Un premio e imprecisate «garanzie occupazionali» ai lavoratori che rinunceranno a ogni impugnativa sul passaggio alla Netco, la società della rete che WindTre scorporerà e ha già promesso un mese fa per il 60% al fondo svedese Eqt. È l’annuncio-ricatto che i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom hanno ascoltato martedì dall’azienda.

Ma l’unicità è nel fatto che WindTre annuncia che l’incentivo ci sarà solo se ci sarà un numero minimo di accettazioni, anticipate al 30 settembre, mesi prima dell’ipotetico trasferimento di ramo d’azienda non ancora autorizzato dalle autorità.

In pratica WindTre cerca di abbassare il rischio di cause di lavoro e di indorare la pillola ai lavoratori sul rischio di trovarsi in un’azienda in mano a un fondo. Nella nuova azienda dovrebbero andare circa 2 mila dei 6.500 addetti attuali. Il quorum di accettazione sarebbe del 70%.

«È un vergognoso ricatto, una rappresaglia – attaccano i sindacati – . Ai lavoratori viene richiesto di fare i delatori, i “piazzisti della paura”, gli imbonitori nei confronti dei colleghi che non vogliono piegarsi perché se non saranno in tanti ad accettare nessuno avrà né soldi né garanzie! Un sadico meccanismo, per cui, se non venissero raggiunti gli obiettivi di accettazione (non dichiarati forse perché coperti da segreto aziendale), il conferimento degli asset e dei lavoratori alla Netco non avverrebbe entro il 2023: da subito verrebbero trasferiti gli asset e un numero variabile tra i 200 e i 500 lavoratori, e dopo 18 mesi gli altri. Dai prossimi giorni svolgeremo assemblee per ribadire il nostro no», chiudono i sindacati.

WindTre precisa che «intende riconoscere garanzie aggiuntive, rispetto a quelle di legge, per ridurre al minimo i possibili contenziosi che ostacolerebbero la continuità operativa del trasferimento del ramo d’azienda» e che «il piano garantisce gli attuali perimetri occupazionali».

MASSIMO FRANCHI

da il manifesto.it

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