo fine piuttosto che un legittimo, costituzionale, morale, e civile diritto di partecipare alla costruzione della politica nazionale con le loro idee, proponendole anche in una piazza di sardine, quindi di persone che fino a poche ore prima erano altro.

Auguro alle sardine di radicarsi, perché almeno esprimono una contrarietà al sovranismo che è necessaria come coscienza civile del Paese ma nel momento in cui pongono veti sulla partecipazione dei partiti alle loro manifestazioni o anche solo di simboli e bandiere, allora rischiano di ripetere errori del recente passato.

Il paragone con i forconi non l’ho fatto: ho elencato tutti i movimenti che hanno rappresentato per un attimo una generale e nazionale euforia e che si sono spenti e sciolti come neve al sole.

La pochezza della sinistra comunista sarà anche tanta, ma per favore la si rispetti e si rispetti la storia di Rifondazione Comunista che ha sempre provato a fermare le destre e lo ha fatto sacrificando larga parte della sua organizzazione ora a scissioni governiste ora invece a scissioni isolazioniste.

Non vedo nessuna possibilità di cambiamento sociale nella rivolta di piazza delle sardine: apprezzo la mobilitazione ed apprezzo la voglia di fare diga al sovranismo, a Salvini e a quanti rappresentano una anticultura nei confronti della democrazia repubblicana. Ma il mio apprezzamento si ferma qui. Penso che tutte queste persone – che non escono da un vaso di Pandora ma fino ad ora in qualche modo hanno partecipato o non partecipato alla vita politica e sociale del Paese – debbano scegliere da che parte stare, quindi assumere una coscienza circa la vita che fanno, quindi lo sfruttamento che subiscono e che è figlio anche delle politiche liberiste del PD, di Italia Viva e di tutta quella sinistra che oggi è al governo del Paese e che viene impropriamente chiamata così.

Penso che le sardine devono diventare coscienti circa il fatto che non basta cantare “Bella ciao” per battere il fascismo di nuovo modello, perché il pericolo più grande è il legame tra liberismo e autoritarismo. Il primo favorisce il secondo che protegge politicamente e antisocialmente il primo.

E’ un ciclo deleterio per la democrazia rappresentativa e per quella sociale. Per questo applaudo le sardine ma le biasimo quando mi dicono che io, da comunista, da membro di un Partito costituzionale, storico ormai, non posso scendere in piazza con loro se non facendomi inglobare in un anonimato stabilito, come le altre volte, dalla sentita (e anche ragionevole per certi versi) presa di distanza della cosiddetta “società civile” dai partiti, dalla “casta”, dalla “partitocrazia”.

Decenni di anatemi sui cardini della democrazia hanno distrutto la democrazia stessa.“.

(m.s.)

20 novembre 2019

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Lo stiletto



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