Sgomberi con furore, sindaca Raggi batti un colpo

Centri sociali. Ormai a Roma è in corso una battuta di caccia contro tutte quelle esperienze sociali e culturali che negli anni sono diventate un prezioso tessuto di sostegno, animazione e coesione

Era dall’aprile del ’43 che non si vedeva uno schieramento militare di quelle proporzioni. Da quell’alba tragica in cui venne attaccato e rastrellato un intero quartiere di Roma, il Quadraro, che il maggiore Kappler cinicamente definiva «nido di vespe». E ieri da quelle parti si è consumata un’altra alba tragica. Sono arrivati in trecento tra agenti di polizia, carabinieri, vigili urbani e personale vario, a bordo di blindati, idranti e perfino una ruspa. Hanno allestito un piano di battaglia, bloccando le strade e impedendo accessi e transiti.

Obiettivo, schiacciare un altro nido di vespe. Sgombrare, sequestrare e sigillare il centro sociale Cortocircuito, una delle autogestioni storiche dell’antagonismo romano.

E’ un salto di qualità. Finora in città c’erano state avvisaglie preoccupanti. A centinaia di realtà associative era stato ordinato di sloggiare dalle loro sedi. Con diffide, ingiunzioni, minacce, oltre a sfratti e sgomberi: l’ultimo, l’altroieri, addirittura al Circolo Anpi di Centocelle.

Ma questo agguato al Cortocircuito è qualcosa di più e di peggio. E’ stato ordinato dalla Procura romana e riguarda un abuso edilizio. Abuso che in realtà è la ricostruzione di un padiglione distrutto da un incendio. Avrebbe dovuto ripristinarlo l’amministrazione, ma nulla di quanto previsto è stato realizzato.

Al punto da indurre i militanti del centro sociale a rifarselo da soli, il padiglione. Non potevano, ovviamente. Nessuno li aveva autorizzati. Ne avevano diritto, ma non sempre la legalità favorisce i diritti.

Ma al di là del Cortocircuito, ormai a Roma è in corso una battuta di caccia contro tutte quelle esperienze sociali e culturali che negli anni sono diventate un prezioso tessuto di sostegno, animazione e coesione. E a questo punto non si può più continuare a restare indifferenti. La nuova amministrazione comunale deve decidere se salvaguardare queste realtà o lasciarle in balia di burocrati e contabili, questure e procure.
La giunta Marino ha lasciato in eredità due pessime delibere, due polpette avvelenate. Che in sostanza considerano il patrimonio comunale una merce da offrire sul mercato. In base a questa scelleratezza liberista il commissario poliziotto Tronca ha cominciato a sgomberare.

Oggi questa mattanza continua a fare vittime. Se non interviene una nuova politica, una nuova strategia, le cose non potranno che peggiorare. Cosa intende fare la sindaca Raggi: assecondare questo furore che sta spegnendo la città o revocare quelle delibere per poi avviare una nuova stagione?

SANDRO MEDICI

da il manifesto.info

foto tratta da Centro Sociale “Corto Circuito”

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