Taxi!

Non sono pregiudizialmente contro i tassisti. Non condivido la loro protesta nei metodi. Si sono accorti soltanto ora della direttiva promossa da Bolkenstein? Per tre lustri l’abbiamo denunciata come...

Non sono pregiudizialmente contro i tassisti. Non condivido la loro protesta nei metodi.
Si sono accorti soltanto ora della direttiva promossa da Bolkenstein?
Per tre lustri l’abbiamo denunciata come uno dei peggiori mali creati dal liberismo europeo e siamo stati derisi da tutti. I soliti comunisti “contro la modernità”!
Quella dei tassisti non è lotta di classe.
Non li ho mai visti solidarizzare con gli operai o gli studenti in piazza.
Quella dei tassisti è una lotta particolare, di corporazione. Una lotta che non mi appassiona e che non sento come lotta di lavoratori.
Il punto è: quanto la lotta, o per meglio dire il casino, fatto in questi giorni dai tassisti è da loro percepito come una parte di una lotta più generale, che dovrebbe coinvolgere tutti i lavoratori, i disoccupati e i precari?
Ogni lavoratore, singolarmente preso, è corporazione a sé stesso: per questo la necessità storica, politica e sociale è l’unità dei lavoratori. Ma di tutti.
Una grande conquista del mondo sindacale è stata la confederalita: unire più settori di lavoro e farli partecipi di medesime rivendicazioni pur nella diversità delle categorie.
Un tempo questo accadeva con il contratto nazionale collettivo di lavoro. I diritti erano “di base” alcuni, e valevano per tutti; di categoria altri e valevano per il settore di lavoro specifico.
Sinceramente nella lotta degli operai di Pomigliano io vedo anche un movimento, una critica al sistema economico che nelle molte interviste che ho sentito oggi in TV e letto su Internet non ho percepito.
Ho percepito il clima rivendicativo dei padroncini del Nord Est, quello degli allevatori che riversavano il latte per le vie e le piazze di Roma in spregio alle rivendicazioni che gli venivano negate.
Ciò che importa è che chi ha il lavoro lotti anche per chi non ce l’ha e chi non lo ha lotti per chi lo deve mantenere.
Ciò che conta è che gli anziani lottino per sé stessi e per le giovani generazioni e che queste facciano parimenti per chi li ha preceduti.
Spero che almeno i tassisti sindacalizzati riescano ad egemonizzare la lotta e a far comprendere che i modi di scioperare sono altri se si vuole avere dalla propria parte una solidarietà sociale che non può che arrivare dai più deboli. Non certo dal governo e tanto meno da Bruxelles.

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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