Il venerdì nero di Amazon: nell’hub è arrivato lo sciopero

I sindacati hanno deciso il blocco nel giorno di picco delle vendite

Hanno deciso di bloccare Amazon nel giorno in cui le vendite raggiungono il picco annuale: il Black Friday degli sconti. Un venerdì, domani, che rischia di rivelarsi davvero «nero» per la multinazionale statunitense leader globale del commercio on line. I 4 mila addetti dell’enorme hub spedizioni di Castelsangiovanni nel piacentino – circa 70 mila metri quadrati, pari a 11 campi di calcio – hanno avuto il coraggio di alzare la testa e rivendicano migliori retribuzioni, turni più sostenibili e un contratto integrativo aziendale.

I 4 mila sono tutti dipendenti Amazon: 1800 di loro lavorano solo nei periodi di picco – dal Black Friday fino a Natale è certamente quello più intenso dell’anno – con contratti di somministrazione, attraverso agenzie interinali. Gli interni, però, hanno tutti un rapporto full time e a tempo indeterminato, il che rappresenta sicuramente una garanzia nell’Italia precaria di oggi. E questo probabilmente ha favorito l’organizzazione dello sciopero da parte di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl Terziario.

I vantaggi contrattuali però finiscono qui: perché per il resto i lavoratori hanno parecchio da rivendicare e le assemblee che lunedì scorso hanno deciso la mobilitazione erano affollate e molto motivate.

«Di assemblee ne abbiamo organizzate cinque per poter intercettare tutti i lavoratori, l’ultima dalle 1 alle 2 di notte – spiega Fiorenzo Molinari, segretario generale della Filcams Cgil di Piacenza – Sono tutti giovani, all’anno zero rispetto alla cultura sindacale: ma proprio per questo ci stiamo conoscendo reciprocamente e la risposta è stata buona. Quando si parla, e si riesce a spiegare che il sindacato tenta di rivendicare tutele e diritti, anche i più diffidenti escono dallo storytelling in voga negli ultimi anni, secondo cui il nostro lavoro sarebbe inutile se non addirittura dannoso».

E se è vero che l’enorme hub spedizioni del piacentino è tutto composto da giovani, dall’altro lato secondo la Cgil non dobbiamo pensare a una «fabbrica 4.0», governata dai robot: «Le merci vengono movimentate quasi tutte dai lavoratori, a mano: ci si sposta con dei carrelli o a piedi, ma il fattore umano è fondamentale – spiega il sindacalista Filcams – Se oggi la Fiat è davvero 4.0, visto l’alto grado di automazione delle linee, l’hub Amazon assomiglia di più a quello che era la Fiat negli anni Settanta».

E così il tema dei turni, del logoramento fisico e psicologico e la necessità di riconoscere il ciclo continuo – si lavora anche di notte e nelle domeniche, salvo qualche chiusura per le festività – sono i motori fondamentali della protesta.

I sindacati hanno  presentato già un anno fa una piattaforma per l’integrativo, e richiedono una ripartizione sostenibile dei turni, ma per ora Amazon da questo orecchio non ci sente e i manager italiani non hanno dato risposte.

«Nel contratto nazionale – spiega Molinari della Filcams Cgil – il lavoro notturno è pensato come un’eccezione, in Amazon invece è diventato strutturale: il 15% di maggiorazione previsto quindi non è più adeguato e in piattaforma chiediamo il 25%. Per le domeniche rivendichiamo un 40% a fronte del 30% nazionale».

«Il logoramento fisico, gli infortuni, lo stress anche psicologico dovuto alla ripetitività delle mansioni e ai turni disagevoli sono tipici di tutto il sistema Amazon, anche negli altri stabilimenti italiani ed europei», aggiunge Massimo Mensi, che per la Filcams Cgil nazionale partecipa all’Alleanza globale dei lavoratori Amazon. «Basti pensare – prosegue – che ogni giorno un addetto degli hub fa dai 17 ai 20 chilometri a piedi per movimentare le merci».

«Da un anno non abbiamo risposte sull’integrativo – conclude Mensi – I rapporti sindacali sono gestiti dalla multinazionale limitandosi giusto agli obblighi normativi, quindi è arrivato il momento della protesta: mentre accresce i propri fatturati, Amazon deve capire che il lavoro dei suoi dipendenti va tutelato e valorizzato».

In serata la multinazionale ha replicato: «I salari dei dipendenti di Amazon sono i più alti del settore della logistica e sono inclusi benefit come gli sconti per gli acquisti su Amazon.it, l’assicurazione sanitaria privata e l’assistenza medica privata – spiega una nota – In questi anni ci siamo impegnati a costruire un dialogo continuo e una positiva cooperazione con tutti i dipendenti e a creare un ambiente attento e inclusivo nei nostri luoghi di lavoro. Restiamo focalizzati nel mantenere i tempi di consegna ai clienti per il Black Friday e per le giornate successive».

ANTONIO SCIOTTO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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