NO al furto di democrazia e al lavoro servile, NO al neoliberismo

Ci sono ragioni grandi come una casa, per considerare la manifestazione del 17 giugno un appuntamento importantissimo. La prima si può tradurre così: accetti che chi governa aggiri, violi,...

Ci sono ragioni grandi come una casa, per considerare la manifestazione del 17 giugno un appuntamento importantissimo.

La prima si può tradurre così: accetti che chi governa aggiri, violi, scassi la Costituzione della Repubblica?

Si corre il rischio di assuefarsi alla continua erosione della democrazia che è andata avanti in questi anni, ma quanto accaduto con il referendum sui voucher è davvero “un’innovazione” che sin qui nessuno aveva osato. Ci sono stati certo casi di referendum il cui risultato è stato via via svuotato, ma mai nessun governo aveva operato in modo così platealmente truffaldino per impedire tout court che si votasse.

Cancellare la volontà espressa da oltre un milione di persone e scippare il diritto di voto a tutto il paese con un cinismo del potere senza precedenti, viola non solo l’articolo 75 della Costituzione, ma la Costituzione tutta, per il totale disprezzo della sovranità popolare che viene esibito.

Lo sfregio alla democrazia investe la sorte dell’istituto referendario in quanto tale.

Se un semplice emendamento ad un decreto può impunemente rendere vani i processi faticosissimi e costosissimi di raccolta delle firme, chi si avventurerà più sulla strada dei referendum?

I referendum oggi sono diventati pericolosi. Oggi, nelle società rese sempre più disuguali dal neoliberismo, l’istituto attraverso il quale la sovranità popolare si esprime direttamente, diventa sempre più spesso uno strumento con cui il disagio e la sofferenza sociale si trasformano nell’esplicita contestazione e delegittimazione delle élites governanti.

Il tentativo esplicito è rendere il referendum uno strumento non più utilizzabile.

Assieme a queste, c’è l’altra ragione.

E’ evidente che quanto sta accadendo con  il decreto sui vaucher non è paragonabile per gravità alla sentenza con cui si è bloccato il referendum per il ripristino dell’articolo 18, ma non si può non vedere che c’è un segno in tutta la vicenda.

Troppo rischioso che il dibattito pubblico rimettesse al centro la realtà concreta delle persone che lavorano. Troppo rischioso che quella campagna potesse diventare un pezzo del reciproco riconoscimento di condizioni diverse e però accomunate da precarietà e ricatti, dalla riduzione del lavoro a merce prodotta da vent’anni di controriforme. Troppo rischioso che per quella via potessero crescere e sedimentarsi consapevolezza e soggettività.

La cancellazione dell’insieme dei referendum ha svolto la funzione non solo di evitare nuove sconfitte dopo quella del 4 dicembre, ma di impedire che la sovranità popolare si esprimesse su caposaldo delle politiche liberiste: la distruzione di diritti e dignità del lavoro. Non un terreno qualsiasi, ma quello che segna la quotidianità della vita ed insieme i poteri nella società.

Se di tutto questo si tratta, siamo davvero di fronte a fatti di una gravità senza precedenti. Che riguardano la democrazia, lo statuto del lavoro e il nesso fondativo che li lega.

Sono fatti che non consentono tatticismi parlamentari. Se si esce dall’aula, come hanno dichiarato di voler fare i  parlamentari di MDP nel passaggio previsto per oggi o domani per la fiducia al Senato, si consente di fatto la reintroduzione dei voucher, lo sfregio al referendum, alla democrazia e alla Costituzione.

Il 17 giugno ci sono motivi grandi come una casa per essere in piazza, ed alla fine ce n’è uno solo. Dire di NO al neoliberismo e ai suoi alfieri. Con tutta la forza di popolo possibile.

ROBERTA FANTOZZI

da rifondazione.it

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Mondo lavoro

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