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Lo stiletto

Il grattacielo nero

Un grattacielo che va interamente a fuoco. Quasi cento persone morte. L’immagine scheletrica di ciò che ne rimane è l’emblema del degrado in cui sono costretti a vivere quelli che molti giornali hanno chiamato i “reietti”.
Sono quelli che Franco Fortini definiva “gli ultimi del mondo”. Sono gli stessi che ieri hanno contestato Theresa May e che hanno assaltato il locale municipio del quartiere londinese.
Questi “ultimi del mondo” devono vivere ammassati in falansteri di moderna generazione e devono fuggire anche dai loro paesi d’origine perché, nonostante una laurea presa con 110 e lode, non trovano lavoro in Italia.
E’ forse improprio colpevolizzare lo Stato per il rogo londinese. Ma c’è un insieme di concause che si legano lontanamente tra loro, ma pur sempre si incontrano: tutto si gioca tragicamente sul fare profitto, sul privilegiare certe classi sociali rispetto ad altre.
C’è chi ha voluto risparmiare sui sistemi antincendio a Londra e chi taglia gli incentivi per il lavoro in Italia.
In questo senso una responsabilità indiretta esiste: perché si spinge chi potrebbe vivere dignitosamente anche grazie ai propri percorsi di studi ad una vita di sacrifici che umilia e che fa trascinare i propri corpi in stanche giornate ripetitive di precarietà e sfruttamento incredibile.
Qualcuno ha persino, alcuni anni fa, inventato il “lavoro povero”: un lavoro che, già dal suo nome, ti descrive come, pur mettendolo in pratica con la tua forza e la tua mente, non ti consentirà di vivere ma soltanto di sopravvivere.
Il grattacielo incenerito di Grenfell è la visione plastica di un disagio sociale transnazionale, transcontinentale, mondiale e differente da paese a paese ma non per questo meno grave.
Dovrebbe rimanere così per sempre: annerito, nel centro di quartieri perbene della Londra grande metropoli. Come monumento allo sfruttamento e all’abuso di vite che, grazie alla ricerca del profitto, sono state cancellate in pochi minuti…

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

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