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Milano, il «rischio calcolato» dell’ordine pubblico

La linea l’ha data il prefetto di Milano Renato Saccone: chiudere piazza Duomo sarebbe stato peggio. L’amministrazione milanese, silente per ore, si è riparata dalle critiche piovutegli addosso per gli assembramenti dei tifosi rilanciando le parole del prefetto. E forse guardando anche a chi c’era in piazza: un pezzo di popolo, arrivato da ogni quartiere di Milano, di ogni età e classe, un autentico melting pot urbano. La festa dei tifosi dell’Inter era prevedibile e prevedibili sono arrivate anche le polemiche per gli assembramenti nelle piazze di Milano. Alla preoccupazione di alcuni esperti epidemiologi e virologi che hanno sottolineato il rischio contagio anche negli affollamenti all’aperto, si è aggiunta la polemica politica finita in consiglio comunale.

Tutto prevedibile quindi? E allora perché non è stato fatto nulla per evitare gli assembramenti, hanno chiesto in tanti sui social e strumentalmente anche nel mondo politico. Il prefetto Renato Saccone la spiega così, mettendo insieme ordine pubblico e sociologia: «Quando il popolo dei tifosi, in modo assolutamente spontaneo e non organizzato, scende in strada per festeggiare lo scudetto atteso da anni, bisogna necessariamente coniugare le ragioni della prevenzione del contagio con la gestione dell’ordine pubblico e con la tutela della incolumità delle persone».

Prosegue il prefetto: «Abbiamo valutato che chiudere piazza Duomo, spazio urbano ampio e con numerose vie di esodo, sarebbe stato inevitabilmente occasione di ancora più densi e rischiosi assembramenti, sotto ogni profilo». E ancora: «Di fronte a trentamila tifosi esultanti, circa diecimila nel picco in piazza Duomo, non si usano idranti, né ha senso transennare una città. Si opera per evitare incidenti di qualsiasi natura, che non ci sono stati, per ridurre nei tempi le manifestazioni di festa, con il rispetto del ‘coprifuoco’, per salvaguardare le tante attività commerciali e della ristorazione e il diffuso passeggio domenicale di un pomeriggio primaverile in zona gialla, così come è stato».

Il sindaco di Milano Sala è rimasto in silenzio per ore, per poi rilanciare sui propri profili social le parole del prefetto Saccone. Una posizione politicamente debole quella di Sala, che non ha dato una sua lettura dei fatti. Il sindaco ha preferito polemizzare con il leader della Lega Salvini. «Sala non poteva far entrare 20.000 tifosi in uno stadio che ne contiene 80.000, invece di tacere e scappare? Milano ha ancora un sindaco?» aveva twittato Salvini. «La risposta è no» la replica di Sala «innanzitutto perché gli stadi sono chiusi. E poi, come entrano ed escono 20.000 tifosi senza assembrarsi?» aggiungendo al post l’hashtag #ministropercaso. Nella contrapposizione politica dal consiglio regionale arriva una proposta costruttiva: tamponare i tifosi. L’ha fatta la consigliera del Pd Carmela Rozza. «Anziché attaccare il sindaco la Lega in Regione avvii subito il tracciamento di chi era in piazza per evitare contagi e una nuova zona rossa».

ROBERTO MAGGIONI

da il manifesto.it

foto: screenshot tv

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