La crisi del PD e il riallineamento politico

La crisi del PD è precipitata verso la possibile formazione di un nuovo soggetto politico prima ancora che in Parlamento avesse inizio la discussione sul nuovo sistema elettorale: quindi...

La crisi del PD è precipitata verso la possibile formazione di un nuovo soggetto politico prima ancora che in Parlamento avesse inizio la discussione sul nuovo sistema elettorale: quindi con un grado di incognita molto elevato dal punto di vista dei proponenti questa novità.

Del resto che il combinato disposto tra esito referendario del 4 dicembre e sentenza della Corte Costituzionale del 25 gennaio imponesse un riallineamento dell’intero sistema era prevedibile (ed anche necessario).

Sarà difficile, invece, che si apra la prospettiva di una ricostituzione del centro – sinistra (come sarebbe, invece, nell’auspicio di molti che si muovono nell’ambito del cosiddetto “democrack”). La difficoltà, su questo punto, nascerà dalla natura stessa del sistema così come si determinerà oggettivamente al termine del (rapido) processo di riconversione dei soggetti politici in causa.

L’obiettivo, infatti, sarà quello – da parte dell’ormai inevitabilmente compiuta formazione del PdR – di muoversi come partito centrale del sistema. Il PdR quale punto di riferimento pressoché esaustivo delle possibili combinazioni di governo con la prospettiva, insomma, è quella di un nuovo “centrismo”.

Un “nuovo centrismo” garantito da un soggetto che avrà completato il complesso iter della propria trasformazione, per l’appunto il PdR in un sistema non di alternanza bipolare ma sostanzialmente consociativo.

Un “nuovo centrismo” che, nel caso possibile di un sistema elettorale di tipo proporzionale, sarà garantito da Forza Italia. Appare così del tutto al di sotto della contingenza una risposta di tipo tardo – ulivista con accentuazione dei tratti socialdemocratici.

Questo per diverse ragioni:

1) prima di tutto mancano le componenti essenziali di quello che fu l’Ulivo e non è stata eseguita alcuna analisi sull’esperienza di governo dell’epoca;

2) in secondo luogo dove lo spostamento in senso “socialdemocratico” si sta verificando i partiti hanno mantenuto una struttura di massa a integrazione sociale (pur con tutti i limiti) come nell’SPD, nel Labour e nel PSF (diverso, naturalmente, il caso di Podemos.) Spostamento d’asse in senso “socialdemocratico” che si verifica, inoltre, a fronte di una modificazione evidente nel quadro di riferimento europeo (e comunque da verificare sulla base dell’esito delle elezioni francesi e tedesche.)

3) al terzo punto l’evidente impreparazione sul piano della progettualità attorno a due nodi emergenti nella nuova qualità delle contraddizioni: sul piano internazionale lo spostamento d’asse che si sta verificando a seguito dell’esito delle elezioni USA; sul piano delle dinamiche economiche l’evidente necessità di aprire una ricerca di nuovo quadro di correlazione tra innovazione tecnologica e creazione di lavoro vivo (sotto questo aspetto si pongono davvero questioni inedite: da quelle riguardanti i limiti da tracciare sul piano della qualità e delle possibilità di espansione dell’innovazione tecnologica, alle misure fiscali necessarie ad attaccare le disuguaglianze e ad affrontare le crisi da deficit, al tema del reddito di cittadinanza o di “soglia minima di sopravvivenza”. Un tema quest’ultimo strettamente legato agli altri due: della lotta alle disuguaglianze e alla questione fiscale;

4) infine del presentarsi di elementi assolutamente inediti rispetto alla conformazione dello stesso sistema politico italiano in presenza, tra l’altro, di un rallentamento evidente nel processo di cessione di sovranità dello “Stato – Nazione” e di evidenti difficoltà del quadro europeo.

Fin qui la descrizione della “pars destruens” rispetto all’operazione avviatasi con la crisi del PD.

Quanto alla “ pars costruens”, a giudicare da ciò che si vede in giro, non c’è molto su cui fare affidamento per una prospettiva di soggettività politica autonoma capace di muoversi controcorrente proponendo un forte aggiornamento nell’identità di un partito comunque a integrazione di massa.

Una soggettività politica, un partito chiaramente orientato sulla rappresentanza delle contraddizioni reali fuori dai politicismi di basso profilo, in grado di coniugare – come servirebbe – opposizione e alternativa in un quadro complessivo di grande respiro strategico.

Forse sarebbe sufficiente, per adesso, un soggetto capace di rappresentare il grande disagio sociale con un’opposizione coerente e un legame forte con l’identità storica del movimento operaio e della sinistra.

FRANCO ASTENGO

redazionale

23 febbraio 2017

foto tratta da Pixabay


Dedicato a chi ha pensato stesse subendo le trincee e le fortificazioni di una classe dominante:

Cosa si può contrapporre, da parte di una classe innovatrice, a questo complesso formidabile di trincee e fortificazioni della classe dominante?
Lo spirito di scissione, cioè il progressivo acquisto della coscienza della propria personalità storica. Spirito di scissione che deve tendere ad allargarsi dalla classe protagonista alle classi alleate potenziali: tutto ciò domanda un complesso lavoro ideologico, la prima condizione del quale è l’esatta conoscenza del campo da svuotare del suo elemento di massa umana.

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