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Politica e società

«Bisogna sciogliere le organizzazioni, come fu con Ordine nuovo»

«Predappio è solo il luogo natale di Mussolini, non ha significato nella Resistenza. Non siamo contro un centro studi sul fascismo, ma siamo preoccupati dal fatto che si faccia proprio lì».

La presidente dell’Associazione nazionale partigiani italiani Carla Nespolo è reduce dalla manifestazione antifascista di Como. Stanca ma abbastanza soddisfatta dalla buona (e non scontata) partecipazione registrata, non si risparmia nel commentare la prossima realizzazione del «Progetto Predappio» nell’ex Casa del Fascio del paesino in provincia di Forlì.

Nespolo, il progetto va avanti malgrado la vostra contrarietà.
Noi pensiamo che un centro di studi storici sia sempre un’opera utile, anche se voglio specificare che in nessun modo siamo stati coinvolti nella faccenda di Predappio, né da un punto di vista scientifico né da un punto di vista politico. Comunque, questo risorgente fascismo che stiamo vedendo all’opera negli ultimi tempi nasce da una mancanza di conoscenza del Ventennio. Quindi, ben venga un centro studi. Però temo che la scelta di localizzarlo a Predappio significherebbe non farne un luogo di conoscenza, ma di agiografia: il paese è già da tempo meta di pellegrinaggi fascisti, per così dire. Un museo del genere si può fare anche altrove: a Milano, a Roma, a Torino, sulla Linea Gotica… A Predappio c’è solo la casa natale di Mussolini, tutto qui. È un’operazione che non ci piace né ci convince.

Intanto a Como la manifestazione antifascista sembra comunque essere riuscita a smuovere molte persone.
È stato un bel momento, colorato e plurale. Però non deve essere un fatto isolato. Spero che sia l’inizio di un percorso che porti alla piena attuazione della Costituzione. L’abbiamo difesa l’anno scorso ai tempi del referendum, e adesso vogliamo che venga applicata. Perché, fa sempre bene ricordarlo, l’Italia è un paese antifascista, così come lo è la sua carta costituzionale.

Che fare?
Serve una grande operazione culturale: bisogna far sapere ai giovani cosa è stato il fascismo, perché è dall’indifferenza che nascono i totalitarismi e le dittature. Bisognerebbe anche sciogliere le organizzazioni fasciste: ci sono delle leggi e dei precedenti storici, penso a quando negli anni ’70 fu messo fuori legge Ordine Nuovo. Servono scelte chiare da parte di un fronte comune molto ampio: no alla violenza fascista, no al razzismo. Chiediamo al governo di intervenire.

Ecco, la piazza di Como è stata convocata Pd, che è al governo e che, ad esempio, negli ultimi mesi ha promosso politiche molto dure sull’immigrazione.
Uno degli interventi che mi è piaciuto di più è stato quello di una ragazza di Como Senza Frontiere, che ha espresso parole dure sul decreto Minniti. Alla manifestazione c’erano tanti ministri del Pd, sono convinta che abbiano capito quali fossero le istanze della piazza: contro il razzismo e per l’accoglienza.

Negli ultimi tempi i rapporti tra Pd e Anpi sono, per così dire, talvolta tesi. Dopo essere stati a manifestare insieme, bando alle polemiche?
Non mi sento assolutamente di dire ‘bando alle polemiche’. L’unità di intenti vuol dire anche che tra di noi dobbiamo dirci la verità: quando c’è da fare critiche, noi non abbiamo problemi a farle, né ci risparmieremo in futuro. Bisogna arginare questo nuovo fascismo, che cresce anche grazie alle divisioni degli antifascisti. Ma, ci tengo a ribadirlo, non nasconderemo mai le nostre opinioni: non l’abbiamo fatto con il referendum costituzionale, non l’abbiamo fatto con il pacchetto Minniti. Continuiamo, ad ogni modo, a lavorare per un grande fronte comune antifascista, cercando punti di contatto con tutti. Come ai tempi della Resistenza.

MARIO DI VITO

da il manifesto.it

foto tratta da Wikimedia Commons

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