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I cottimisti dell’Est, vita e fatica bestiale su e giù in camion

Lungo la strada che i «migranti africani» – come da categorizzazione del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker – percorrono per raggiungere la Francia, altri migranti corrono a tutta velocità. Polacchi, bulgari, ucraini, rumeni che guidano piccoli furgoncini cabinati con targa polacca: autotrasportatori cottimisti di cui si sa poco, ma assai visibili in val Susa. Viaggiano spesso incolonnati, a gruppi di due o tre, e la loro vita scorre in cabina dato che hanno il necessario per vivere e lavorare mentre guidano.

Corrono sempre, giorno e notte, si fermano solo quando sono sfiniti: trasportano fino a sette tonnellate di merce e sono facilmente riconoscibili perché hanno una sagomatura maggiorata in virtù di una cabina over size dove il conducente, sempre da solo, dorme.

Nella valle che dovrebbe essere attraversata nel 2040 da treni carichi debordanti di merce, oggi i furgoncini polacchi hanno sostituito gli autotreni e magazzini.

Flusso merci in netto calo da anni sulla direttrice est-ovest, per altro.

Il loro lavoro sfugge a qualsiasi censimento perché non utilizzando l’autostrada il loro trasporto non viene conteggiato. Secondo alcuni testimoni sulla statale 24 della val Susa, passerebbero circa 150 furgoncini polacchi al giorno, creando qualche problema di traffico nei giorni di massimo afflusso turistico e nel centro dei vari paesi.

La scorsa settimana, quando i volontari di Briser le Frontieres hanno bloccato il traffico per qualche minuto, un lungo serpentone di camioncini con targa polacca si allungava di fronte ai gendarmi che guardavano i manifestanti.

Caricano in tutta la pianura padana e, statale dopo statale – senza mai prendere un’autostrada – portano la merce in Francia, preferibilmente a Lione e Grenoble. Scaricano, ricaricano e tornano indietro: e così via. Quando tornano a casa, in Polonia, si premurano di caricare il furgoncino di taniche di nafta, dato il costo decisamente inferiore alla pompa: almeno un terzo.

Le strade secondarie sono il loro regno: nei parcheggi si possono vedere mentre i conducenti si fermano per una breve sosta, i furgoncini con peso inferiore a 3,5 tonnellate non hanno l’obbligo del disco orario quindi viaggiano in continuazione.
Sfruttano la deregolamentazione del mercato della logistica, che permette loro di muoversi liberamente senza infrangere leggi: il loro compito è semplice, smontare un trasporto che necessita di un autotreno in tanti camioncini. Costa meno, non ci sono perdite di tempo – viaggiano anche il sabato e la domenica – e di fatto viene abbattuto anche il costo del magazzino.

La maggior parte degli autisti viene pagata a cottimo: più viaggi, più corri, meno dormi, più guadagni. Secondo alcune agenzie di trasporto torinesi il loro compenso sarebbe pari a un terzo di un autista regolarmente assunto in Italia.

Il loro cammino è lo stesso dei migranti che procedono a piedi, tra mille difficoltà e pericoli: ma i primi, i “migranti africani” a cui viene opposto ogni tipo di ostacolo, non sono vettori di merci che si spostano, al costo più basso possibile, dall’Italia alla Francia

MAURIZIO PAGLIASSOTTI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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