Il diritto non va ridotto a un sapere tecnico e neutro. Il diritto non va sminuito a scienza servente del potere o dei potenti. Ogni giurista ha una missione, che è quella di interpretare il proprio ruolo in forma dinamica, aperta, consapevole di disporre di un sapere da mettere al servizio di una società aperta, inclusiva, solidale. Ed è quello che ha fatto Marco Ruotolo negli ultimi anni.

Ruotolo non è solo un giusta, un professore di diritto costituzionale, nonché uno dei più grandi esperti di pena in Italia. È un intellettuale che da anni ci spiega coma la Costituzione sia materia viva, non sia un libro polveroso da tenere sullo scaffale, ma sia l’anima e il corpo della nostra democrazia in movimento.

Non è un caso che il suo ultimo libro, una raccolta di articoli e interviste (tra cui alcune apparse sul Manifesto), si intitoli La Costituzione in azione (Editoriale Scientifica, pp. 132, euro 12). La parola «azione» ci rimanda a un’idea di diritto che, come scrive lo stesso Ruotolo in apertura del libro, non è astrazione ma azione. Potrei altrimenti dire che la Costituzione è il sapere che limita il potere.

In questo senso è sempre in azione, anche grazie ad interpreti sapienti ed appassionati come Ruotolo. Non è un caso che la prima parte del suo libro sia proprio dedicata al Potere. A proposito della riforma voluta dal Governo sul premierato Ruotolo ammonisce come «la nuova Costituzione vuole chiaramente andare incontro al potere».

Viene così negato il senso delle scelte dei nostri padri costituenti che era quello di evitare che si creassero le condizioni per un eccessivo accentramento di potere nelle mani di una sola persona. La riforma meloniana e il premierato sono logicamente e politicamente discontinui rispetto allo spirito costituzionale.

Il potere va sempre limitato. Il potere punitivo, che al pari del potere di fare le guerre costituisce una delle manifestazioni potenzialmente più feroci della sovranità dello Stato, va anch’esso limitato. È questo il senso degli insegnamenti di Marco Ruotolo che presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Roma Tre ha dato vita a una filiera formativa straordinaria, favorendo la nascita di una generazione di studiosi e attivisti che avranno il compito di ridurre la distanza tra carcere e Costituzione.

«La pena, quale sia la forma dell’espiazione – scrive Ruotolo – deve tendere a restaurare e a ricostruire quel legame sociale che si è interrotto con la commissione del reato. Deve avere l’obiettivo di re-includere, di avviare un processo potenzialmente in grado di ridurre il rischio di ricaduta nel reato».

Partendo da queste premesse Marco Ruotolo, nominato dalla ministra Marta Cartabia presidente della Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario, mise a disposizione del Governo e del parlamento una serie di proposte che andavano a modernizzare e umanizzare la quotidianità penitenziaria. Non se ne fece nulla. E di quel nulla ne stiamo ancora subendo le conseguenze, oggi che ogni quattro giorni contiamo un detenuto che si toglie la vita.

Al Potere e alla Costituzione Ruotolo, insieme a Marta Cartabia, ha dedicato un monumentale volume pubblicato nel 2023 dalla Giuffrè Francis Lefebvre. Il potere costituzionalmente orientato è giustizia, eguaglianza, impegno sociale. E Ruotolo, ricorda in chiusura del volume, come questa debba essere la missione dell’Università che mai deve chiudersi dentro una spirale di scienza autoreferenziale.

Ruotolo è promotore di un viaggio della Costituzione oltre i luoghi dell’accademia. La sua Costituzione aperta a tutti ha coinvolto migliaia di studenti delle scuole superiori di tutta Italia, decine e decine di insegnanti.

Rieccheggia nel lavoro di Ruotolo, sul campo, nelle scuole, nelle aule universitarie e sui libri, l’insegnamento di Pietro Calamandrei che in un discorso tenuto agli studenti liceali alla Società umanitaria a Milano disse «ci sono giovani come voi fucilati, impiccati, portati a morire in campi di concentramento. Questa non è una carta morta, ma il testamento di 100mila morti per la libertà. Se volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne, nelle carceri, nei campi, dovunque è morto un italiano per riscattare la nostra libertà, perché è lì che è nata questa nostra Costituzione».

Senza enfasi posso ben dire, anche per conoscenza diretta, che Ruotolo interpreta il suo impegno intellettuale, sociale e culturale nel solco del grande Calamandrei.

PATRIZIO GONNELLA

da il manifesto.it

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