Paure renziane

Erano le parole che volevo sentire da Renzi: uno spauracchio per un nuovo PDS. Peggio ancora lo spettro di una nuova “Unione” (condivido, qui, il timore renziano…). Addirittura avrei...

Erano le parole che volevo sentire da Renzi: uno spauracchio per un nuovo PDS. Peggio ancora lo spettro di una nuova “Unione” (condivido, qui, il timore renziano…). Addirittura avrei preferito lo spauracchio di vedere nuovamente “I Progressisti” di occhettiana memoria nell’immaginario dell’ex sindaco di Firenze rispetto ad una “svolta del PD”…
In tempi di tragedia e deflagrazione apocalittica della sinistra, ogni vecchio arnese del passato, un tempo giudicato riformista e deviante dalla lotta di classe, sembra quasi un oggetto prezioso trovato da un naufrago su un’isola deserta.
Un po’ come lo scarpone da pattinatore con cui Tom Hanks si cava il dente marcio: non è proprio l’arnese adatto; non è nemmeno facile infilarsi la lama in bocca; nemmeno prendere la pietra e spingere con un colpo secco la lama per estirpare il marcio che s’è impadronito del dente… Ma tocca farlo.
Questo non vuol dire che noi si debba aspirare ad un nuovo PDS. Non vi siamo entrati nel 1992, non vedo perché dovremmo farlo ora.
Ma, da comunisti che vogliono continuare a rimanere tali perché esiste un bisogno inconsapevole di comunismo, una ignorata voglia di libertà ed uguaglianza sociale e civile, dobbiamo “spingere” – come diceva Marx – per far avanzare le istanze per cui lottiamo. Ed oggi, per ritornare ad avere un ruolo politico, morale e civile nella società, tocca sperare che il PD che faccia le stesse scelte che fino ad ora ha fatto e che una parte di sinistra alla sua sinistra abbandoni le velleità di una impossibile ricostruzione del centrosinistra per fare la sinistra. Moderata. Riformista. Ma la sinistra, almeno.
Noi la nostra parte possiamo farla: da comunisti.
Non ho mai capito perché se i liberali e i liberisti non rinunciano ad essere tali, dovremmo farlo noi nel nostro essere l’opposto rispetto a loro? Chi vuol esser riformista lo sia, ma dentro una nuova alleanza di sinistra.
Serve un minimo comune denominatore che federi le diversità, che escluda le tre destre: quelle al governo e quelle di opposizione.

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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