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Guglielmo Marconi e i misteri senza tempo del regime

Aleister Crowley con la moglie e la figlia in una foto del 1910

La sensazione è che «l’investigatore dell’incubo» Dylan Dog abbia smesso jeans e Clarks per vestire l’orbace. I protagonisti della serie Gli archivi segreti della sezione M, quattro volumi pubblicati fino ad ora da tre60 (Tea) a firma di Carlo Alberto Orlandi, indagano infatti sotto la guida di Guglielmo Marconi su crimini e vicende bizzarre e misteriose, finendo per cimentarsi con contesti e personaggi spesso molto simili a quelli che si incontrano nelle storie del personaggio creato da Tiziano Sclavi, ad iniziare dal moderno «mago» Aleister Crowley.

Nata a metà degli anni Trenta per volontà esplicita di Mussolini per «indagare su quelle vicende, criminali o meno, considerate pericolose per la sicurezza della nazione per la loro natura bizzarra e talora esoterica», su indicazione del capo della polizia Arturo Bocchini, la Sezione M viene posta alle dipendenze del Gabinetto RS-33, un gruppo di scienziati guidato da Marconi che si avvale di universitari e non di agenti delle forze dell’ordine.

La scelta di Marconi cadrà in particolare su tre giovani che si sono distinti nei littoriali: Ondina Murri, «esperta di storia e di lingue antiche», Davide Varelli, «geniaccio matematico» e Romolo Mancini, «appassionato di motori». La prima, seguace di Marinetti, è convinta che alla guida del Paese ci dovrebbe essere un fascista, ma donna; il secondo, uno scienziato in erba, è un assertore ante litteram dell’esistenza dei marziani; il terzo è stato segnalato a più riprese per «propaganda antifascista».

Sono loro che, incrociando via via figure come Nikola Tesla, Gabriele d’Annunzio, Ettore Majorana o Primo Carnera indagheranno su creature misteriose, macchine strabilianti, luoghi inverosimili e «presenze» inquietanti nel contesto dell’Italia del regime mescolando lo sguardo della fantascienza, le congetture di Sherlock Holmes e «il giallo» dei telefoni bianchi.

A firmare la serie – in ogni volume sono raccolte due inchieste -, sotto lo pseudonimo di Carlo Alberto Orlandi, l’archivista che alla fine della guerra avrebbe messo al sicuro gli archivi della Sezione M, poi riapparsi casualmente nel 2015, tre autori, Giulio Leoni, Enrico Lucenti e Massimo Pietroselli, che si sono già misurati in passato sia con il giallo che con il romanzo storico.

GUIDO CALDIRON

da il manifesto.it

foto tratta da Wikimedia Commons

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