La Q di Qomplotto

In tempi di pandemia è un manuale indispensabile per aumentare le difese immunitarie da tutte quelle “fantasie di complotto“, quelle invenzioni che alimentano false notizie su false notizie, che...

In tempi di pandemia è un manuale indispensabile per aumentare le difese immunitarie da tutte quelle “fantasie di complotto“, quelle invenzioni che alimentano false notizie su false notizie, che Wu Ming 1 sintetizza così bene in questa locuzione.

La Q di Qomplotto” (edizioni Alegre), scritto proprio così, è un testo coraggioso, per palati mentali forti, pronti a immergersi nell'”hole rabbit” di una irrealtà manifesta grazie alla superdiffusione dei social che sono più veloci della televisione e della radio nella propagazione tanto delle buone quanto delle cattive notizie, tanto di quelle vere quanto soprattutto di quelle false.

Ma la storia del complottismo non è una esclusiva del nuovo millennio. Attraversa un po’ tutto il cammino (dis)umano: si perde nella notte dei tempi e cala su noi con tutto il peso di ancestralismi che sono durissimi a morire, quasi avessero dei superpoteri provenienti da millenni di abitudini sintetizzate in proteine negative per la singolarità dell’individuo e per la socialità umana.

La pandemia ha solamente accentuato tutta una serie di contorsioni cerebrali che hanno mortificato la capacità critica, tutta umana, di discernere, di analizzare, di sviscerare i dubbi, aumentando la cognizione e quindi favorendo il progresso, tanto morale quanto materiale, di una società che avrebbe dovuto evolvere da tanti stati primitivi che invece rinverdiscono non appena si tratta di stabilire il criterio più banale per la sopravvivenza legata alla sopraffazione su altri popoli.

La gara al dominio del mondo si perde nella notte dei tempi biblici, coranici, talmudiani e di qualunque religione che ha istillato quel tanto di trascendentalismo negli animali umani da renderli fantastici oltre la fantasia stessa; da renderli capaci di iperboli figurative di un capovolgimento della realtà, non tanto per sovvertirla e migliorare il mondo, quanto come rifugio di una figura dalla vita insopportabile, inconoscibile del tutto ma altamente immaginabile.

Non c’è giorno in cui in televisione non spunti qualche documentario che spande ipotesi adulteranti la verità storica: ad esempio sulla morte di Hitler. E’ intrigante montare un giallo dalle fosche tinte del nazismo magico, esoterico e onnipotente attorno alla fine del dittatore: immaginarlo mentre sale su un aereo nella Berlino assediata dall’Armata Rossa, mentre passa le linee di fuoco di terra e dell’aria, arriva nella Danimarca ancora controllata dalle sue truppe e da lì fugge in Spagna e poi in qualche posto non ben definito dell’America del Sud.

Uno sforzo storiografico? Tutt’altro. Uno svilimento del metodo storico attraverso fantasie, che magari non sono complottiste, ma che finiscono per esserlo e per relativizzare qualunque evento accertato dalla oggettività dei fatti che parlano attraverso mille testimonianze e che sono ricostruiti minuziosamente, da oltre settant’anni, dalle più diverse scuole di storia contemporanea.

Wu Ming 1 spazia in un mondo parallelo, esattamente come quello di coloro che vogliono farci credere che Hitler fosse ancora vivo negli anni ’60 e ’70. Ma l’indagine che conduce si propone di mostrare quasi scientificamente l’antiaderenza delle fantasie di complotto con la realtà, utilizzando la circostanziazione dei fatti ad uso e beneficio esclusivo dei fatti stessi.

L’oggettività è un mezzo convincente o, almeno, dovrebbe universalmente esserlo se, conservando tutta la terapeutica e salutare criticità dialettica del dubbio, si rimane presenti a sé stessi nell’essere presenti alla interdipendenza che si vive col resto del mondo. Ma, per chi crede che sotto una pizzeria newyorkese ci sia un mondo sotterraneo fatto di pedo-satanismo e di misteri governativi nascosti alla maggioranza della popolazione (tranne, si intende, ai complottisti che pensano di averlo scoperto…), ogni evidenza è complotto nel complotto.

Per non ammettere la propria faciloneria, il semplicismo in cui si è piombati, la vergogna che interiormente si può provare nell’aver abboccato a tutto tondo alla prima “fake news” trovata su Internet. La malattia è così diffusa che non ci sarebbe nulla di cui vergognarsi, visto che il contagio fa a gara con il Covid-19 nell’espandersi, nel giocare con le paure di tanti animi angosciati dal presente e proiettati in un futuro dai tratti sempre più apocalittici per il pianeta Terra.

Le “fantasie di complotto” non sono bizzarrie, scherzi, frizzi e lazzi gettati lì per lì nella rete e nella storia quotidiana della nostre vite per farci inciampare e ridere come davanti alle comiche chapliniane. Sono artifici ben studiati di un sistema che tenta di difendersi anche così da un logoramento progressivo, dovuto all’esaurimento delle materie prime e delle energie produttive.

Un capitalismo disperato che vuole oltrepassare anche questo secolo, nonostante il “punto di non ritorno” che la scienza ha decretato per un ambiente devastato, impoverito così tanto da non riuscire più a stare appresso ai mutamenti voluti da una parte dell’umanità: quella dominante, di volta in volta, padrona e servitrice al tempo stesso del sistema dei profitti e delle merci, dello sfruttamento della forza-lavoro, degli animali non umani e dell’ambiente tutto.

Le “fantasie di complotto” sono il parto di quella che Wu Ming 1 definisce molto accuratamente come “omeostasi del sistema“: «Tendenza del capitalismo a conservare le proprie caratteristiche di base e la propria logica di fondo a dispetto delle turbolenze esterne ed interne. Ogni sistema sociale tende all’omeostasi, ma il capitalismo è il primo ad essersi imposto come totalità su scala planetaria, perciò la sua omeostasi opera ovunque e in ogni momento».

Per fare in modo che questa conservazione raggiunga il suo scopo, sono utili tutti i mezzi possibili e, come si sa, il capitalismo non bada ad investimenti in tal senso. Per questo la costruzione di narrazioni diversive di qualunque evento, umano o non umano, è funzionalissima al sistema e coloro che si fanno imbrigliare nelle sabbie mobili delle false notizie, mentre si appuntano al petto la medaglia di “Scopritore della Vera Verità Rivelata“, diventano – loro malgrado – gli agenti più fedeli di quel complottismo che pretenderebbero denunciare.

Una nemesi giornaliera, quotidiana, dell’hic et nunc, perché ad ogni «Hic Rhodus, hic salta», nessuno salta; e se salta si sfracella, si rompe le corna contro un muro fatto di niente, andando sempre oltre e perdendo di vista ogni cosa, ogni persona. Ma prima di tutto sé stesso.

LA Q DI QOMPLOTTO  – QANON E DINTORNI
Come le fantasie di complotto difendono il sistema
Wu Ming 1, edizioni Alegre, 2021
€ 20,00

MARCO SFERINI

11 agosto 2021

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