40 anni fa la tv dei fumetti, gentile e anarchica

Lo so, questo è un editoriale un po’ strambo perché non tratta dei soliti argomenti di natura strettamente politica. Non vi parlerò del ministro Lotti o dell’inflazione che sale...

Lo so, questo è un editoriale un po’ strambo perché non tratta dei soliti argomenti di natura strettamente politica. Non vi parlerò del ministro Lotti o dell’inflazione che sale nonostante le promesse del governo di contenimento della crisi e di sviluppo di una nuova meravigliosa età dell’oro.
Voglio raccontarvi la storia di un evento televisivo che, in qualche modo, ha contribuito a formare le idee un po’ libertarie di molte e molti di noi tra gli anni ’70 e gli anni ’80 del secolo scorso.
40 anni fa nasceva “SuperGulp! – fumetti in tv”. Ovviamente chi non ha più di 40 anni come me difficilmente può ricordare e tanto meno aver assaporato gli ultimi momenti (ora si direbbe “stagioni televisive”) di un grande programma televisivo dedicato ai più giovani.
“SuperGulp!” fu l’elaborazione finale di un lungo percorso di “fumetti in tv” iniziato nel 1972, in quegli anni ’70 “nati dal fracasso” delle rivoluzioni sessantottine, e fu l’erede di “Gulp!”

L’allora Rete 2 (o Secondo canale, come lo si chiamava comunemente) della Rai lo trasmetteva nella fascia preserale, intorno alle 18.00 e noi ragazzi ci mettevamo davanti allo schermo per guardare le avventure de l’Uomo ragno o di Lupo Alberto. Sognavamo, senza ancora essere consapevoli del suo spirito libertario, con il vagabondare di Corto Maltese dalle trincee belliche della prima guerra mondiale fino alla giungla guerrigliera dei Cangaceiros.
Nomi che non dicevano nulla: erano eroi, fumetti, con un fascino che rimane tale. Almeno per i quarantatreenni come me che forse vivono un po’ nel passato, ma che riconoscono al fumetto un arte fascinosa: immagini ferme dove sopra compariva il fumetto. Guardavi e leggevi. Oggi, alla meglio che vada, ci sono solo cartoni animati elaborati con grande cura, digitalizzati, senza una sbavatura nelle linee e nei colori dei personaggi.
Allora sbavature, imperfezioni, colori cangianti da puntata a puntata ce n’erano tanti ed era bellissimo così: non ne sapevo il perché in quegli anni ’70 e ’80, ma ora ho capito che ciò che mi piaceva era la manualità con cui venivano creati quei fumetti, un vero e proprio artigianato, un’arte.
L’arte della creazione di ogni singola scena su fogli lucidi, dipinti a mano, fotografati e composti con un lavoro di enorme pazienza e precisione che oggi sembra definitivamente perso.
“SuperGulp!” era, quindi, divertimento e anche cultura: ci aveva insegnato a ridere del militarismo con la dissacrante anarchia di Bonvi; mostrandoci come potesse essere divertente ridere di un ladro maldestro come Jack Mandolino e il suo buffo aiutante satanico, il diavoletto rigorosamente rosso per Jacovitti, di nome Pop Corn; o facendo ritornare un po’ bambini i genitori con le avventure di epoca fascista di Cino e Franco nell’Africa nera, nelle colonie dell’Italia imperiale.
A tutto questo si aggiungevano le magie di Mandrake, i viaggi di Marzolino Tarantola e, capolavoro dei capolavori, la conduzione genialmente affidata non a degli esseri umani ma a dei fumetti in carta, calamaio e inchiostro. Una delle migliori creazioni di Bonvi: il detective Nick Carter con l’imbranato aiutante Patsy e il piccolo saggio cinese Ten.
Negli anni di piombo, dove in Italia si uccideva da ogni parte, dove si tentavano colpi di stato striscianti organizzati da logge massoniche, servizi segreti deviati e neofascisti, tutti protesi a contrastare il “pericolo comunista”, in quegli anni noi ragazzi della generazione di “SuperGulp!” abbiamo forse avvertito meno il peso del piombo anche grazie alle serate che Guido De Maria e Giancarlo Governi, i due autori della trasmissione, ci hanno fatto passare con tutti gli eroi e le fantasie divertenti di un programma che era prima di tutto gentile e per questo bello.
Al centro di ogni storia c’era la giustizia e il disprezzo per la sopraffazione, la coercizione, la tirannia: le storie dell’Uomo mascherato erano, da questo punto di vista, uguali a quelle di Mandrake o dell’Uomo ragno e a quelle un po’ sgangherate di Alan Ford e del Gruppo TNT di Max Bunker, per finire con il perfetto stile inglese di Rip Kirby.
Eroismo non scatenato, al limite del dis-umano, ma legato sempre ai difetti e alle imprecisioni dell’essere umani, terranamente umani.
Per distrarsi ulteriormente e approfondire ancora di più la cultura, venivano inserite tra un fumetto e l’altro brevi storie dal sapore medievale come “La secchia rapita”: oggi a  nessuno verrebbe in mente di creare un fumetto su un racconto ispirato a vicende intercorse tra Bologna e Modena al tempo dell’imperatore Federico II e narrate da Alessandro Tassoni in un poemetto in ottave.
Come a nessuno verrebbe in mente di fare un fumetto, sempre giocato in rima, con una poesia di Trilussa. Noi abbiamo avuto questo privilegio. Di vederlo e sentirlo. Si chiamava “L’incontro de li sovrani” e merita, appunto, una menzione.
Noi giovani di allora eravamo abituati alle rime di Gianni Rodari, a quelle del Signor Bonaventura sul Corriere dei Piccoli e a quelle, sempre di Rodari, che narravano le storie di Cipollino su “Il Pioniere”. La rima era divertente, oggi forse sembra solo buffa.
I tempi cambiano… O tempora o mores… E’ naturale. Eppure “SuperGulp!” rimane una pietra miliare nella storia sociale della televisione non solo per ragazzi ma pure per quegli adulti di allora, anziani di oggi, che solamente dopo quaranta anni riescono, nel confronto con l’odierno, ad apprezzare ancora di più la qualità del fumetto che stimolava l’immaginazione, che ci insegnava a leggere e a ripassare la lettura senza dover per forza studiare, che ci incantava con la candida ingenuità del Signor Rossi di Bruno Bozzetto.
La televisione è parte della nostra vita e la totalizza spesso. Difficilmente si riesce a sfuggire al cannibalismo televisivo, alla voracità con cui divora le notizie e ce le risputa addosso ogni giorno. Se ne resta prigionieri e la si odia, spesso, se si riesce a far crescere uno spirito critico, una barriera che separi ciò che si dice sui fatti dai fatti stessi.
La televisione di allora, “SuperGulp!” compreso la amavi invece. Non ti faceva incazzare. Eppure problematiche sociali ve ne erano a bizzeffe.
Non era una televisione anestetizzante, era invece un luogo dove tutti avevano, nel bene o nel male, un diritto di tribuna, di parola. Anche anarchici come Bonvi attraverso le Sturmtruppen. Una televisione che censurava le parolacce ma che permetteva a Corto Maltese di essere sullo schermo. Una televisione che escludeva Franca Rame e Dario Fo e che, al contempo, mandava in onda sceneggiati su Antonio Gramsci e Anna Kuliscioff.
Avete più visto tutto ciò oggi? No di certo. Oggi si cucina, si spignatta, si parla di malattie imbarazzanti o di parassiti, si importano tutti i cosiddetti “format” dagli Stati Uniti e si crea una opinione pubblica che, già dai primi anni di infanzia, è abituata all’orrore, alla tragedia e ne fa una consuetudine.
Invece “SuperGulp!” ci abituava a “giumbolare”, a sognare, a credere che “il mondo si rimette in pie'” se si ha un po’ di sano ottimismo della volontà. Tanto per citare il caro buon vecchio Nino.
Auguri “SuperGulp!”… e l’ultimo chiuda la porta!

MARCO SFERINI

16 marzo 2017

foto tratta da Pixabay

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