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Franco Astengo

Un referendum non secondario

Mentre il Governo tenta la via del decreto (che nasconde la “furbata” della decadenza) per evitare il referendum sui voucher (e la Corte Costituzionale l’ha inopinatamente sollevato dalla terribile grana di quello sull’articolo 18) gli organi di informazione declassano come meramente tecnico quello sui subappalti.

Un quesito che, invece, è estremamente semplice.

Oggi, in caso di irregolarità nei pagamenti di stipendio e contributi, il dipendente di una società che ha ricevuto un appalto o un subappalto può rivalersi su chi ha commissionato l’appalto, ma solo se non è riuscito a ottenere quanto gli era dovuto da chi ha ricevuto l’appalto, cioè il suo datore di lavoro.

Se il referendum dovesse passare quel lavoratore potrà decidere di chiedere direttamente il denaro che gli è dovuto al committente dell’appalto. Una modifica che, oltre che tutelare maggiormente i lavoratori, infonderebbe in chi affida un appalto una maggiore attenzione riguardo agli affidatari.

Avendo ben presente il mondo degli appalti e subappalti (non da oggi ma in questo momento la questione si presenta in termini fortemente esasperati) gli interessi che si muovono, la natalità/mortalità immediata di tante aziende subappaltanti, i livelli di sfruttamento che in quell’ambito si esercitano, le condizioni complessive di lavoro è evidente che il quesito referendario contiene in sé una fortissima valenza politica e l’eventuale risultato potrebbe fornire una indicazione ben precisa al riguardo dell’intero mondo del lavoro.

Per questo motivo vale la pena che si eserciti un’azione demistificante a questo riguardo rispetto al tentativo di minimizzare l’impatto politico del referendum (cercando di ripetere la vicenda “trivelle” con l’eventuale mancato raggiungimento del quorum).

Occorre, in questo senso, un forte impegno per far conoscere gli esatti termini della questione e la sua valenza politica complessiva.

FRANCO ASTENGO

17 marzo 2017

foto tratta da Pixabay

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