Fine vita, un grande passo di laicità per la Repubblica

Per mille anni il Patriominum Sancti Petri prima e lo Stato della Chiesa poi hanno non solo diviso l’Italia e reso impossibile la concretizzazione della sua unità statale, la...
Marco Cappato

Per mille anni il Patriominum Sancti Petri prima e lo Stato della Chiesa poi hanno non solo diviso l’Italia e reso impossibile la concretizzazione della sua unità statale, la formazione compiuta di una comunità popolare e nazionale come avvenuto nel caso di Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo, ma hanno fatto del nostro Paese una fortezza quasi del tutto impenetrabile ai sommovimenti di varia natura – statale, religiosa, filosofica, culturale – che nel corso dei secoli hanno attraversato la vita delle popolazioni degli antichi stati italiani.

Basti pensare alla persecuzione antisemita, alla creazione dei ghetti in Roma, Ancona, in tante altre città della Penisola che non fossero direttamente collegate all’amministrazione pontificia. Ma basti anche soltanto fare riferimento alla Riforma protestante e ai suoi influssi, ai tentativi di penetrazione soprattutto nelle valli piemontesi, nella Serenissima Repubblica di Venezia e persino nel Granducato di Toscana.

Parlando di ciò, è impossibile tralasciare Giordano Bruno, la sua detenzione per più di un lustro e poi la morte sul rogo in Campo de’ Fiori a Roma.

La Chiesa cattolica, dunque, ha preteso costantemente di essere un substrato di importanza primaria nelle faccende degli Stati italiani pre-unitari e lo ha fatto con la stessa tenacia con cui anche nel corso della nostra modernità si è intromessa perentoriamente nelle vicende concernenti gli affari interni della Repubblica Italiana, violando ripetutamente il diritto del nostro Stato di essere pienamente sovrano e non passibile di critica da parte di una autorità religiosa che fonda il suo potere in uno Stato estero, indipendente e sovrano.

La Chiesa cattolica ritiene ancora oggi di arrogarsi un potere che spaccia per “diritto al dissenso“, libera espressione del proprio pensiero, attraverso un magistero che è solo ed esclusivamente rivolto ai fedeli ma che, in realtà, è un pieno fondamento cui attingere politicamente contenuti che influenzino la politica nazionale.

Per oltre cinquant’anni la Democrazia Cristiana, erede del Partito popolare di don Sturzo, ha governato l’Italia creando le condizioni di una pace sociale che corrispondesse tanto alla difesa degli interessi economici dei grandi padroni quanto all’imposizione di un’etica clericale volta a mantenere il predominio ecclesiastico in quella che sarebbe dovuta essere una laica società italiana.

Poi, finalmente, dopo il 1968, la rivolta studentesca aveva aperto le porte anche a immobilismi che si registravano a sinistra per evitare di perdere fette di consenso ed elettorato legate ai tradizionalismi familistici, alla cultura e all’etica tutta cattolica della preservazione dei rapporti “naturali” tra uomo e donna e, così, anche è stata trattata la tematica dell’eutanasia da trent’anni a questa parte.

Nonostante al Consulta si sia espressa a favore della formazione di una legislazione in merito che consenta sul territorio italiano la messa in pratica del suicidio assistito in determinate condizioni, aprendo quindi un capitolo di straordinaria espansione laicale in una società italiana che molti – primi fra tutti i neofascisti sovranisti – vorrebbero far retrocedere e regredire ai tempi del potere temporale dei papi, ebbene, nonostante ciò, vescovi e prelati sentono il bisogno di esternare le loro condanne e le loro asperrime critiche verso una libera, legittima e sovrana decisione della magistratura della Repubblica.

Da oggi in Italia ottengono riabilitazione morale, giustizia e comprensione umana tutti coloro che come Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Dj Fabo, Lucio Magri hanno scelto sia in vita liberamente, sia in condizioni di sopravvivenza meramente biologica e mortificazione della loro vera vita in uno stato di vegetazione permanente, di porre fine ad una esistenza fatta di dolore, di inespressione, di distacco dalla società a causa di una malattia degenerativa, di un incidente stradale o di una malattia incurabile.

La Repubblica Italiana aggiunge oggi un pezzetto di sovranità a sé stessa e contribuisce, grazie alla Corte Costituzionale (e non al Legislatore primo, al Parlamento), alla definizione di una moderna cultura laica dello Stato che si differenzia dalla dottrina cattolica, dicendo ai suoi cittadini: siete liberi di scegliere, la Repubblica vi tutela e vi garantisce non solo il diritto ad una vita dignitosa ma anche ad una morte tale, senza che venga qualche prelato vaticano a mettersi di traverso pontificando (è proprio il caso di dirlo) teologicamente tutte le obiezioni (quindi le invenzioni) possibili attribuite all’ipotesi-dio.

E’ evidente che la strenue difesa da parte della Chiesa di questi che “valori” sulla “sacralità” della vita sono un pretesto, come molti altri ad esempio sulle unioni civili e i matrimoni fra omosessuali, per mantenere intatto tutto un impianto etico-teologico che è a fondamento del credo cristiano trasportato abilmente nei secoli a pietra fondante del potere economico e statale creatosi e consolidatosi intorno alla Curia romana.

Nessuno contesta che la Chiesa cattolica parli e critichi liberamente su tutte le vicende dell’universo-mondo: ciò che è inaccettabile è il rivolgersi direttamente alle istituzioni della Repubblica con un dito puntato in segno di condanna, affermando che la politica deve comportarsi diversamente, ossia come vuole il magistero cattolico.

Per fortuna esistono comunità e chiese cristiane profondamente rispettose dell’essere umano, della natura, che riconoscono il primato della felicità sopra ogni cosa e che, per questo, promuovono l’espansione dei diritti civili e non condannano sempre e comunque ogni azione civile compiuta da uno Stato sovrano come quello italiano.

Possono esservi differenze anche ampie di opinione, poiché la legislazione della Repubblica dovrebbe partire non dalla considerazione di uniformarsi al volere di dio ma alla volontà del popolo italiano; dovrebbe in sostanza avere un punto di partenza laico e non cattolico.

Così pure il discorso che stiamo facendo vale per l’istruzione, per le scuole pubbliche, per le istituzioni dove nelle prime si insegna ancora la religione cattolica come materia di apprendimento equiparabile a storia, filosofia, italiano, inglese, eccetera, mentre si dovrebbe introdurre nelle ore di filosofia lo studio e la critica delle religioni.

La Chiesa cattolica ha così poca fiducia negli esseri umani da considerarli privi di una sagace critica autonoma, capace di discernere e di formarsi una opinione nel corso della crescita dalla pubertà all’adolescenza e da questa alla maturità?

Evidentemente sì, sapendo bene che le masse si tengono abilmente sotto il gioco del ricatto del “timor di dio” con una facilità impressionante vista l’incomprensione della vita, la ricerca costante di un “senso” della medesima e lo smarrimento che gli esseri umani provano quando sono investiti da qualche disgrazia, sventura, sciagura e tanto bestemmiano quanto si rivolgono pietosamente ad una divinità che allevi le loro sofferenze.

E’ tremendamente umano tutto ciò, ma la Repubblica deve proteggere la credulità umana da sé stessa e trasformarla in coscienza critica, sociale, in una forma di consapevolezza della finitezza che ci permea e che contraddistingue ogni forma di vita: del resto, anche ciò che è inanimato, come un semplice sasso, trova prima o poi la sua fine nel logoramento prodotto dalle acque del mare, dalla pioggia (“Gutta cavat lapidem…“), o dallo scontro con qualche altro sasso vagante nell’universo…

Si rassegni la Chiesa cattolica: se dio esiste non è detto che sia lei a rappresentarlo; inoltre, se esiste, magari è ben più pietoso delle rigidità moralistico-teologiche della CEI e della Curia romana sul “fine vita” perché non ha poteri da proteggere profittando della buona fede di tanta gente spaventata dalla vita e che deve, alla fine di questa, trovare un muro di sofferenza pure in quello che dovrebbe essere un breve passo e che, invece, sovente è divenuta una agonia simile a quella di Giordano Bruno.

Rovesciando la frase pronunciata dal nolano davanti al tribunale dell’Inquisizione che lo condannava come eretico e lo affidava al braccio secolare per l’esecuzione della sentenza, potremmo dire: “Avete più paura voi oggi, cari vescovi, nell’ascoltare la sentenza della Consulta, che noi oggi nel riceverla“. Finalmente.

MARCO SFERINI

26 settembre 2019

foto: screenshot

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