Ciò che ci insegnano i dati del primo turno delle amministrative

Impresa davvero ardua quella di cercare di analizzare dal punto di vista politico i risultati del primo turno delle elezioni amministrative 2017 svoltosi domenica scorsa 11 giugno. Sono emersi,...

Impresa davvero ardua quella di cercare di analizzare dal punto di vista politico i risultati del primo turno delle elezioni amministrative 2017 svoltosi domenica scorsa 11 giugno.

Sono emersi, infatti, alcuni elementi di non facile interpretazione:

  1. L’importanza del sistema elettorale fondato sull’eventualità del ballottaggio e sul premio di maggioranza che “costringe” a sistemi di alleanza tra i partiti molto simili a quelli in uso – nell’occasione delle elezioni politiche- nel periodo tra la fine degli anni’90 e i primi 2000 quando cioè si affermarono i concetti di bipolarismo e di alternanza;
  2. L’affermarsi di una forte visione localistica della politica che ha portato alla formazione di moltissime liste civiche raccolte a candidature autodefinitesi “indipendenti”. Anche all’interno dei due principali schieramenti di centro destra e centro sinistra il fenomeno si è evidenziato con la formazione di numerose formazioni di sostegno a quelle dei principali partiti. Addirittura nel caso di Palermo che ha portato alla vittoria al primo turno di Leoluca Orlando non vi erano, a sostegno della sua candidatura, alcuna lista con simbolo di partito ma tutte liste definibili come “civiche”;
  3. Soltanto il M5S ha rifiutato questo meccanismo presentandosi da solo con il proprio simbolo.

Abbiamo così raggruppato abbastanza arbitrariamente in questo modo i diversi schieramenti politici. Il riferimento è ai 25 comuni capoluogo di provincia (mancano alcune sezioni che non sono state scrutinate ma rinviate all’ufficio elettorale centrale).

Inoltre sono molto difficili i raffronti con il passato: le regionali si sono svolte in tempi difformi l’una dall’altra , prima o dopo le europee del 2014 che rimangono comunque il riferimento elettorale complessivo più vicino temporalmente sia pure in condizioni politiche affatto diverse dalle attuali.

In ogni caso questi sono i dati che possono essere offerti all’attenzione di coloro che intendono cimentarsi con un semplice abbozzo di analisi sufficientemente approfondita, non accontentandosi degli slogan televisivi o dei titoli dei giornali.

Andando per ordine nei 25 comuni capoluogo risultavano aventi diritto 2.854.057 elettrici ed elettori.

Il totale dei voti validi per i candidati sindaci è stato di 1.469.936: per le liste si sono avuti 1.380.445 suffragi. Quindi il saldo a favore dei candidati sindaci (indicando praticamente il tasso di personalizzazione) è stato di 116.491 unità. I voti validi per i sindaci assommano al 51,50% degli aventi diritto.

In cifra assoluta ci troviamo all’incirca allo stesso livello delle europee 2014 laddove i voti validi si assommarono a 1.437.204; nettamente superiore invece, sempre con riferimento ai 25 capoluoghi impegnati nel voto di domenica scorsa, il totale dei voti validi nell’occasione del referendum del 4 Dicembre 2016: ben 1.786.208. A dimostrazione che in quell’occasione si verificò un fortissimo incremento nel tasso di partecipazione al voto, probabilmente difficilmente ripetibile almeno nel breve periodo.

Passiamo allora all’esame dell’andamento dei diversi gruppi politici.

Il PD ha usufruito dell’apporto di numerose liste civiche: il simbolo del PD ha raccolto 184.839 voti mentre quelli delle civiche di centrosinistra 233.952. Un totale di   418.791 voti pari al 30,33%. Negli stessi comuni il PD alle europee del 2014 aveva raccolto 609.464 voti pari al 42,40%. Da ricordare ancora che nel 2016, al referendum costituzionale, il SI sostenuto dal PD aveva ottenuto 716.639 suffragi.

Da rilevare che nell’occasione dell’11 Giugno 2017 sono comparse, in diversi comuni, liste di ispirazione socialista per un totale di 11.541 suffragi.

Sul versante del centro destra da notare, prima di tutto, il mantenimento di una presentazione separata ma compatta in alleanza in molti comuni. Le tre formazioni che compongono questo schieramento hanno ottenuto: Forza Italia 107.166 voti, Lega Nord (comprese le liste “Noi per Salvini” 90.505, Fratelli d’Italia 40.714. Notevole l’apporto delle liste civiche d’appoggio ai candidati del centrodestra per un totale di 225.656 voti. Nel complesso la somma tra FI, Lega, FdI, civiche di centrodestra cumula 489.744 voti (quindi in posizione di maggioranza relativa su PD e civiche di centrosinistra) per una percentuale del 35,47% (i dati di questi partiti alle Europee 2014: FI 211.843, FdI 44.943, Lega Nord 77.379).

Da notare come rimangano da collocare i 25.703 voti ottenuti dalla lista dell’ex-leghista Tosi a Verona.

Le liste di centro, targate UDC oppure civiche di centro hanno ottenuto 39.664 voti pari al 2,87%.

IL M5S ha rappresentato – come già esposto poco sopra – la lista di più facile interpretazione: in totale ha ottenuto 138.279 voti pari al 10,01% ( nel 2015 323.756 voti pari al 22,52%). Una flessione di oltre il 12%: difficile a questo punto ignorare la sconfitta che appare piuttosto chiara.

Da tener conto, ancora,di 26.255 voti ottenuti, tra Parma e Genova, da liste di ex-M5S.

A Sinistra il conteggio è risultato molto complesso risultando diversi gli schieramenti da comune a comune, in alleanza con il PD (formula minoritaria) o a sostegno di propri candidati sindaci. Nel complesso l’area che va da da Articolo 1 – MDP fino a Rifondazione Comunista (con presenze molto sporadiche del PCL e del PC di Rizzo) ha ottenuto 75.830 voti pari al 5,49%. Nel 2014, nelle stesse situazioni, la lista Tsipras aveva ottenuto 71.466 voti (4,97%).

Da annotare, ancora il dato delle liste civiche non classificabili all’interno degli schieramenti con 136.301 voti (9,87%).

Inoltre non possono essere dimenticati i 7.187 voti sommati da Casapound e Forza Nuova, i 9.412 voti tutti tarantini di Azione Meridionale, e la riomparsa di Verdi e IDV con 1738 voti.

Questi dati sommariamente raccolti (e in alcuni situazioni tacciabili di incompletezza, ad un livello però da non mettere in discussione l’orientamento complessivo del voto) indicano prima di tutto le potenzialità di un centro destra unito, la flessione ormai prolungata nel tempo del PD (verificheremo ai ballottaggi il gioco delle alleanze anche occulte) e il calo brusco del M5S.

A sinistra sarebbe necessaria unità ma la strada, soprattutto rispetto alla valutazione della fase, dei contenuti programmatici, dell’impatto sul quadro politico (alleanze ecc) sembra molto difficoltosa e pare presentare asperità che non inducono all’ottimismo.

FRANCO ASTENGO

foto tratta da Pixabay

categorie
Franco Astengo



leggi e sostieni

info Covid-19

antispecismo



sul tuo computer…

altri articoli