La questione vera è il futuro di Rifondazione Comunista

Ho preso visione del video in cui il compagno Ferrero sposa di fatto la posizione di Eleonora Forenza e Dino Greco, invitando il gruppo dirigente di PaP a fare...

Ho preso visione del video in cui il compagno Ferrero sposa di fatto la posizione di Eleonora Forenza e Dino Greco, invitando il gruppo dirigente di PaP a fare un passo indietro per evitare la conta sui due statuti.

Che ciò avvenga mentre alcuni dirigenti del PRC stanno battendo sistematicamente a suon di telefonate i gruppi dirigenti locali del partito per invitarli a far iscrivere i compagni a PaP, in modo che questi poi votino lo statuto sponsorizzato dal gruppo dirigente del PRC, è già piuttosto curioso. Quello che, tuttavia, mi sfugge è il senso di tale pronunciamento.

Ci si è reso conto che far nascere un nuovo soggetto politico (PaP/partito), dopo che ci si è contati sui meccanismi di gestione di tale soggetto, è la prova che si sta lavorando su una base politica comune fragilissima e che quindi è meglio soprassedere per evitare una figuraccia?

Oppure, non essendo sicuri sull’esito delle votazioni, si preferisce arrivare a un qualche compromesso per evitare di finire nella parte perdente?

Non so francamente cosa rispondere. Quello che però mi pare incontrovertibile è che, sia che si proceda con la conta sullo statuto, sia che si arrivi a una sintesi, il problema dell’adesione di Rifondazione a PaP resta ugualmente. Mi spiego.

Lo statuto elaborato da Ferrero e da alcuni dirigenti di Rifondazione emenda in parte lo statuto dell’attuale maggioranza del gruppo dirigente di PaP su alcune questioni, tipo: l’apertura di PaP a nuovi soggetti, il meccanismo decisionale basato su una maggioranza qualificata dei due terzi anziché del 51%, una modalità di elezione dei portavoce non smaccatamente plebiscitaria e la formazione dell’assemblea nazionale di PaP eletta a partire dalle assemblee di base. Si potrebbe dire: un tentativo di democratizzare un po’ la struttura di PaP e quindi (aggiungo io), di evitare di esporsi al rischio di essere marginalizzati dalla maggioranza vincente.

Il punto che elude Ferrero e Acerbo, così come Dino Greco ed Eleonora Forenza, è che queste misure o la sintesi che ne venisse fuori con la maggioranza di PaP, non fanno e non farebbero venir meno la sostanza di quello che si è già deciso, e cioè un modello di PaP che comporta la liquidazione dell’autonomia di Rifondazione comunista, perché la sussume di fatto in un nuovo partito.

Sono giudizi troppo forti? Parliamoci chiaro. Quando si prevede di cedere gran parte della propria sovranità di partito a PaP (come già fatto nella comunicazione mandata a suo tempo da Ferrero al gruppo dirigente di PaP senza consultare prima alcun organismo dirigente del partito), quando si accetta che singoli militanti di Rifondazione, in deroga all’art. 3 del nostro statuto, possano iscriversi a PaP, quando si sostiene che i gruppi dirigenti di PaP e le sue decisioni sono il risultato delle scelte dei singoli aderenti e non delle forze politiche che ne hanno dato vita, Rifondazione in primis, si sostiene nel concreto che si vuole costruire  un nuovo partito in cui, indipendentemente dal numero di compagni di Rifondazione che vi s’iscriveranno, le decisioni diventeranno vincolanti (in quasi tutti i campi) per il nostro partito.

Cosa si voglia di più per dimostrare che la via scelta è quella dello scioglimento di Rifondazione in un nuovo soggetto, non lo so. Certo i vari sostenitori di questa proposta si guardano bene dal dirlo, ma i fatti parlano chiaro.

E questo è il motivo sostanziale del dissenso che i sostenitori dell’appello reso pubblico qualche giorno fa manifestano nei confronti delle posizioni di Ferrero e di quei dirigenti che, a titolo diverso, accettano questo sbocco. Il punto, quindi, non è quello di allinearsi alla schiera dei sostenitori di uno statuto, né di sponsorizzare la sintesi degli statuti.

Occorre, invece, dire a chiare lettere che Rifondazione comunista è disponibile solo a ritornare all’ispirazione originaria di PaP, come movimento alternativo unitario e non come partito o quasi partito, composto da soggetti che conservano la loro autonomia e decidono sulla base della sola condivisione.

Se il gruppo dirigente di PaP è disponibile a tornare a questo, ci si sta, altrimenti no. È quello che ha mosso i Comunisti italiani e Sinistra anticapitalista ad allontanarsi, quando hanno capito che quello che gli si chiedeva era di rinunziare al loro ruolo per confluire in un nuovo partito.

Rifondazione avrà uno scatto di dignità o continuerà a cedere fino a sciogliersi in un nuovo partito rissoso, poco unitario e spesso settario, magari conservando il proprio logo, come specchietto delle allodole? Noi abbiamo scelto: che Rifondazione conservi una propensione unitaria, ma che difenda tenacemente il proprio ruolo di partito autonomo.

GIANLUIGI PEGOLO
Direzione nazionale Rifondazione Comunista

23 settembre 2018

categorie
Rifondazione Comunista





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