La guerra agli stranieri della «nazione di immigrati»

La Casa sbianca. La linea dura sull’immigrazione è una vittoria per l’ala suprematista che fa capo a Steve Bannon

Al quinto giorno l’uomo forte si occupò di immigrazione. Il decreto esecutivo che prende di mira profughi di «paesi a rischio», le città «disobbedienti» e autorizza la costruzione del decantato muro di confine formalizza la guerra agli stranieri della «nazione di immigrati» e tiene fede a uno dei cardini della demagogia populista che ha portato Trump ad usurpare la Casa bianca.

L’AZIONE ANNUNCIATA durante una visita al dipartimento di Homeland Security si sviluppa su diversi fronti. Innanzitutto blocca il rilascio di visti a cittadini di Irak, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen, una mossa simbolica dato che all’atto pratico i visti rilasciati in quei paesi sono già quasi inesistenti. Lo stop all’asilo per i profughi siriani invece oltreché crudele è risibile visto che i rifugiati accolti ad oggi dagli Stati uniti sono una frazione di qelli degli altri paesi.

L’anno scorso l’asilo è stato concesso a 10.000 siriani. Nello stesso periodo ne sono arrivati in Europa più di un milione. Il vicino Canada con una popolazione un decimo di quella degli Usa ne ha accolti 30.000. I dati non impediscono che nella narrazione «popolare» trumpista, si tratti invece di una marea di sospetti terroristi che valica la frontiera senza controllo alcuno per ingrossare cellule dormienti di Isis nelle città americane. Una palese fallacia innanzitutto perché il processo d’asilo è oltremodo severo e prevede molteplici verifiche, controlli strettissimi e numerose interviste.

C’È POI IL FATTO che gli attacchi terroristici che si sono effettivamente verificati su suolo americano, compresi quelli di Boston, Orlando e New York, sono stati messi a segno non da profughi siriani ma da oriundi di seconda generazione. Tutti dati messi da parte dai «fatti alternativi» di Trump che motivano anche la famigerata muraglia del sud, caposaldo della campagna elettorale e la promessa più frequentemente ripetuta da Trump al suo zoccolo duro.

ACCOLTO CON CORI DA STADIO nei comizi elettorali, il muro che dovrebbe sigillare la frontiera col vicino meridionale verrebbe in realtà eretto in un periodo di stabile decrescita dell’immigrazione clandestina. Come rilevato dalle analisi del Pew Research Center il numero dei passaggi clandestini è iniziato diminuire stabilmente dal 2007, principalmente per effetto della crisi economica. Nel 2009 vi erano 6,4 milioni di messicani clandestinamente residenti nel paese, ora del 2014 erano scesi a 5,6 milioni e continuano ad essere più numerosi quelli che rientrano a casa di quelli che vanno verso nord.

SONO SOLO DATI statistici e quindi irrilevanti ai fini di una psicosi alimentata ad arte e che dalla notte dei tempi trova nello straniero invasore uno dei meccanismi più affidabili. Il rancore su cui fa leva non ammette logica, a partire dalle oggettive difficoltà logistiche per costruire il vallo anti invasione. Il confine attraversa infatti 3.200 km di terreno oltremodo accidentato che comprende tratti del Rio Grande, impervie catene montuose, terreni agricoli e agglomerati urbani oltre che sterminati tratti di deserto in Texas, New Mexico, Arizona e California.

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LUCA CELADA

da il manifesto.info

foto tratta da Pixabay

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